Insulti al cronista sportivo gay

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/11/26/news/marassi_insulti_al_cronista_gay_mai_una_cosa_del_genere-25618743/


Marassi, insulti al cronista gay  "Mai una cosa del genere" 
Paolo Colombo de La 7 aggredito verbalmente dopo la partita del Genoa con il Bari. Il giornalista ha deciso di sporgere denuncia
di MARCO PASQUA

Paolo Colombo
Marassi, la partita del Genoa contro il Bari è appena finita. Il giornalista de La7, Paolo Colombo, si trova a bordo campo, insieme a Pratto, per un collegamento con lo studio. un gruppetto di tifosi genoani dai Distinti, inizia a urlargli contro una serie di pesanti insulti omofobi.

"Sono arrabbiato, ma anche amareggiato - si sfoga Colombo, gay dichiarato, 25 anni di giornalismo sportivo, dal ciclismo al calcio - Non mi era mai capitata una cosa del genere". D'accordo con il suo avvocato, ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti. "Sono una persona istintiva, e di fronte a situazioni del genere posso diventare anche peggio di Cassano - scherza Colombo - . Alla fine non ho fatto nulla, ma adesso sporgerò denuncia".

Alla base di questo insulto potrebbe anche esserci la fede sampdoriana dichiarata del giornalista. Tanti i messaggi di solidarietà che gli sono arrivati sulla sua pagina Facebook. Proprio sul social network, dopo l'episodio, il giornalista si era sfogato con i suoi amici virtuali, e non soltanto per gli insulti che gli erano stati rivolti contro.

Ma oltre alla solidarietà, ci sono anche i messaggi di quanti lo invitano, inspiegabilmente, a non "ingigantire" questa vicenda e a riderci sopra. "Ci sono persone che sono arrivate a dire che quegli insulti sono degli sfottò, che devono esistere. Una cosa assurda, che non accetterò mai", dice il giornalista, che anche voluto ringraziare "tutto lo staff del Genoa per l'alta professionalità e la grande amicizia".

(26 novembre 2011)

Capitano di fregata gay reintegrato

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/11/26/news/l_ufficiale_su_un_sito_di_incontri_per_gay_punito_ora_il_tar_gli_restituisce_i_gradi-25619069/


L'ufficiale su un sito di incontri per gay punito, ora il Tar gli restituisce i gradi
Il capitano era stato sospeso per le sue foto osé sul web. Ma il tribunale regionale accoglie il ricorso contro la Difesa: "Non è stata lesa l'immagine della Marina militare"
di MARCO PREVE

Restituite i gradi al capitano di fregata, punito per aver pubblicato le sue foto su un sito Internet per incontri sessuali gay. Lo ordinano i giudici del Tar di Genova al ministero della Difesa con una sentenza riguardante un ufficiale in servizio in Liguria.

Accolta la tesi del difensore del capitano. L'avvocato Daniele Granara, ha sottolineato come il comportamento dell'ufficiale non abbia arrecato "nessuna lesione all'immagine e al prestigio della Marina Militare".

La vicenda ha inizio circa un anno fa e la fase disciplinare si conclude nel febbraio del 2011 con la sanzione più pesante: "Perdita di grado per rimozione". La commissione ritiene che la sua condotta abbia pregiudicato "il senso di responsabilità, con i doveri attinenti al giuramento prestato ed al grado rivestito, nonché con i doveri di correttezza ed esemplarità propri dello status di miliare", e si sarebbe manifestata nella "pubblicazione su un sito Web, di libero accesso agli utenti, di fotografie che ritraevano l'incolpato in pose equivoche contenenti l'offerta di prestazioni sessuali".

Tra i i motivi del ricorso, è quello strettamente collegato alle libertà personali che ha portato all'annullamento della sanzione e al reintegro del capitano. Il comportamento censurato sarebbe "espressione delle proprie inclinazioni sessuali, strettamente attinente alla vita privata e" soprattutto "non avrebbe avuto alcun riflesso sullo svolgimento del servizio né
sullo status di ufficiale".

La tesi difensiva sostiene che il capitano abbia sempre tenuto separate la professione dalle sue preferenze sessuali. Nessun riferimento alla sua vita pubblica compariva nei messaggi che accompagnavano le foto esplicite sul sito gay. Vero è che l'ufficiale aveva pubblicato il suo numero di cellulare, ma lo stesso inquirente che ne aveva chiesto la condanna aveva ammesso che senza la sua specifica ammissione "avrei avuto difficoltà ad identificarlo".

