Alessandro Zan su sacerdozio gay e omofobia vaticana

Il Vaticano vieta il sacerdozio ai gay favorendo una campagna omofobica

dalla prima pagina del Mattino di Padova di sabato 1 novembre 2008

Il nuovo documento vaticano che sancisce l'impossibilità per le persone omosessuali di diventare sacerdote imprime una forte accelerazione alla campagna omofobica che la gerarchia cattolica ha già da qualche tempo avviato. Il recente martellamento di papa e vescovi contro i diritti degli omosessuali e la loro stessa dignità morale, non solo riduce i loro spazi di libertà, ma influenza negativamente le coscienze più torbide e immature spingendole alla violenza, alimentando a volte l'autodistruttività delle persone più deboli e indifese. Sul piano culturale la regressione è ancor più spaventosa. Risulta davvero incomprensibile come possano non vedere intellettuali e politici di obbedienza vaticana che la condanna da parte della gerarchia dell’omosessualità ha ormai una sola funzione pubblica: dare una copertura di rispettabilità ai pregiudizi che derivano dai retaggi di una cultura patriarcale e premoderna; quei pregiudizi che si accompagnavano con naturalezza a quelli contro ebrei, donne, disabili, minori, ecc. E' davvero possibile che non capiscano di stare soltanto incoraggiando di fatto la discriminazione di massa, pur di soddisfare il proprio orgoglio confessionale? Possibile che questo sia per loro un dovere di coscienza? Anche a voler essere indulgenti con chi deve fare i conti con il peso di una storia che dura da millenni, che differenza c’è fra la discriminazione sulla base della «razza» e la discriminazione sulla base di altre caratteristiche ascritte dell’identità individuale come l'omosessualità? Quel che non si fa più con gli ebrei è esattamente quel che la gerarchia cattolica e i politici a lei maggiormente asserviti dicono, propongono e interdicono oggi per gli omosessuali. Se c'è, poi, una categoria di omosessuali doppiamente sofferente sono proprio gli omosessuali credenti. Quelli che, oltre al peso dell'emarginazione sociale, portano il fardello della condanna delle loro Chiese. Ma nella vita quotidiana delle nostre chiese cristiane è proprio impossibile vivere l'omosessualità come una delle tante condizioni degli uomini, cui Cristo si è rivolto senza distinguo? Vorrei fosse possibile anche se la speranza appare sempre più lontana. Si sente ogni tanto discutere con qualche politico o teologo cattolico il problema dell’esistenza di Dio, magari mettendo in dubbio le diverse prove che, in materia, vengono addotte da filosofi e teologi. Le risposte, anche quando non sono convincenti, sono sempre educate e argomentate; solo quando si parla di etica sessuale, molti interlocutori cattolici, anche colti, perdono il controllo delle proprie emozioni e si abbandonano ad insulti e insinuazioni di ogni genere; se poi si tratta di omosessualità, vengono fuori, come lava incandescente, tutti i luoghi comuni a cui si sono abbandonati di recente le Binetti, i Bagnasco e lo stesso papa. Giusto ieri, in un'intervista, l'onorevole Paola Binetti del partito democratico - speriamo che qualcuno del suo partito esprima forte indignazione per quelle dichiarazioni - ha definito senza vergogna e impunemente gli omosessuali dei malati, fino ad affermare, che le tendenze omosessuali fortemente radicate possono scaturire nella pedofilia. Spero vivamente che l'Ordine nazionale dei medici, di cui la Binetti fa parte, si pronunci in modo chiaro e definitivo e prenda le distanze da queste aberranti affermazioni. C'è da chiedersi, inoltre, come la Binetti possa militare in un partito il cui leader, Walter Veltroni, solo una settimana fa, ha denunciato l'omofobia dilagante in Italia. Quando si sentono, da certe bocche, pretestuose difese della dignità della persona umana, viene voglia di ripetere un famoso epigramma di Pasolini: «Sei così ipocrita che quando l’ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all’inferno e ti crederai in paradiso».

Alessandro Zan
Presidente regionale Arcigay

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1 commento:

AreadiWernicke ha detto...

La binetti nelle sue dichiarazioni sarebbe da querelare considerato l'accostamento che compie tra omosessualità e pedofilia, andando poi a toccare questo punto caldo della chiesa. Personalmente sono indignato.

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