Pubblicità progresso: Il bacio dopo il gol, lo spot contro l'omofobia


Il bacio dopo il gol, lo spot contro l'omofobia
Un gruppo Lgbt dell’est Europa ha realizzato una clip per gli appassionati di sport. Nel video intitolato "Mi smo dio ekipe - We are part of the team" ("Noi siamo parte della squadra") dopo un gol in tv, due uomini esultano baciandosi appassionatamente. Il messaggio è combattere qualsiasi discriminazione contro gli omosessuali:
Da Repubblica Video


L'OMOFOBO DEL MESE: senatore GIUSEPPE CIARRAPICO

Anche questo mese vi proponiamo la nostra rubrica mensile "L'omofobo del mese", che vogliamo dedicare al senatore Giuseppe Ciarrapico, il quale, durante il programma La Zanzara, in onda su Radio24, ha pensato bene di spararle davvero grosse. Dedichiamo così all'ex esponente del governo la nostra rubrica con un vero book fotografico!





  

L’amore gay raccontato da due ragazzi spagnoli

video
Chi meglio di due adolescenti alle prime esperienze amorose possono parlare di quella sensazione straordinaria che ti fa sentire leggero, speciale, apprezzato, ti fa sorridere e vedere nell’altro te stesso? L’idea di questo toccante video, con protagonisti due ragazzi omosessuali davvero innamorati l’uno dell’altro, è venuta alla FELGBT, la Federación Estatal de Lesbianas, Gais, Transexuales y Bisexuales.
Due attori non professionisti, che parlano della loro storia, dei pregi e dei difetti dell’amato, per poi finire con un abbraccio che spezza ogni dubbio sul fatto che quello gay sia un amore con la A maiuscola. Semplicemente, Yo Te Amo.

da gaymagazine.it

"I padri gay? Tentati dai bambini, come i diabetici dai dolci"


testo da Gay.it 


I gay non possono adottare bambini perché nel caso li ritenessero attraenti sarebbero tentati dall'avere rapporti sessuali con loro. E' questa la bizzarra, per usare un eufemismo, teoria esternata dal vescovo colombiano Juan Vicente Cordoba nel commetare una sentenza del tribunale di Bogotà che ha acconsentito all'adozione, da parte del giornalista statunitense Chandler Burr, di due bambini di 10 e 13 anni. Secondo il tribunale, infatti, l'orientamento sessuale di chi chiede l'adozione non costituisce un problema. Il caso ha scatenato le ire della potente chiesa cattolica locale che per bocca di monsignor Cordoba ha sferrato un violento attacco nei confronti delle persone lgbt.
"Non conosco il signor Burr, ma una cosa è chiara- ha dichiarato Cordoba -: è un uomo che ama altri uomini. Ora ha adottato due bambini, di età di 10 e 13 anni. Non avrà mai con loro la classica relazione che c’è tra un padre e un figlio, perchè tra qualche anno o anche adesso  forse li troverà attraenti, e questo potrebbe indurre un gay in tentazione". Insomma un richiamo al vecchio, odioso, stereotipo per cui i gay sarebbero più propensi degli eterosessuali a macchiarsi di pedofilia, oltre che la convinzione che i gay sarebbero incapaci di provare amore paterno, altrimento lo stesso ragionamento varrebbe per i padri eterosessuali nei confronti delle figlie. Ma c'è di più.
L'alto prelato si dice convinto che se l'uomo avesse adottato una bambina, questa avrebbe corso un pericolo minore, ma non accenna a cosa succederebbe, secondo lui, se ad adottare una bambina fosse una coppia lesbica. "Gli omosessuali non sono esattamente malati, ma sono disturbati - continua Cordoba -, e il loro disturbo li mette in difficoltà quando hanno a che fare con bambini o adolescenti del loro sesso, un po’ come i diabetici con i dolci. Solo se un gay reprime il suo istinto, la sua libido, allora un figlio da lui adottato non correrebbe pericoli".
L'occasione dell'adozione ottenuta da Burr è stata colta dalla chiesa colombiana per ribadire le proprie posizioni in merito alla questione, ma il tribunale è stato altrettanto chiaro.
L'orientamento sessuale di chi adotta non ha importanza, sostiene la corte, e le coppie omosessuali risultano discriminate dall'attuale legislazione nazionale che va cambiata quanto prima. Il giudice di Bogotà, poi, ha indicato al parlamento colombiano un limite temporale entro il quale questa discriminazione va eliminata. Ma la chiesa, è chiaro, si prepara ad una dura battaglia sulla questione.

Gruppo Scuola LGBT - Punto informativo al Camploy

Domani sera, 14 Dicembre 2011, le volontarie e i volontari del GRUPPO SCUOLA LGBT di Verona, saranno presenti con un punto informativo al Teatro Camploy, dove verrà rappresentato lo spettacolo "Oh Boy" tratto dal romanzo OH, BOY! di Marie-Aude Murail. Uno spettacolo che gode del contributo del Ministero delle Pari Opportunità e della Presidenza del Consiglio dei ministri.
"Oh Boy" è uno spettacolo che tocca con delicatezza e ironia, il tema dell'omosessualità e dell' affidamento dei minori.
I ragazzi e le ragazze del Gruppo Scuola Lgbt di Verona distribuiranno materiale informativo contro l'omofobia e il bullismo nelle Scuole.
Per maggiori informazioni sullo spettacolo "Oh Boy"vai sul nostro blog dedicato ai giovani e all'educazione: http://giovaniescuolalgbtverona.blogspot.com/

Gruppo Scuola Lgbt

Quando si parla di "Amore Cristiano"...

ll Vaticano: 'Essere contro l’omosessualità è un diritto fondamentale'

L’ambasciatore della Santa Sede si oppone alla risoluzione Onu che mira a porre fine alle discriminazione e alle violenze contro la comunità LGBT

Martedì 13 Dicembre 2011
Fonte Gay News


L’ambasciatore della Santa Sede si oppone alla risoluzione Onu che mira a porre fine alle discriminazione e alle violenze contro la comunità LGBT 85 Paesi hanno sottoscritto alle Nazioni Unite la risoluzione per la fine della discriminazione e degli atti di violenza nei confronti della comunità LGBT. Il Vaticano però si oppone a questo testo dell’Onu, e l’ambasciatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha attaccato pesantemente l’iniziative che mira a riconoscere la dignità e l’uguaglianza di chi ama persone dello stesso sesso.
Alle Nazioni Unite prosegue l’impegno per porre fine alla discriminazione contro l’omosessualità. Dopo la proposta di risoluzione firmata da 68 paesi, ieri a Ginevra alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite è stata depositata, da parte della Colombia, un’altra proposta di Risoluzione, che chiede di mettere fine alle violenze e discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone, sostenuta da 83 Stati”. Nel testo introdotto dal Paese sudamericano si esprime grande preoccupazione per le discriminazione della comunità LGBT in ogni regione del mondo.