Il Tar, inoltre, pur riconoscendo la discrezionalità di giudizio del corpo contesta che sia stata applicata al capitano la pena più alta, ricordando che avrebbero potuto essere comminate sanzioni "maggiormente adeguate".

Implicitamente, dalla sentenza emerge come l'omofobia possa essere stata una componente del procedimento disciplinare. "La circostanza - scrive il Tar ligure - che il comportamento censurato attenga all'inclinazione sessuale odiosamente e scandalosamente palesata dal ricorrente, non depone affatto per la gravità tout court dei fatti addebitati" e poi ricorda che la legge sulla parità di trattamento in materia di condizioni di lavoro, anche nelle forze armate non tollera discriminazioni per "handicap, età, religione, convinzioni personali e, per quel che qui più rileva, orientamento sessuale".

(26 novembre 2011)

“The hates never cease by hates, hates ceases through the un-hate”. L'ultima campagna di Benetton per combattere la cultura dell'odio



Dopo le immagini dei baci gay tra leader politici e religiosi mondiali, il Gruppo Benetton diffonde il video di presentazione della campagna "Unhate". Il video, con protagonisti uomini e donne, etero e gay, racchiude i più forti sentimenti umani per rivendicare di fronte al mondo intero la necessità della tolleranza e del 
non-odio, unendo in meno di un minuto tutte le culture e tutti gli orientamenti.

Alessandro Benetton, Vice Presidente Del Gruppo Benetton, ha dichiarato: “Con questa campagna abbiamo deciso di dare visibilità mondiale a un’idea alta di tolleranza, per invitare i cittadini di tutti i Paesi – in un momento storico di grandi turbamenti e non meno grandi speranze – a riflettere su come l’odio nasca soprattutto dalla ‘paura dell’altro’ e di ciò che non si conosce. La nostra è una campagna universale, che utilizza strumenti come il web, il mondo dei social media, l’immaginazione artistica, e unica perché chiama all’azione coloro ai quali si rivolge, i cittadini del mondo.”

Così la Fondazione UNHATE, voluta e fondata dal Gruppo Benetton, già nota per le sue campagne shock, si impegna a contribuire alla creazione di una nuova cultura della tolleranza, per combattere l’odio e promuovere l’amore globale.

L'OMOFOBO DEL MESE: On DOMENICO SCILIPOTI




E come possiamo noi parlare di “Responsabilità” e “Libertà” e vedere in televisione un uomo che parla di famiglia e dice pubblicamente di non comprendere e non sostenere le famiglie composte da persone dello stesso sesso? Qual’è la spiegazione che noi possiamo
dare ai nostri figli, genitori, parenti, amici, in merito alla posizione dell’on.Scilipoti, posizione che non può assolutamente essere il punto di riferimento di una famiglia basata sull’amore, l’affetto, il recoproco
rispetto, la tolleranza e l’apprezzamento di ogni diversità? Come posso spiegare io a mio figlio come questi semplici valori civili possano mancare in una persona?
Mi devono spiegare, oltretutto, come faccio a sostenere un partito politico il cui leader dimostra di essere omofobo. 
Ma questo non per creare confusione o per parlare male di
qualcuno, noi facciamo delle riflessioni e diciamo che chi parla di famiglia deve capire che la famiglia è composta da un uomo e una donna, da un uomo e un altro uomo, da una donna e un’altra donna, da persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. E possiamo dire con certezza ai
nostri figli, genitori, parenti, amici, che quelle sono vere famiglie, perchè loro lo capirebbero, riescono a capire, di che cosa stiamo parlando.

Uganda - Processo farsa a David Kato

Dall’Uganda giungono notizie pessime che confermano la continua violazione dei diritti per le persone Lgbt e, più in generale, dei diritti umani
Sabato 12 Novembre 2011
 
Nei giorni scorsi è giunta la notizia di una condanna a 30 anni al ventiduenne Sidney Nsubuga Enoch, il presunto assassino di David Kato Kisule, senza che il collegio di avvocati guidati da Francis Onyango e i legali di SMUG (Sexual Minorities Uganda) fossero informati del processo. Secondo l’Avvocato la condanna è stata decisa senza che fossero sentiti i testimoni e senza che le parti fossero informate del processo in corso.

Il Direttore di Smug, Frank Mughisha, in questi giorni si trova a Washington dove il 10 novembre gli è stato conferito il premio della Fondazione Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights; nella motivazione si legge, tra l'altro, che “il suo coraggioso attivismo è nel cuore del movimento per i diritti umani”. Il premio prevede anche una partnership e, nel concreto, darà per alcuni anni il sostegno della Fondazione a Smug che a sua volta lavora con decine di associazioni in Uganda. L’organizzazione Smug assiste inoltre alcuni detenuti procurando loro un rappresentante legale, e offre formazione sul tema dell’Hiv/Aids.

