Maschilismo e omofobia

I pregiudizi sociali e i relativi stereotipi hanno una tale forza di penetrazione e di condizionamento da non risparmiare nemmeno le stesse categorie verso le quali
sono rivolti.
Ne sono dimostrazione L'OMOFOBIA INTERIORIZZATA e il MASCHILISMO, significativamente presente, quest'ultimo, anche nelle donne stesse.
Per cercare di comprendere più a fondo - e quindi meglio fronteggiare - questi meccanismi inconsci, mi ripropongo di verificare, per mezzo di una ricerca condotta sotto la supervisione del Prof. VITTORIO LINGIARDI, in quale misura "MASCHILISMO" e "OMOFOBIA" possano costituire atteggiamenti psicologici presenti anche in persone gay e lesbiche. I risultati verranno poi pubblicati e commentati nella mia Tesi di laurea specialistica.
Per raggiungere questo obiettivo, chiedo caldamente la vostra collaborazione, partecipando qui in cui sono meglio descritte le finalità della ricerca e le modalità di partecipazione:
http://www.dberardi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20:ricerca-maschilismo-e-omofobia&catid=2:sessualita&Itemid=3[1]
DOMENICO BERARDI
Dottore in Scienze Psicologiche - "Sapienza" Università di Roma
www.dberardi.it
Collegamento: http://www.dberardi.it

Gay aggredito da tre giovani in un fast food il pestaggio davanti a diversi testimoni


Inseguito, l'uomo si è nascosto in un Mc Donald's ma è stato raggiunto, picchiato e insultato
Si è salvato riuscendo a rifugiarsi nell'ufficio del direttore
Gay aggredito da tre giovani in un fast food
il pestaggio davanti a diversi testimoni
E' attesa per domani la riapertura del processo nei confronti di Alessandro Sardelli, detto Svastichella
Accusato di aver aggredito una coppia di ragazzi omosessuali, rischia dieci anni di carcere

MILANO - Si era fermato con la sua auto in una zona frequentata da uomini dediti alla prostituzione, e per questo è stato picchiato a sangue da tre ragazzi, tutti italiani di circa 25 anni, vestiti di nero, che lo hanno seguito dentro un Mac Donald's di via Rubicone, lungo la statale Milano-Meda. L'aggressione omofoba è avvenuta verso le 23 di ieri e la vittima, un italiano di 47 anni, ha raccontato alla polizia di aver notato, proprio mentre era fermo al parcheggio che si trova vicino nel piazzale del cimitero di Bruzzano, i tre ragazzi a bordo di una station-wagon.

Il gruppetto ha certo di bloccare la sua auto, accendendo i fari abbaglianti. Spaventato, l'uomo si è allontanato velocemente per trovare rifugio nel Mac Donald's. Pensando che la presenza di altre persone sarebbe bastata a farli desistere, a smettere di seguirlo. L'intento dei tre era chiaro e non si sono fermati, l'hanno comunque raggiunto e picchiato, nonostante diversi testimoni. Lo hanno buttato a terra e riempito di calci e pugni al volto, gridando insulti pesanti, omofobici. L'uomo è riuscito a liberarsi solo entrando nell'ufficio del direttore del fast food. Gli agenti della Questura stanno cercando di risalire all'identità dei componenti della 'spedizione punitiva' anche attraverso le telecamere a circuito chiuso del locale.

Ripartirà domani anche il processo nei confronti di Alessandro Sardelli, detto Svastichella, il pregiudicato 40enne accusato di aver aggredito e ferito gravemente una coppia di ragazzi omosessuali il 22 agosto scorso al gay village dell'Eur, a Roma. Nell'ultima udienza, il 25 novembre scorso, il gup Rosalba Liso aveva accolto la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa. Sarà lo psichiatra Francesco Raimondo a valutare la capacità di intendere e volere dell'imputato e la sua pericolosità sociale. Il procedimento si era aperto il 18 novembre scorso con la richiesta da parte del pm Pietro Pollidori di dieci anni di reclusione per i reati di tentato omicidio, lesioni gravi e porto d'arma bianca. Sardelli è in carcere a Regina Coeli dal 25 agosto.