Le violazioni dei diritti umani nei loro confronti includono omicidi, stupri, torture e persecuzioni penali. La risoluzione riconosce come il tema dell’omosessualità sia visto con diverse sensibilità nelle varie società mondiali, ma evidenzia come la comunità mondiale si debba impegnare per porre fine alle discriminazioni di ogni minoranza. Il documento è stato appoggiato da tutti i grandi Stati europei e Nord e Sudamericani, mentre è stato snobbato dalle potenze con diritto di veto Russia e Cina. Particolarmente entusiasta la nota di Hillary Clinton, che ha fatto del riconoscimento dell’uguaglianza dei gay un obiettivo della politica estera americana. “ I diritti per la comunità di LGBT sono diritti umani, e i diritti umani sono i diritti per la comunità LGBT”.

Durante la presentazione del documento alcuni dei paesi firmatari hanno preannunciato di voler presentare il testo di una Risoluzione di condanna agli 80 paesi del mondo che perseguitano penalmente l’omosessualità”. L’ Arcivescovo Silvano Tomasi dell’Osservatorio Permanente del Vaticano presente alle Nazioni Unite, ha invece attaccato chi vuole proporre la fine della discriminazione per i gay.

”La gente viene attaccata perché prende posizione contro le relazioni fra persone dello stesso sesso… quando esprimono dei pareri del tutto normali basati sulla natura umana vengono stigmatizzati, e ancor peggio, perseguitati e sviliti”. “Questi attacchi” ha proseguito l’arcivescovo “sono una chiara violazione dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificati in nessun caso…”. Questo vittimismo furbo vorrebbe far passare per martiri i carnefici. Nessuno nega il diritto alla libera opinione, ma quando si pretende di scendere nell’agone politico, ingerendo nelle legislazioni statali e condizionando le scelte politiche degli stati, si deve essere pronti a ricevere delle legittime critiche, senza invocare una “lesa maestà” che suona grottesca”.

secondo l’ambasciatore del Vaticano gli Stati hanno il diritto di regolare certe pratiche sessuali e vietarne alcune per legge. Una posizione che va chiaramente contro lo spirito della risoluzione della Nazioni Unite. (di Dario Ferri)

L'OMOFOBO DEL MESE: senatore GIUSEPPE CIARRAPICO

Anche questo mese vi proponiamo la nostra rubrica mensile "L'omofobo del mese", che vogliamo dedicare al senatore Giuseppe Ciarrapico, il quale, durante il programma La Zanzara, in onda su Radio24, ha pensato bene di spararle davvero grosse. Dedichiamo così all'ex esponente del governo la nostra rubrica con un vero book fotografico!





  

Boicotta il tour di Beenie Man

Nei prossimi giorni inizierà il tour italiano di Beenie Man. Per chi non lo
conoscesse, ecco alcuni estratti delle sue canzoni:

Bad Man Chi chi man
*[I froci sono cattivi]*

If yuh nuh chi chi (queer) man wave yuh right hand and (NO!!!)
*[Se non sei frocio alza la mano e urla NO!]*

If yuh nuh lesbian wave yuh right hand and (NO!!!)
*[Se non sei lesbica alza la mano e urla NO!]*

Some boy will go a jail fi kill man tun bad man chi chi man!!!
*[Alcuni ragazzi andranno in galera per averne uccisi altri e lì
cominceranno a fare sesso gay]*

*I’m dreaming of a new Jamaica, come to execute all the gays*
[Sogno una nuova Giamaica, venite a giustiziare tutti i gay]

Ancora una volta è necessario ribadire il nostro no allo svolgimento di
concerti con chiari contenuti omofobi e sessisti.
Chiediamo l’annullamento immediato di tutto il tour che comprende le città
di Milano (7 dicembre), Pescara (8 dicembre), Campi Salentina (Lecce, 10
dicembre) e Roma (11 dicembre).


Testo da:
http://nonsoloreggae.noblogs.org/post/2011/12/02/boicotta-il-tour-di-beenie-man/



Ci schieriamo senza alcun dubbio con questo pensiero, e invitiamo tutti a boicottare con forza questo tour dai contenuti osceni! Nessuno spazio ai sessisti, omofobi, lesbofobi!!

Gli aiuti USA condizionati ai diritti LGBT

http://www.nytimes.com/2011/12/07/world/united-states-to-use-aid-to-promote-gay-rights-abroad.html?_r=1&ref=global-home

Il Presidente Obama ha inviato un memo diretto alle agenzie del governo USA istruendole a trovare dei modi per prevenire la criminalizzazione dell'omosessualità da parte dei governi stranieri; ed Hillary Clinton, parlando a Ginevra martedì, ha detto che non deve essere un crimine essere gay.

Gli osservatori si chiedono se non verranno tagliati gli aiuti americani ai paesi più omofobi - non è che rischiamo di perderli quando ne abbiamo più bisogno? :-)

Raffaele Ladu

Bologna: Le associazioni cattoliche se ne vanno per non volere i gay

Bologna: l'addio dei cattolici alla Consulta con i gay.
Se ne vanno 13 associazioni
Dalle parole, ai fatti. Le associazioni cattoliche lasciano la Consulta della associazioni familiari, in polemica con la decisione di ammettere i gay
Martedì 06/12/2011: Corriere di Bologna in Primo piano
Bologna - Dalle parole, ai fatti. Le associazioni cattoliche lasciano la Consulta della associazioni familiari, in polemica con la decisione di ammettere nell’organismo comunale due sigle vicine al mondo gay: Agedo e Famiglie arcobaleno. Uno strappo che si consumerà oggi pomeriggio alla riunione della nuova consulta, dove tredici associazioni cattoliche ufficializzeranno lo strappo con l’amministrazione Merola. Colpevole, secondo loro, di aver trasformato la consulta per la famiglia in una «consulta delle convivenze».
È stato il via libera di giovedì scorso all’ingresso delle associazioni gay nella Consulta, annunciato sotto la pressione di una manifestazione delle associazioni omosessuali contro la giunta Merola, a far precipitare la situazione. Trasformando quella che era una trattativa aperta, con tanto di soluzione di compromesso sul tavolo, in uno strappo che stravolgerà di fatto la composizione dell’organismo comunale di promozione della famiglia. Nonostante gli appelli dell’ultimo minuto che si sono moltiplicati nel centrosinistra. A partire da quello fatto in consiglio comunale dal Democratico Benedetto Zacchiroli: «State nel mondo, uscire dalla Consulta è il gesto peggiore che possiate fare».
Mentre il coordinatore di giunta è tornato a ripetere che, al di là di come sarà composta la consulta, «le nostre politiche continueranno a tutelare gli interessi delle famiglie in questo momento di crisi». Appelli inutili, a quanto pare. Visto che i numeri della Consulta per la famiglia, dopo la riunione di oggi pomeriggio, saranno in perdita netta. Entrano tre nuove sigle, lasciano il tavolo 13 associazioni cattoliche che facevano parte del nucleo storico di diciotto realtà. Tredici associazioni che hanno deciso di ascoltare l’appello alla defezione della Curia, arrivato domenica dalle colonne del settimanale BolognaSette.
Dodici di queste associazioni, tra cui Acli e Mcl, parleranno tra l’altro con un comunicato congiunto per spiegare con una sola voce le ragioni del loro addio. Una frattura pesante con il mondo cattolico, che l’amministrazione Merola non potrà ignorare nei prossimi mesi. Anche quando dovrà affrontare eventuali nuovo mugugni legati all’arrivo del Gay Pride sotto le Due Torri. A giugno prossimo, infatti, il Cassero festeggerà trent’anni e per farlo vuole portare il Pride nazionale proprio a Bologna. La scelta verrà presa sabato all’assemblea del movimento lgbt, ma già ieri in Comune una delegazione del Cassero ha incontrato la giunta Merola portando con sé una carpetta dal nome inequivocabile: «Bologna Pride 2012».