Francis Onyango, l’Avvocato di Davide Kato Kisule, si era iscrittolo lo scorso febbraio al Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito. Ha confermato la sua partecipazione, il prossimo 3-4 dicembre a Milano, al V Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti e, dall’8 all11 dicembre alla II Sessione del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento che si terrà a Roma

Storia dell'Omofobia - Il libro di Paolo Pedote

Che cos'è l'omofobia?In che modo si è espressa nella storia? Perché ancora oggi le religioni e alcuni gruppi sociali non accettano la "diversità" sessuale?Caratterizzato da uno stile agile, fresco e divulgativo, "Storia dell'Omofobia" è un saggio di carattere storico, antropologico e politico, che mette in luce le ragioni di una persecuzione, dall'Antico Testamento fino ai giorni nostri, fornendoci gli strumenti per comprendere la natura di un "dispositivo culturale" ancora attivo. Partendo dai libri sacri per arrivare alla censura perseguita da ogni totalitarismo, passando per i sistemi legislativi e per la disciplina del Novecento omofoba per eccellenza, la psicoanalisi, l'omofobia emerge come doloroso leitmotiv, isteria collettiva, ma anche meccanismo spietato, fonte di morte e paura. Un pregiudizio crudele di cui hanno fatto le spese, tra gli altri, il genio creativo di Oscar Wilde - condannato a due anni di lavori forzati dall'Inghilterra vittoriana per la sua relazione con il giovane Alfred Douglas - e quello matematico di Alan Turing - inventore del computer e decrittatore del Codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, sottoposto a castrazione chimica nell'Inghilterra del dopoguerra e costretto al suicidio - oltre a migliaia di anonimi perseguitati, torturati, uccisi a causa del loro orientamento sessuale. Un libro che si rivolge innanzitutto a chi ama la storia come disciplina per conoscere a fondo l'umanità. Uno strumento prezioso per chi lavora nei settori educativi e spesso si trova a dover spiegare quali ragioni abbiano potuto motivare la persecuzione del "diverso".
 
Gian Antonio Stella è autore della prefazione e sul Corriere della Sera di lunedì 07 Novembre 2011 scrive:
 