La morte di Brenda faccia riflettere tutte

Ufficio stampa Arcigay - Proprio nell’11° Giornata mondiale del Transgender Day of Remembrance, che dall’assassinio di Rita Hester a Boston nel 1998, ricorda come siano profondi e diffusi i pregiudizi e le discriminazioni nei confronti delle persone transgender, si apprende che Brenda, persona transgender coinvolta nell’affaire Marrazzo, è stata trovata morta.

Questa coincidenza dovrebbe far riflettere la politica, i mass media, l’opinione pubblica come siano state umiliate in questo periodo le persone transgender, che purtroppo sono costrette in molti casi, soprattutto se non italiane e senza permesso di soggiorno, a prostituirsi.

Tutta la vicenda si tinge ora dei colori scuri del dolore e della rabbia per chi, come le associazioni trans e omosessuali, tutti i giorni cerca di far comprendere che, con pochi e semplici provvedimenti legislativi e azioni sociali, migliaia di persone trans potrebbero non vivere più nell’emarginazione e in preda alle organizzazioni criminali.

Ci auguriamo che sia fatta presto luce su questa tragedia, che la Procura di Roma ha iscritto come omicidio volontario.

Rimane il fatto che Brenda è l’ulteriore vittima di un’irresponsabile spettacolarizzazione di realtà complesse, trattate come sempre dai media per soddisfare audience e vendite di copie, in cui non si rispettano dignità, difficoltà, storie personali contrassegnate da discriminazioni e violenze di tutti i tipi.

Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay

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ROMA - L'autopsia compiuta oggi sul cadavere di Brenda, la trans trovata morta ieri nel suo appartamento a Roma, ha confermato che il decesso e' avvenuto per asfissia da ossido di carbonio sprigionatosi nell'incendio divampato nella sua abitazione. La tac ha anche evidenziato che sul corpo del trans non sono presenti lesioni. Continua a leggere questa notizia
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Altre foto su Caso Marrazzo
Il materasso del letto matrimoniale semibruciato al punto da rendere visibili le molle. Accanto una valigia, mentre in fondo a sinistra una scala che conduce a un soppalco. Cosi' appare l'appartamento del transessuale Brenda, morto ieri in via Due Ponti, a Roma, dove oggi c'e' stato un nuovo sopralluogo della polizia scientifica e degli uomini della Squadra mobile della Questura. In fondo all'appartamento, inoltre, si trova una sedia di legno e un tavolo sul quale ci sono alcune bottiglie. I segni piu' visibili dell'incendio si concentrano nella zona a sinistra, rispetto all'ingresso, nel piccolo monolocale. Sotto al letto sembra esserci un filo elettrico e poco distante un paio di stivali completamente bruciati. La zona del lavabo sembra essere integra, cosi' come l'unica finestra che e' chiusa.
SI CERCA SECONDO CELLULARE DI BRENDA - Gli inquirenti che indagano sulla morte di Brenda stanno cercando di trovare un secondo telefono cellulare che il transessuale avrebbe posseduto. A far ritenere che la trans avesse un altro apparecchio telefonico sono alcune testimonianze, dalle quali emerge che Brenda avesse piu' di un cellulare, ed il furto di uno di questi apparecchi l'8 novembre scorso, durante un'aggressione. Ieri, nel sopralluogo compiuto nell'abitazione di via Due Ponti, gli investigatori hanno cercato il secondo presunto telefono anche nei bidoni dell'immondizia. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli attendono i risultati delle analisi tecniche disposte sul computer trovato in un lavandino con il rubinetto aperto e il completamento delle operazioni di riscontro di impronte nel monolocale.
LA TESI DELL'OMICIDIO - E' l'omicidio la tesi piu' probabile dietro la morte della trans Brenda. A questa prima conclusione sono arrivati gli inquirenti romani dopo i primi accertamenti ma al riguardo c'e' molto riserbo. Di sicuro Brenda, il cui vero nome era Wendell Mendes Paes, era viva alle 2.30 della scorsa notte. E' una delle poche certezze in mano agli investigatori, dopo aver sentito il tassista che ha portato a casa la trans dalla zona dell'Acqua Acetosa, dove aveva battuto, fino a casa, in via dei Due Ponti, dove poi e' stata trovata carbonizzata. L'uomo ha anche raccontato che la trans, quando e' rientrata a casa, era da sola.
Allo stato il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli esaminano gli elementi acquisiti in una scena che gli inquirenti stessi definiscono ''equivoca'': il computer nel lavandino, le fiamme che avevano distrutto solo un borsone, il condizionatore e parte del materesso, Brenda riversa in terra, completamente nuda. Inoltre il portone d'ingresso era chiuso con una mandata, e non sono state trovate tracce visibili di colluttazione e di altre presenze in casa. Non ci sarebbero inoltre farmaci o barbiturici. Comunque i magistrati torneranno nel piccolo monolocale per ulteriori controlli. Se chi ha messo il computer di Brenda sotto il getto d'acqua del lavandino lo ha fatto sperando di distruggerne la memoria, ha probabilmente commesso un errore. Perche' anche se bagnato, sottolineano fonti investigative, e' possibile recuperare il contenuto dell'hard disk: ed e' quello che gli esperti faranno nei prossimi giorni, quando la procura avra' deciso chi dovra' eseguire i rilievi tecnici. Gli inquirenti, preso atto delle testimonianze in base alle quali Brenda non avrebbe voluto sparire, ne' suicidarsi (''aveva paura della vita - ha detto qualcuno - non della vicenda in cui era finita'') hanno gia' disposto una consulenza tecnica sul computer per verificarne il contenuto.
Parallelamente i pm stanno ora valutando sotto un'altra veste la fine di Gianguarino Cafasso, il pusher dei transessuali che gravitano nella zona di via Gradoli, morto all'inizio di settembre per un'overdose. A piazzale Clodio sono attesi per i prossimi giorni gli esiti finali degli accertamenti autoptici e non e' escluso che anche per quel decesso si possa configurare un'ipotesi omicidiaria..
''L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo''. A parlare, visibilmente scossa, e' Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda. ''Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantyne's, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione'', dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che ''ne' Polizia ne' Carabinieri hanno fatto nulla'' spiegando che ''tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni''.