Nigeria, la prigione per le coppie gay è legge

da Gay.it


Fino a 14 anni di reclusione per chi si sposa e fino a 10 per testimoni e celebranti. Allarme delle associazioni che si occupano di diritti: "Enorme e violenta discriminazione".

La scorsa settimana vi abbiamo parlato della notizia giunta dal Senato nigeriano che stava discutendo un disegno di legge che puinisce con la prigione le persone dello stesso sesso che si uniscono in matrimonio e anche chi celebra il rito e chi vi assiste.
Adesso quel testo è stato approvato ed è legge.
L'agenzia di stampa Associated Press riporta: "Il senato ha votato oggi per approvare la proposta di legge. Non è ancora chiaro se adesso il testo dovrà passare alla Camera dei Rappresentanti o direttamente alla firma del presidente Jonathan Goodluck. Quando la legge sarà in vigore, le coppie gay che dovessero scegliere di sposarsi andranno incontro a pene fino a 14 anni di detenzione, mentre  i testimoni e chi dovesse prestarsi alla celebrazione delle nozze rischiano condanne fino a 10 anni di prigione".
Una legge che è già stata denunciata dalle organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani come estremamente discriminatoria. "Se questo testo diventa legge - aveva detto il responsabile dei diritti delle persone lgbt presso Human Rights Watch di New York Graeme Reid alla vigilia dell'approvazione - sancirà la più grande discriminazione e violenza contro un gruppo già di per sé vulnerabile".

Insulti al cronista sportivo gay

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/11/26/news/marassi_insulti_al_cronista_gay_mai_una_cosa_del_genere-25618743/


Marassi, insulti al cronista gay  "Mai una cosa del genere" 
Paolo Colombo de La 7 aggredito verbalmente dopo la partita del Genoa con il Bari. Il giornalista ha deciso di sporgere denuncia
di MARCO PASQUA

Paolo Colombo
Marassi, la partita del Genoa contro il Bari è appena finita. Il giornalista de La7, Paolo Colombo, si trova a bordo campo, insieme a Pratto, per un collegamento con lo studio. un gruppetto di tifosi genoani dai Distinti, inizia a urlargli contro una serie di pesanti insulti omofobi.

"Sono arrabbiato, ma anche amareggiato - si sfoga Colombo, gay dichiarato, 25 anni di giornalismo sportivo, dal ciclismo al calcio - Non mi era mai capitata una cosa del genere". D'accordo con il suo avvocato, ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti. "Sono una persona istintiva, e di fronte a situazioni del genere posso diventare anche peggio di Cassano - scherza Colombo - . Alla fine non ho fatto nulla, ma adesso sporgerò denuncia".

Alla base di questo insulto potrebbe anche esserci la fede sampdoriana dichiarata del giornalista. Tanti i messaggi di solidarietà che gli sono arrivati sulla sua pagina Facebook. Proprio sul social network, dopo l'episodio, il giornalista si era sfogato con i suoi amici virtuali, e non soltanto per gli insulti che gli erano stati rivolti contro.

Ma oltre alla solidarietà, ci sono anche i messaggi di quanti lo invitano, inspiegabilmente, a non "ingigantire" questa vicenda e a riderci sopra. "Ci sono persone che sono arrivate a dire che quegli insulti sono degli sfottò, che devono esistere. Una cosa assurda, che non accetterò mai", dice il giornalista, che anche voluto ringraziare "tutto lo staff del Genoa per l'alta professionalità e la grande amicizia".

(26 novembre 2011)

Capitano di fregata gay reintegrato

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/11/26/news/l_ufficiale_su_un_sito_di_incontri_per_gay_punito_ora_il_tar_gli_restituisce_i_gradi-25619069/


L'ufficiale su un sito di incontri per gay punito, ora il Tar gli restituisce i gradi
Il capitano era stato sospeso per le sue foto osé sul web. Ma il tribunale regionale accoglie il ricorso contro la Difesa: "Non è stata lesa l'immagine della Marina militare"
di MARCO PREVE

Restituite i gradi al capitano di fregata, punito per aver pubblicato le sue foto su un sito Internet per incontri sessuali gay. Lo ordinano i giudici del Tar di Genova al ministero della Difesa con una sentenza riguardante un ufficiale in servizio in Liguria.

Accolta la tesi del difensore del capitano. L'avvocato Daniele Granara, ha sottolineato come il comportamento dell'ufficiale non abbia arrecato "nessuna lesione all'immagine e al prestigio della Marina Militare".

La vicenda ha inizio circa un anno fa e la fase disciplinare si conclude nel febbraio del 2011 con la sanzione più pesante: "Perdita di grado per rimozione". La commissione ritiene che la sua condotta abbia pregiudicato "il senso di responsabilità, con i doveri attinenti al giuramento prestato ed al grado rivestito, nonché con i doveri di correttezza ed esemplarità propri dello status di miliare", e si sarebbe manifestata nella "pubblicazione su un sito Web, di libero accesso agli utenti, di fotografie che ritraevano l'incolpato in pose equivoche contenenti l'offerta di prestazioni sessuali".

Tra i i motivi del ricorso, è quello strettamente collegato alle libertà personali che ha portato all'annullamento della sanzione e al reintegro del capitano. Il comportamento censurato sarebbe "espressione delle proprie inclinazioni sessuali, strettamente attinente alla vita privata e" soprattutto "non avrebbe avuto alcun riflesso sullo svolgimento del servizio né
sullo status di ufficiale".