"Tu sei un uomo, non puoi stare qui! Devi andare nel bagno degli uomini!", cominciò a urlare isterica la deputata Elisabetta Gardini, detta "Madonnina dei dolori" per i programmi con la lacrimuccia che faceva dopo essere stata promossa da soubrette a presentatrice. "All'inizio", avrebbe raccontato Vladimir Luxuria, "pensavo che scherzasse, poi mi sono resa conto che non era così. Che faceva sul serio. E mi ha anche anticipato che si sarebbe rivolta ai questori della Camera". Era la fine di ottobre del 2006. E quel piccolo, squallido, miserabile episodio spiegava più di mille articolesse e saggi sociologici come perfino dentro il Parlamento, là dove teoricamente dovrebbe sedere l'élite culturale del Paese, resistesse ancora una callosa riottosità a riconoscere alle minoranze sessuali la piena affermazione dei loro diritti. Certo, la transgender pugliese, che in seguito avrebbe addirittura vinto "L'Isola dei Famosi", non corre più il rischio di fare la fine di Rolandino Bragaglia, che nel 1354 fu processato a Venezia perché, pur avendo "aspetto, voce e gesti da donna", aveva "membro e testicoli al modo degli uomini" ed era accusato di avere adescato molti che "credevano che lui fosse femmina". E così quella di tanti altri poveretti assassinati sulla base di leggi spaventose, come il Codice Teodosiano del 438 d.C.: "Tutti coloro che sono usi condannare il proprio corpo virile, trasformato in femmineo, a subire pratiche sessuali riservate all'altro sesso, e che non hanno nulla di diverso dalle donne, espieranno un crimine di tal fatta fra le fiamme vendicatrici, dinanzi al popolo". Gli statuti medievali italiani di cui scrive Paolo Pedote in questa "Storia dell'Omofobia", dove la puntualità della ricostruzione documentale e scientifica fa qua e là inorridire di spavento, non sono più in vigore da moltissimo tempo. È solo un raccapricciante ricordo il Costituto Senese del 1262 che prevedeva che il colpevole del "detestabile crimine sodomitico" fosse "impiccato per i genitali". E così gli statuti di Collalto e Treviso, Padova e Salò, Carpi e Viterbo, Ascoli e Cremona e Bologna. E quello di Firenze usato da Carlo II d'Angiò per liberarsi, come racconta un'anonima Cronica fiorentina del 1293, del conte dell'Acerra: "L'accusò d'essere sodomita, e gli fece ficcare un palo nell'ano facendolo uscire dalla bocca, e come un pollo lo fece arrostire". Memorie di orrore. Ma relegarle in un passato remoto insieme con l'uomo di Neanderthal, l'antropofagia o la prostituzione sacra a Corinto sarebbe un errore consolatorio. Le pene fissate per il reato di sodomia arrivano ancora oggi a 5 anni di lavori forzati a Mauritius, 7 in Botswana, 10 in Giamaica, 14 in Zambia, Nigeria, Kenya e Tanzania, 20 in Malesia. Per non dire dell'ergastolo in Uganda e nel Bangladesh. E della pena di morte negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Iran. In Italia non accade più? Certo. E se Palmiro Togliatti starebbe oggi più attento nelle sue battutacce su André Gide e Pier Paolo Pasolini, Maurizio Ferrara si guarderebbe bene dallo scrivere di nuovo quella sua definizione di Marco Pannella e dei radicali: "Na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva". L'incessante catena di aggressioni contro tutti quelli che a volte appena appena "appaiono" diversi, con omicidi, pestaggi, ferimenti, è però scatenata da squadracce che si sentono in qualche modo "legittimate" da un clima omofobo. Dice un rapporto della primavera 2009 dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali che l'omofobia è sempre più diffusa, e che il Paese più omofobo in assoluto è la Lituania. Al secondo posto, però, storicamente, ci siamo noi. Il web trabocca di aggressività contro gli omosessuali. "Meglio a destra con le escort che a sinistra con i trans". "Dio odia i gay". Ma è soprattutto l'omofobia della nostra cosiddetta "classe dirigente" a lasciare stupefatti. In ordine sparso, in questi anni, hanno detto di tutto. Piergianni Prosperini, all'epoca assessore regionale della Lombardia, spiega in un'intervista a "il Giornale": "I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora". Francesco Storace la butta in rissa con il verde Mauro Paissan e poi dice ai giornalisti: "Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l'ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo". Per non dire delle ripetute sparate di Umberto Bossi: "Dobbiamo dire grazie a Veltroni che si è messo in prima fila al Gay Pride perché io sono convinto che queste cose alle elezioni esploderanno, e allora questi, i frammassoni, i Cappuccioni e i loro soci di sinistra, saranno morti: il loro mondo è finito. ( ) Europa, giù le mani dai bambini! Spurcaciun. ( ) Finisce che un giorno ci troviamo le città piene di pistoloni di plastica...". E come dimenticare il comunicato ufficiale, su carta intestata del ministero, emesso da Mirko Tremaglia contro Bruxelles che aveva bocciato Rocco Buttiglione quale commissario europeo per le sue posizioni pesanti sui gay? "Povera Europa, i culattoni sono in maggioranza". Perciò è indispensabile, questa Storia dell'omofobia scritta da Pedote. Perché aiuta a collocare le cose nel loro contesto. Basti ad esempio l'indecente sparata di Giancarlo Gentilini, il "vero" sindaco di Treviso: "Darò immediatamente disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'e nessuna possibilità per culattoni o simili". Perfino lui avrebbe forse qualche scrupolo di coscienza o almeno qualche imbarazzo se andasse a rileggere cosa diceva lo Statutum Tarvisii del 1313 a proposito di quei "culattoni" di cui oggi invoca la pulizia etnica. Diceva: "Inoltre stabiliamo che se una persona si congiunga con un'altra abbandonando l'uso naturale, vale a dire maschio con maschio (dai quattordici anni in su), e femmina con femmina (dai dodici anni in su), compiendo il vizio sodomitico che viene detto volgarmente buzeron o fregator, e ciò sia stato accertato dal podestà, quella persona trovata in tale situazione, se fosse un maschio, sulla piazza del Carubio, spogliato di ogni indumento, sia appeso sopra un palo in quella piazza, con il suo membro virile trafitto con un ago o un chiodo, e cosi rimanga li tutto il giorno e la notte seguente sotto buona custodia, e poi il giorno seguente sia bruciato fuori dalla città".
STORIA DELL'OMOFOBIA
di Paolo Pedote
Collana: OL - Odoya Library
ISBN: 978-88-6288-122-7
Pagine: 320
Brossura con bandelle
Formato: 15,5x21 cm
Data di pubblicazione: ottobre 2011
Editore: Odoya
Prezzo: € 18,00
 

Storia dell'omofobia - di Paolo Pedote (Odoya 2011)



Storia dell'omofobia - di Paolo Pedote (Odoya 2011) 
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