Brenda era stata coinvolta il 9 novembre scorso in una rissa con alcuni stranieri dell'est Europa avvenuta in una strada della zona Cassia. Brenda fu trovata in terra con alcune escoriazioni e in forte stato di alterazione emotiva da una pattuglia dei carabinieri chiamata da un passante. La transessuale, che urlava frasi sconnesse ed era ubriaca, denuncio' di essere stata derubata di borsa e cellulare.
DI PIETRO: SECONDO ME NON E' OMICIDIO, CAUTELA - ''Da ex Pm e investigatore mi permetto di dissentire da chi, in queste ore, con molta superficialita' e tempestivita', ha gia' dato per certo che il transessuale Brenda sia stata uccisa'': cosi' Antonio Di Pietro leader di Idv. ''Gia' si sta scatenando la rincorsa per individuare il presunto omicida ed il movente. Ma siamo certi - si domanda - che si tratti di omicidio e non di una tragicissima e personalissima storia di alcol, farmaci e droga che aveva 'inzuppato' il transessuale Brenda, fino a portarla ad una morte provocata da essa stessa? Faccio questo appello alla cautela perche' non vorrei che, ancora una volta, ricerchiamo colpevoli anche quando questi non ci sono. In questo senso anche l'affermazione di quel Pm che si sarebbe lasciato sfuggire che si tratterebbe di un omicidio, o non e' mai stata resa effettivamente, o e' stata anch'essa intempestiva''.
UN'AMICA: BRENDA AVEVA FOTO MA DISTRUTTE - ''Non so niente di video, al massimo poteva avere delle fotografie che pero' ha buttato''. E' quanto ha detto China, la transessuale amica e vicina di casa di Brenda, il viado coinvolto nel caso Marrazzo e trovato morto ieri mattina nel suo appartamento di via Due Ponti a Roma. China ha inoltre confermato che, per quanto ne sa', Brenda ''beveva molto e prendeva medicine per dormire. Ecco perche' penso a un incidente e non che sia stata uccisa''. China ha portato sulla porta dell'abitazione di Brenda un mazzo di margherite bianche e le ha deposte ai piedi dell'uscio in lacrime. Poi e' andata al supermercato a comperare della candele ed e' rientrata in casa sua. ''Povero Marrazzo, lui non aveva nessuna colpa. E poveri anche noi - ha aggiunto China - dopo che la storia aveva preso una certa direzione, stavamo ricominciando tranquille: ma ora dopo quello che e' successo... Maledetto quel giorno. Io comunque non ho paura''. Un altro trans, invece, ha detto di essere molto spaventata: ''Un uomo, italiano - ha raccontato - mi ha detto di stare zitta, di non parlare. E una volta per strada mi si e' avvicinata una macchina e un uomo al finestrino mi ha fatto con le dita il gesto della pistola''.
BARBARA: NON VOGLIO MORIRE COME BRENDA - ''Non voglio morire come Brenda, non voglio fare la sua fine''. Lo ha detto Barbara, una transessuale di Via Due Ponti, nel corso di una conferenza stampa in Largo Sperlonga, a poche centinaia di metri da dove e' stata trovata morta la trans coinvolta nel caso Marrazzo, organizzata dalla presidente di Gayproject, Imma Battaglia, e dalla presidente dell'Associazione Libellula per i diritti dei transessuali, Leila Daianis. ''Ho paura - ha proseguito - ieri c'era una persona in motorino che mi aspettava, non so se era forse un carabiniere, ma io sono scappata via e sono salita su un autobus. Adesso quello che chiediamo e' protezione. Siamo trattati come dei mostri e non lavoriamo piu'''. Alla domanda se conoscesse il pusher Gianguarino Capasso, Barbara ha risposto tra le lacrime: ''Tutti lo conoscevano''.
NATALIE: NON HO PAURA, FORSE IN PC BRENDA SECONDO VIDEO - ''Sono tranquilla. Non ho paura perche' non ho fatto nulla''. Lo ha affermato il transessuale Natali', coinvolto nella vicenda Marrazzo, lasciando la sua abitazione in via Gradoli a Roma. ''Non ero amica di Brenda - ha aggiunto - non l'ho mai conosciuta. Non so se l'hanno uccisa''. A chi gli chiedeva se stesse andando in questura, la trans ha risposto: ''no. Mi sto recando dal mio avvocato''. Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Se e' successo quello che e' successo a lei, puo' darsi che sia perche' ha fatto qualcosa. Io non posso dirlo. Nessuno sa la verita' e io non posso dire una cosa che non so''. E' quanto ha affermato il transessuale Natalie nel corso di un'intervista al Tg2 delle 13 in merito alla morte del viado coinvolto nel caso Marrazzo. ''Puo' darsi che si e' ammazzata, puo' darsi che qualcuno... - si e' interrotta - Ma questa non e' una cosa che mi riguarda, io non c'entro niente, bisogna vedere la perizia''. Alla domanda di un giornalista se avesse visto o meno il secondo video di Marrazzo, Natalie ha risposto di no: ''Non l'ho visto, sono cose che si dicono in giro, pero' nessuno sa la verita'. Se il secondo video era sul computer di Brenda? Dicono di si'''. Due morti pero' sono una cosa un po' strana, le suggerisce il giornalista: ''Strano e' strano - ha aggiunto - pero' io non posso dire... Non e' che ho rapporti di amicizia con quelli... che abitano la' sopra, sono di qua, conosco qualche mia compaesana. Mi dispiace veramente perche' quello che e' successo non si augura a nessuno. Io non ho amicizia con lei, la conosco perche' e' mia compaesana. Se lei si ubriaca come hanno detto la prima volta i giornali quando la polizia l'ha presa e' una sua cosa privata. Se lei si droga o se lei e' malata sono cose sue. A me non me ne frega - ha concluso allontanandosi dalle telecamere - A me importa di me stessa''. (ANSA)