La tesi difensiva sostiene che il capitano abbia sempre tenuto separate la professione dalle sue preferenze sessuali. Nessun riferimento alla sua vita pubblica compariva nei messaggi che accompagnavano le foto esplicite sul sito gay. Vero è che l'ufficiale aveva pubblicato il suo numero di cellulare, ma lo stesso inquirente che ne aveva chiesto la condanna aveva ammesso che senza la sua specifica ammissione "avrei avuto difficoltà ad identificarlo".

Il Tar, inoltre, pur riconoscendo la discrezionalità di giudizio del corpo contesta che sia stata applicata al capitano la pena più alta, ricordando che avrebbero potuto essere comminate sanzioni "maggiormente adeguate".

Implicitamente, dalla sentenza emerge come l'omofobia possa essere stata una componente del procedimento disciplinare. "La circostanza - scrive il Tar ligure - che il comportamento censurato attenga all'inclinazione sessuale odiosamente e scandalosamente palesata dal ricorrente, non depone affatto per la gravità tout court dei fatti addebitati" e poi ricorda che la legge sulla parità di trattamento in materia di condizioni di lavoro, anche nelle forze armate non tollera discriminazioni per "handicap, età, religione, convinzioni personali e, per quel che qui più rileva, orientamento sessuale".

(26 novembre 2011)

“The hates never cease by hates, hates ceases through the un-hate”. L'ultima campagna di Benetton per combattere la cultura dell'odio

video


Dopo le immagini dei baci gay tra leader politici e religiosi mondiali, il Gruppo Benetton diffonde il video di presentazione della campagna "Unhate". Il video, con protagonisti uomini e donne, etero e gay, racchiude i più forti sentimenti umani per rivendicare di fronte al mondo intero la necessità della tolleranza e del 
non-odio, unendo in meno di un minuto tutte le culture e tutti gli orientamenti.

Alessandro Benetton, Vice Presidente Del Gruppo Benetton, ha dichiarato: “Con questa campagna abbiamo deciso di dare visibilità mondiale a un’idea alta di tolleranza, per invitare i cittadini di tutti i Paesi – in un momento storico di grandi turbamenti e non meno grandi speranze – a riflettere su come l’odio nasca soprattutto dalla ‘paura dell’altro’ e di ciò che non si conosce. La nostra è una campagna universale, che utilizza strumenti come il web, il mondo dei social media, l’immaginazione artistica, e unica perché chiama all’azione coloro ai quali si rivolge, i cittadini del mondo.”

Così la Fondazione UNHATE, voluta e fondata dal Gruppo Benetton, già nota per le sue campagne shock, si impegna a contribuire alla creazione di una nuova cultura della tolleranza, per combattere l’odio e promuovere l’amore globale.

L'OMOFOBO DEL MESE: On DOMENICO SCILIPOTI




E come possiamo noi parlare di “Responsabilità” e “Libertà” e vedere in televisione un uomo che parla di famiglia e dice pubblicamente di non comprendere e non sostenere le famiglie composte da persone dello stesso sesso? Qual’è la spiegazione che noi possiamo
dare ai nostri figli, genitori, parenti, amici, in merito alla posizione dell’on.Scilipoti, posizione che non può assolutamente essere il punto di riferimento di una famiglia basata sull’amore, l’affetto, il recoproco
rispetto, la tolleranza e l’apprezzamento di ogni diversità? Come posso spiegare io a mio figlio come questi semplici valori civili possano mancare in una persona?
Mi devono spiegare, oltretutto, come faccio a sostenere un partito politico il cui leader dimostra di essere omofobo. 
Ma questo non per creare confusione o per parlare male di
qualcuno, noi facciamo delle riflessioni e diciamo che chi parla di famiglia deve capire che la famiglia è composta da un uomo e una donna, da un uomo e un altro uomo, da una donna e un’altra donna, da persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. E possiamo dire con certezza ai
nostri figli, genitori, parenti, amici, che quelle sono vere famiglie, perchè loro lo capirebbero, riescono a capire, di che cosa stiamo parlando.

Uganda - Processo farsa a David Kato

Dall’Uganda giungono notizie pessime che confermano la continua violazione dei diritti per le persone Lgbt e, più in generale, dei diritti umani
Sabato 12 Novembre 2011
 
Nei giorni scorsi è giunta la notizia di una condanna a 30 anni al ventiduenne Sidney Nsubuga Enoch, il presunto assassino di David Kato Kisule, senza che il collegio di avvocati guidati da Francis Onyango e i legali di SMUG (Sexual Minorities Uganda) fossero informati del processo. Secondo l’Avvocato la condanna è stata decisa senza che fossero sentiti i testimoni e senza che le parti fossero informate del processo in corso.

Il Direttore di Smug, Frank Mughisha, in questi giorni si trova a Washington dove il 10 novembre gli è stato conferito il premio della Fondazione Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights; nella motivazione si legge, tra l'altro, che “il suo coraggioso attivismo è nel cuore del movimento per i diritti umani”. Il premio prevede anche una partnership e, nel concreto, darà per alcuni anni il sostegno della Fondazione a Smug che a sua volta lavora con decine di associazioni in Uganda. L’organizzazione Smug assiste inoltre alcuni detenuti procurando loro un rappresentante legale, e offre formazione sul tema dell’Hiv/Aids.

Francis Onyango, l’Avvocato di Davide Kato Kisule, si era iscrittolo lo scorso febbraio al Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito. Ha confermato la sua partecipazione, il prossimo 3-4 dicembre a Milano, al V Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti e, dall’8 all11 dicembre alla II Sessione del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento che si terrà a Roma

Storia dell'Omofobia - Il libro di Paolo Pedote

Che cos'è l'omofobia?In che modo si è espressa nella storia? Perché ancora oggi le religioni e alcuni gruppi sociali non accettano la "diversità" sessuale?Caratterizzato da uno stile agile, fresco e divulgativo, "Storia dell'Omofobia" è un saggio di carattere storico, antropologico e politico, che mette in luce le ragioni di una persecuzione, dall'Antico Testamento fino ai giorni nostri, fornendoci gli strumenti per comprendere la natura di un "dispositivo culturale" ancora attivo. Partendo dai libri sacri per arrivare alla censura perseguita da ogni totalitarismo, passando per i sistemi legislativi e per la disciplina del Novecento omofoba per eccellenza, la psicoanalisi, l'omofobia emerge come doloroso leitmotiv, isteria collettiva, ma anche meccanismo spietato, fonte di morte e paura. Un pregiudizio crudele di cui hanno fatto le spese, tra gli altri, il genio creativo di Oscar Wilde - condannato a due anni di lavori forzati dall'Inghilterra vittoriana per la sua relazione con il giovane Alfred Douglas - e quello matematico di Alan Turing - inventore del computer e decrittatore del Codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, sottoposto a castrazione chimica nell'Inghilterra del dopoguerra e costretto al suicidio - oltre a migliaia di anonimi perseguitati, torturati, uccisi a causa del loro orientamento sessuale. Un libro che si rivolge innanzitutto a chi ama la storia come disciplina per conoscere a fondo l'umanità. Uno strumento prezioso per chi lavora nei settori educativi e spesso si trova a dover spiegare quali ragioni abbiano potuto motivare la persecuzione del "diverso".
 
Gian Antonio Stella è autore della prefazione e sul Corriere della Sera di lunedì 07 Novembre 2011 scrive:
 
"Tu sei un uomo, non puoi stare qui! Devi andare nel bagno degli uomini!", cominciò a urlare isterica la deputata Elisabetta Gardini, detta "Madonnina dei dolori" per i programmi con la lacrimuccia che faceva dopo essere stata promossa da soubrette a presentatrice. "All'inizio", avrebbe raccontato Vladimir Luxuria, "pensavo che scherzasse, poi mi sono resa conto che non era così. Che faceva sul serio. E mi ha anche anticipato che si sarebbe rivolta ai questori della Camera". Era la fine di ottobre del 2006. E quel piccolo, squallido, miserabile episodio spiegava più di mille articolesse e saggi sociologici come perfino dentro il Parlamento, là dove teoricamente dovrebbe sedere l'élite culturale del Paese, resistesse ancora una callosa riottosità a riconoscere alle minoranze sessuali la piena affermazione dei loro diritti. Certo, la transgender pugliese, che in seguito avrebbe addirittura vinto "L'Isola dei Famosi", non corre più il rischio di fare la fine di Rolandino Bragaglia, che nel 1354 fu processato a Venezia perché, pur avendo "aspetto, voce e gesti da donna", aveva "membro e testicoli al modo degli uomini" ed era accusato di avere adescato molti che "credevano che lui fosse femmina". E così quella di tanti altri poveretti assassinati sulla base di leggi spaventose, come il Codice Teodosiano del 438 d.C.: "Tutti coloro che sono usi condannare il proprio corpo virile, trasformato in femmineo, a subire pratiche sessuali riservate all'altro sesso, e che non hanno nulla di diverso dalle donne, espieranno un crimine di tal fatta fra le fiamme vendicatrici, dinanzi al popolo". Gli statuti medievali italiani di cui scrive Paolo Pedote in questa "Storia dell'Omofobia", dove la puntualità della ricostruzione documentale e scientifica fa qua e là inorridire di spavento, non sono più in vigore da moltissimo tempo. È solo un raccapricciante ricordo il Costituto Senese del 1262 che prevedeva che il colpevole del "detestabile crimine sodomitico" fosse "impiccato per i genitali". E così gli statuti di Collalto e Treviso, Padova e Salò, Carpi e Viterbo, Ascoli e Cremona e Bologna. E quello di Firenze usato da Carlo II d'Angiò per liberarsi, come racconta un'anonima Cronica fiorentina del 1293, del conte dell'Acerra: "L'accusò d'essere sodomita, e gli fece ficcare un palo nell'ano facendolo uscire dalla bocca, e come un pollo lo fece arrostire". Memorie di orrore. Ma relegarle in un passato remoto insieme con l'uomo di Neanderthal, l'antropofagia o la prostituzione sacra a Corinto sarebbe un errore consolatorio. Le pene fissate per il reato di sodomia arrivano ancora oggi a 5 anni di lavori forzati a Mauritius, 7 in Botswana, 10 in Giamaica, 14 in Zambia, Nigeria, Kenya e Tanzania, 20 in Malesia. Per non dire dell'ergastolo in Uganda e nel Bangladesh. E della pena di morte negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Iran. In Italia non accade più? Certo. E se Palmiro Togliatti starebbe oggi più attento nelle sue battutacce su André Gide e Pier Paolo Pasolini, Maurizio Ferrara si guarderebbe bene dallo scrivere di nuovo quella sua definizione di Marco Pannella e dei radicali: "Na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva". L'incessante catena di aggressioni contro tutti quelli che a volte appena appena "appaiono" diversi, con omicidi, pestaggi, ferimenti, è però scatenata da squadracce che si sentono in qualche modo "legittimate" da un clima omofobo. Dice un rapporto della primavera 2009 dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali che l'omofobia è sempre più diffusa, e che il Paese più omofobo in assoluto è la Lituania. Al secondo posto, però, storicamente, ci siamo noi. Il web trabocca di aggressività contro gli omosessuali. "Meglio a destra con le escort che a sinistra con i trans". "Dio odia i gay". Ma è soprattutto l'omofobia della nostra cosiddetta "classe dirigente" a lasciare stupefatti. In ordine sparso, in questi anni, hanno detto di tutto. Piergianni Prosperini, all'epoca assessore regionale della Lombardia, spiega in un'intervista a "il Giornale": "I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora". Francesco Storace la butta in rissa con il verde Mauro Paissan e poi dice ai giornalisti: "Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l'ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo". Per non dire delle ripetute sparate di Umberto Bossi: "Dobbiamo dire grazie a Veltroni che si è messo in prima fila al Gay Pride perché io sono convinto che queste cose alle elezioni esploderanno, e allora questi, i frammassoni, i Cappuccioni e i loro soci di sinistra, saranno morti: il loro mondo è finito. ( ) Europa, giù le mani dai bambini! Spurcaciun. ( ) Finisce che un giorno ci troviamo le città piene di pistoloni di plastica...". E come dimenticare il comunicato ufficiale, su carta intestata del ministero, emesso da Mirko Tremaglia contro Bruxelles che aveva bocciato Rocco Buttiglione quale commissario europeo per le sue posizioni pesanti sui gay? "Povera Europa, i culattoni sono in maggioranza". Perciò è indispensabile, questa Storia dell'omofobia scritta da Pedote. Perché aiuta a collocare le cose nel loro contesto. Basti ad esempio l'indecente sparata di Giancarlo Gentilini, il "vero" sindaco di Treviso: "Darò immediatamente disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'e nessuna possibilità per culattoni o simili". Perfino lui avrebbe forse qualche scrupolo di coscienza o almeno qualche imbarazzo se andasse a rileggere cosa diceva lo Statutum Tarvisii del 1313 a proposito di quei "culattoni" di cui oggi invoca la pulizia etnica. Diceva: "Inoltre stabiliamo che se una persona si congiunga con un'altra abbandonando l'uso naturale, vale a dire maschio con maschio (dai quattordici anni in su), e femmina con femmina (dai dodici anni in su), compiendo il vizio sodomitico che viene detto volgarmente buzeron o fregator, e ciò sia stato accertato dal podestà, quella persona trovata in tale situazione, se fosse un maschio, sulla piazza del Carubio, spogliato di ogni indumento, sia appeso sopra un palo in quella piazza, con il suo membro virile trafitto con un ago o un chiodo, e cosi rimanga li tutto il giorno e la notte seguente sotto buona custodia, e poi il giorno seguente sia bruciato fuori dalla città".
STORIA DELL'OMOFOBIA
di Paolo Pedote
Collana: OL - Odoya Library
ISBN: 978-88-6288-122-7
Pagine: 320
Brossura con bandelle
Formato: 15,5x21 cm
Data di pubblicazione: ottobre 2011
Editore: Odoya
Prezzo: € 18,00
 

Storia dell'omofobia - di Paolo Pedote (Odoya 2011)



Storia dell'omofobia - di Paolo Pedote (Odoya 2011) 

L'OMOFOBO DEL MESE: On CARLO GIOVANARDI


Ha detto:
‘’Non e’ assolutamente
un diritto sposarsi tra gay’’
Quando e dove:
Il 19 Ottobre 2011 durante
il programma "Un giorno da Pecora" su RADIO2

Partito di appartenenza:
PDL (Popolo delle Libertà) attualmente al governo.

RICORDATELO AL MOMENTO DEL VOTO!

Torino: Per la Curia l'omosessualità e da curare


Torino: 'Omosessualità da curare'. Bufera sulla Curia. Bresso: tesi anti-scientifiche
«Chi con metodo scientifico coltiva la tesi che l'omosessualità sia curabile non può venir discriminato, censurato o ostacolato da una legge regionale di divieto di ogni forma di discriminazione»
Venerdì 14 Ottobre 2011
da La Stampa
Torino - «Chi con metodo scientifico coltiva la tesi che l'omosessualità sia curabile non può venir discriminato, censurato o ostacolato (anche nell'accesso ad eventuali finanziamenti) da una legge regionale di divieto di ogni forma di discriminazione». Il centro cattolico di Bioetica dell'Arcidiocesi di Torino ha inviato al presidente del Consiglio regionale, Valerio Cattaneo, le sue osservazioni sulla proposta di legge sulla parità di trattamento presentata dalla consigliera regionale Mercedes Bresso.

Il parere dell'Arcidiocesi era stato espressamente richiesto dall'ufficio di presidenza del Consiglio regionale ed è stato inviato lo scorso 22 settembre. Il punto di partenza della Chiesa non è nuovo perché ribadisce la richiesta che l'approvazione di quella proposta non deve servire come «pretesto per tradurre in norme legislative l'ideologia del "Gender"». E non è una novità la rivendicazione del fatto che la famiglia fondata sul matrimonio
monogamico uomo donna non possa essere considerata solo come una delle tante unioni o convivenze possibile. E' forte, invece, la rivendicazione del diritto di affermare e insegnare che la «distinzione tra maschile e femminile non è solo un fatto di cultura ma anche di natura». Ed è ancora più forte la difesa della tesi dell'omosessualità come malattia.

Apriti cielo. Bresso, che come presidente della giunta tra il 2005 e il 2010, si vide bloccare dai cattolici del Pd il disegno di legge della sua giunta contro le discriminazioni adesso va all'attacco: «La Chiesa sostiene teorie smentite dalla comunità scientifica da decenni». E spiega: «L'omosessualità non è una malattia o un comportamento che necessita di cure o riabilitazioni di alcun genere. E questa è un'evidenza scientifica. Di questa certezza il servizio pubblico non può far finta di nulla».
Bresso sottolinea come «la proposta di legge si prefigge di eliminare ogni tipo di discriminazione non solo quella ai danni dei gay». Monica Cerutti, capogruppo di Sel, parla di «un «brutto segnale da parte della Curia torinese la presa di posizione contro l'ideologia di genere: è molto discutibile richiedere che "l'ideologia del gender" non si traduca in atti legislativi». Per Fabrizio Biolé, vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle, quella della «Curia di Torino sono affermazioni inopportune, uno scivolone. Sono sicuro che sua Eccellenza conosca perfettamente i principi su cui si basa la nostra libera e laica Repubblica».

Augusta Montaruli, vicecapogruppo del Pdl, invece si schiera a fianco della Curia guidata da monsignor Nosiglia: «La proposta della Bresso non è un provvedimento volto a cancellare le discriminazioni ma semmai una misura ideologica che mette sotto accusa la famiglia tradizionale svilendone il ruolo. Si tratta di un escamotage per arrivare al riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso che non ci può trovare assolutamente favorevoli».

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RAI Censuratrice e omofoba

Raiuno censura il matrimonio gay della serie tedesca 'Un ciclone in convento'
La puntata numero 8 dal titolo “Romeo und Romeo” è stata rimossa dal palinsesto, saltata a piè pari, così da evitare di mostrare l’unione civile fra due uomini
Giovedì 08 Settembre 2011 di TvBlog

I circa 6-700 mila telespettatori che si sintonizzano su RaiUno ogni mattina per vedere le puntate di “Un ciclone in convento“, prodotto della tedesca ARD, non hanno potuto godere della visione di uno specifico episodio della decima stagione. La puntata numero 8 dal titolo “Romeo und Romeo” è stata rimossa dal palinsesto, saltata a piè pari, così da evitare di mostrare l’unione civile fra due uomini celebrata nella cappella del convento. Le polemiche sono inevitabili, tanto è chiara l’intenzione di rimuovere chirurgicamente i riferimenti all’omosessualità dalla nostra televisione (almeno quelli non macchiettistici, quelli vanno benissimo), ma il direttore di RaiUno Mauro Mazza non si scompone e commenta il fatto parlando di “scelta editoriale”: L’imminente avvio della nuova programmazione della rete ci obbligava a togliere un episodio della serie. La scelta di non trasmettere la puntata in questione è stata una scelta editoriale ponderata proprio per evitare qualsiasi tipo di polemica su un tema di grande attualità che non poteva essere banalizzato. Insomma, doveva saltare un episodio e si è scelto quello che “banalizzava un tema di grande attualità“. Dove sia la banalizzazione non si sa, ma la scusa è chiaramente raffazzonata. Lo è ancora di più se si ricorda un altro strategico taglio avvenuto sempre ai danni di “Un ciclone in convento”: durante la settima stagione sparì una scena con il bacio della poliziotta collega dell’agente Meier con un’altra donna. Anche in quel caso era “imminente l’avvio della nuova programmazione“?

Blitz di fascisti di Forza nuova contro Luxuria

Un gruppetto di fascisti di Forza Nuova ha fatto un blitz con striscioni e volantini contro Vladimir Luxuria ospite a Como per presentare il suo nuovo libro "Eldorado".
Luxuria che non si è scomposto durante la misera carnevalata dei fasci, ha poi ringraziato gli organizzatori del convegno e depolorato l'accaduto con eleganza.
Guarda il video "BLITZ OMOFOBO DI FORZA NUOVA CONTRO VLADIMIR LUXURIA"


Bacio gay collettivo, così Madrid ha accolto Ratzinger

Come a Barcellona l’anno scorso l’iniziativa di protesta contro la politica della Chiesa verso gli omosessuali si è tenuta lungo il percorso che Benedetto XVI ha effettuato in 'papamobile' (guarda il video sotto)


Venerdì 19 Agosto 2011
da Gaynews


Madrid - Un mega bacio gay collettivo ha accolto il Papa al suo arrivo a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventu’. Proprio come a Barcellona l’anno scorso l’iniziativa di protesta contro la politica della Chiesa verso gli omosessuali si è tenuta lungo il percorso che Benedetto XVI ha effettuato in papamobile verso la Porta di Alcala e la Plaza de Cibeles, dove è avvenuto il suo primo incontro con le decine di migliaia di giovani pellegrini della Gmg. La stessa forma di protesta era stata programmata nel novembre scorso in piazza della cattedrale a Barcellona al momento dell’arrivo del Papa. In una nota la Federazione statale di lesbiche, gays, transessuali e bisessuali (Felgtb) ha accusato la Gmg di essere ”discriminatoria ed escludente” ed ha invitato i giovani pellegrini cattolici a difendere una sessualita’ ”libera, plurale, sicura e piacevole”.



Arcigay warns of a dangerous drift as Italian Parliament rejects anti-homophobia law

Arcigay warns of a dangerous drift as Italian Parliament rejects anti-homophobia law

Di Stefano Bucaioni - Resp. Estero di Arcigay

Today, the Italian Parliament approved a motion that states that the anti-homo/transphobia draft bill is against the Italian Constitution. Therefore, the Parliament rejected the law by blocking any further discussions on the matter. Arcigay considers this act as the latest outrage against LGBT (lesbian, gay, bisexual and transgender) people across the country carried out by a centre-right majority composed of men and women of mediocre human, political and cultural profile.

Italy has been squeezed without mercy by these insane politicians who do not have any respect for people’s lives and rights.

We denounce before Europe and the entire civilized world that in Italy there is a real democratic emergency. We denounce that in this country a law that protects victims of homophobia is defined by the Parliament as unconstitutional - the same Parliament and political majority composed by parties whose leading members have defined as acceptable and sharable the ideas of Breivik, the murderer of Utoya.

This Parliament has betrayed justice and respect of civil rights and has decided to stand by the side of the homo- and transphobic aggressors. We ask again that the European Union help us deal with the dangerous raising of homophobia, xenophobia and racism, that the Italian Parliament has legitimised once again by telling us that violence should be tolerated and that the discrimination is the measure of coexistence in our country.

As the Commissioner for Human Rights at the Council of Europe Thomas Hammarberg has stated today, even though the law didn’t pass, Italy is still obliged to meet the standards set by the Council of Europe on the issue of homophobia.

Affossamento Omofobia: Gli integralisti (Dinosauri) cattolici veronesi esultano

Gli integralisti (Dinosauri) cattolici veronesi esultano per l'affossamento della legge contro l'omotransfobia.
E' brutto constatare come questo paese è in mano a questa gentaglia che lo tiene ancorato al medioevo. Ma questi signori di Christus (Tyrannosaurus Rex) se la devono mettere via... La partita non finisce qui!

Arcigay Pianeta Urano Verona
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’Italia non si adegua alla risoluzione ONU. No alla legge “contro l’omofobia”

Omofobia/ Camera affossa legge con si’ a
pregiudiziali di costituzionalità

Martedi, 26 Luglio 2011 – 17:06

La Camera dei Deputati ha per la seconda volta affossato la legge contro l’omofobia. Con 293 si’, 250 no e 21 astenuti, l’Aula ha approvato le pregiudiziali di costituzionalita’ presentate da Pdl, Lega e Udc.

Possiamo dire che il lavoro di molte persone, in gran parte cattolici, durante il corso di questi ultimi mesi è andato ad aggiungersi al lavoro di numerosi parlamentari seri e moralmente retti. Uno staff che ha portato la parola FINE ad una parola che nasconde una truffa lessicale e che mira a criminalizzare chi sostiene la famiglia naturale come unica forma di unione legittima. Il nostro Circolo Christus Rex, che ha collaborato in particolare con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per aggiungere elementi non solo di carattere religioso, anche attraverso manifestazioni di piazza, esprimendo pubblico dissenso e collaborando con le istituzioni locali, nazionali ed europee, esprime soddisfazione, con l’auspicio che l’argomento sia definitivamente archiviato.

Comunicato stampa. Arcigay delusi da Carfagna

Comunicato stampa. Arcigay delusi da Carfagna. Ora coraggio di dire sì alla Legge Mancino

L'andamento del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità alla Camera è uno spaccato tristissimo dell' Italia di oggi: un Paese in cui alla gente si chiedono e si chiederanno enormi sacrifici per una crisi economica per anni nascosta e negata, ma in cui diventa normale negare a chi è vittima di violenza e discriminazioni qualunque tutela.

Il Ministro Carfagna oggi ha ritenuto solo di astenersi e non di votare contro le pregiudiziali.
Siamo delusi e attendiamo spiegazioni più chiare di questa scelta incomprensibile.

Nel frattempo però ci sembra incredibile che questa maggioranza abbia posto la questione della violazione del principio di eguaglianza con l'introduzione dell'aggravante semplice ai reati mossi da odio omo-transfobico, ma abbia sempre duramente escluso di garantire proprio il compimento del principio di eguaglianza con l'estensione della Legge Mancino ai reati di odio omofobico e transfobico.

A questo punto ci rivolgiamo proprio alla sensibilità ed al senso di giustizia del Ministro Carfagna e di tutte le forze politiche leali e democratiche di maggioranza e opposizione, perché si decidano a denunciare questa clamorosa contraddizione che è la vera fonte del voto di oggi.

Chi vuole sottrarsi al disastro di questo precipizio che sta trascinando tutta l'attuale classe dirigente e continuare a fare parte della futura vita politica italiana con credibilità, abbia almeno il coraggio di dire che l'unica soluzione che garantisce quel principio di eguaglianza che oggi è stato usato contro la gente vittima di sofferenza, violenze e discriminazioni è esattamente la Legge Mancino.

Ditelo oggi una volta per tutte, perché non solo le persone lgbt ma la società civile tutta non dimenticherà quello che oggi è accaduto alla Camera .

Paolo Patanè presidente nazionale Arcigay

Arcigay.Dal Parlamento via libera l’omofobia.

Comunicato stampa. Arcigay. Dal Parlamento via libera l’omofobia.

Deriva pericolosissima L’approvazione delle pregiudiziali di costituzionalità e il conseguente affossamento della legge contro l'omofobia è l'ultimo oltraggio che una maggioranza fatta da uomini mediocri e di bassissimo profilo umano, politico e culturale ha voluto consapevolmente rivolgere alle persone lgbt e a tutto il Paese.
L'Italia è stata spremuta senza pietà da questi mentecatti senza rispetto per la vita e i diritti della gente.

Denunciamo all' Europa ed al mondo civile che in Italia esiste un'autentica emergenza democratica e che in questo Paese una legge che tuteli le vittime dell'omofobia è definita dal Parlamento incostituzionale, mentre esponenti di primo piano di questa stessa maggioranza definiscono giuste e condivisibili le idee del mostro Breivik, l'assassino di Utoya.

Questo Parlamento ha tradito la civiltà e la giustizia ed ha deciso di sostenere i violenti. Noi lo denunciamo all'opinione pubblica e chiediamo che l' Unione ci aiuti a fronteggiare questa pericolosissima avanzata di omofobia, xenofobia, razzismo che il Parlamento italiano ha deciso di legittimare ancora una volta, dicendoci di fatto che la violenza deve essere sopportata e che la discriminazione è il metro della convivenza nel nostro Paese.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay

Roma: Non cessano le aggressioni omofobe

Roma - Tre aggressioni omofobe, a Centocelle, all'Eur e in pieno centro, nei pressi del Colosseo. Tutte avvenute nelle ultime due settimane, e denunciate oggi dai responsabili della Gay Help Line, la linea telefonica di aiuto alla quale si sono rivolte le vittime di questi episodi. Ragazzi picchiati o fatti oggetto di lanci di pietre e uova perché si baciavano, o anche solo perché passeggiavano nei pressi di un luogo di ritrovo della comunità omosessuale romana. Il più recente risale alla notte di domenica 17, quando alcuni giovani, in via dei Fori Imperiali, hanno lanciato uova e vetri contro un ragazzo di rientro da una serata nella Gay Street. Nessuna vittima, però, ha voluto sporgere denuncia, per paura di ritorsioni o per non rivelare la propria omosessualità."Questa prima parte dell'estate sta dando segnali preoccupanti di un escalation di aggressioni omofobe. Se dovessimo guardare le segnalazioni ricevute dal nostro numero verde dovremmo dire che siamo di fronte ad una nuova emergenza", afferma preoccupato Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center.

L'aggressione avvenuta in via dei Fori Imperiali ha visto per protagonista un 22enne che, uscito da un locale della vicina Gay Street, era diretto verso la fermata dell'autobus notturno per tornare a casa, nella zona di Centocelle. Erano le due di notte, il ragazzo indossava una t-shirt e dei pantaloncini molto aderenti. Forse per questo motivo (o magari perché era stato seguito da via San Giovanni in Laterano, la strada dei locali Glbt) è stato notato da un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 20 anni, che gli si sono affiancati con l'auto. "Mi hanno tirato della uova con dei vetri, all'improvviso, senza che avessi fatto nulla di particolare", ha raccontato alla linea telefonica. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, anche se lui non ha voluto presentare formale denuncia. "Non sono dichiarato, e i miei genitori non sanno della mia omosessualità", si è giustificato. "Sono molto scosso. Sono rimasto ferito, e mi sento uno schifo. Lanciarmi contro le uova è un gesto di disprezzo. Ora avrò paura ad uscire di casa la sera", ha detto a Marrazzo che, ieri sera, si è recato sul posto per incontrarlo. "Ho notato per terra l'uovo con i pezzi di vetro", conferma il portavoce del Gay Center. L'episodio viene però smentito dall'Arcigay, che chiede di "distinguere circostanze criminali generiche da situazioni di reale omofobia".

Il secondo caso si è verificato nella notte dell'8 luglio, in un'altra zona frequentata dalla comunità omosessuale: l'Eur, nei dintorni del Gayvillage. Un altro ragazzo, che si trovava da solo, è stato affrontato da almeno due persone, che lo hanno rincorso al grido di "frocio", e gli hanno lanciato delle pietre contro. Fortunatamente è stato colpito sì alla testa ma solo di striscio, riportando una leggera ferita. Un testimone ha confermato l'aggressione. Una zona, quella delle Tre Fontane, all'Eur, che non è nuova ad episodi del genere: alla fine di giugno, un 35enne aveva denunciato di essere stato rincorso da un gruppo di ragazzi armati di bastoni. Dopo quell'episodio, la Questura ha rafforzato la vigilanza nell'area esterna, aumentando il numero di pattuglie presenti in zona (nell'area interna, invece, è affidata alla Security privata selezionata dal Gayvillage, che riesce a garantire il sereno svolgimento di questa manifestazione dell'Estate romana).

L'ultima violenza denunciata dal Gay Center risale agli inizi di luglio. Un 18enne aveva notato che cinque ragazzi lo stavano fissando mentre si baciava con il fidanzato, sotto casa sua, nella zona di Centocelle. Il giorno dopo, mercoledì 6, lo hanno aspettato in cinque (tutti giovanissimi, alcuni anche minorenni), e, una volta solo, lo hanno insultato e aggredito con calci e pugni. Nessuna denuncia, perché, in questo caso, teme ritorsioni da parte della banda di omofobi. "Uno dei dati più evidenti è che spesso chi denuncia parla di aggressori molto giovani e di gruppi e spesso di giovani vittime che nella quasi totalità dei casi non fa denuncia formale per paura - dice Marrazzo - Siamo in contatto costante con le forze dell'ordine, ma non basta. Serve una risposta politica culturale strutturata".

Domani sarà in votazione alla Camera la legge sull'omofobia, con il voto delle pregiudiziali di Costituzionalità presentate da Pdl, Lega e Udc (e la parlamentare Anna Paola Concia annuncia per il pomeriggio un sit in davanti a Montecitorio). "La sua approvazione - fa notare Marrazzo - sarebbe un primo segnale, al quale devono essere aggiunte delle azioni sul territorio, per le quali mettiamo a disposizione la nostra esperienza e le nostre casistiche per attuare interventi mirati con le istituzioni territoriali che saranno disponibili. Ancor di più qualora la legge fosse boccia in Parlamento". "E' un grido d'allarme che si fa sempre più disperato quello della comunità omosessuale di Roma - osserva Enzo Foschi, consigliere del Pd della regione Lazio - Si tratta di un fenomeno sempre più preoccupante la cui tendenza sembra segnalare un inasprimento delle violenza sia per il crescendo del numero sia per come queste violenze vengono messe in atto. E' come se a Roma, più che nel resto del Paese, si sia instaurata una logica criminale dove il branco sfida gli altri a fare dei gay dei bersagli, tentando di privarli della dignità e del riconoscimento dei propri diritti".

Da Repubblica
La sede di Arcigay Pianeta Urano (VR) e Arcilesbica (VR) si trova in presso il MILK VERONA LGBT COMMUNITY CENTER in Via A. Nichesola, 9 - Verona( San Michele ) - INFO: 346.9790553 (Arcigay) 349.3134852 (Arcilesbica) info@arcigayverona.org OPP. verona@arcilesbica.it per avere informazioni iscriviti alla MAILINGLIST oppure scrivi alla mail: stopomofobia@arcigayverona.org