Contro la transfobia


Ufficio stampa Arcigay - Il 20 novembre viene celebrato in tutto il mondo il TDOR - Transgender Day Of Remembrance, in ricordo dell’assassinio della transessuale Rita Hester a Boston nel 1998, per mettere in luce come siano ancora profondi e diffusi pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle persone transgender.

Ogni anno in Italia vengono uccise, aggredite o violentate decine di persone transgender, a causa dell’odio per la diversità e del pregiudizio nutrito da una cultura sessuofobica; solo nel 2009 Arcigay ha raccolto dalla stampa in Italia venti episodi di violenza ai danni di persone transessuali, ma pochissimi vengono denunciati dai media perché purtroppo la maggioranza di queste violenze restano oscurate dall’anonimato e non vengono denunciate per paura di ritorsioni.

“In queste settimane in particolare un’ondata di volgare moralismo, di sessismo e di bigottismo voyeurista si è abbattuta sulla stampa italiana, dipingendo come squallide le persone transgender” – commenta Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay – “dimenticando di raccontare che ancora oggi per una persona trans è quasi impossibile trovare un lavoro dignitoso e che molte di loro sono costrette alla prostituzione. Ma l’equivalenza tra condizione transgender e prostituzione è frutto di ignoranza e pressapochismo.

“Torniamo a pretendere con forza in questa occasione l’estensione della Legge Mancino per i reati d’odio anche alle violenze basate sull’identità di genere e sulla sessualità, la politica dia un segno per fermare l’orrendo torrente di sangue provocato da quel sentimento machista che vede come inferiore chi più di ogni altro vive sul proprio corpi l’affermazione della propria libertà di essere. Non esiste inoltre ancora una legge che permetta la variazione dei dati anagrafici indipendentemente dalla riattribuzione chirurgica del sesso” - conclude Mancuso – Un paese civile dovrebbe riconoscere la possibilità di autodeterminare la propria identità di genere per tutti, come già in altri paesi europei.”

Domani in 6 città italiane la comunità LGBT celebrerà questa data. A Bologna, Napoli, Torino, Verona, Viareggio, Perugia, sono in programma performance teatrali, proiezioni cinematografiche, musica, convegni formativi e soprattutto fiaccolate in memoria delle vittime innocenti della violenza transfobica.

Per l’intera giornata il sito nazionale di Arcigay e i siti web dei comitati provinciali verranno oscurati, per dare un messaggio forte di memoria e denuncia.

***

Per un linguaggio corretto...

Transessuali sono le persone che percepiscono una non corrispondenza tra la propria identità di genere e il proprio sesso biologico. Questa percezione porta a desiderare di ridefinire il proprio genere come quello opposto al proprio sesso biologico attraverso una trasformazione dei propri attributi sessuali primari e secondari. Alcune persone transessuali completano il transito di cambiamento del sesso con interventi chirurgici, altre invece no, acquisendo solo alcune caratteristiche fisiche e identitarie dell’altro sesso.

Il cambio di nome anagrafico è possibile secondo la legislazione italiana solo per le persone che hanno effettuato l’operazione di riattribuzione sessuale.

Le transessuali MtF sono le persone che da un sesso biologico maschile transitano verso un‘identità femminile.

I transessuali FtM sono le persone che da un sesso biologico femminile transitano verso un‘identità maschile.

Transgender è una definizione più ampia che indica le persone la cui identità di genere è in movimento e che non si identifica stabilmente nel genere maschile o femminile quindi anche coloro che non ha ancora completato il proprio transito da un genere all’altro.

Il sito bullismo omofobico

Gli ultimi fatti di cronaca, che disegnano i contorni di un preoccupante clima di rabbia e violenza nei confronti delle persone omosessuali, hanno destato la nostra attenzione e preoccupazione. Per questo motivo, il Dottorato in Studi di Genere dell'Università degli Studi "Federico II" ha pubblicato una piattaforma web sul bullismo omofobico.
Convinti dell'importanza di un lavoro di rete basato sulla collaborazione e cooperazione per la prevenzione e il contrasto dell'omofobia e del bullismo omofobico, abbiamo ritenuto importante comunicarvi la nascita di
http://www.bullismoomofobico.it./
Si tratta di una piattaforma indirizzata ai ragazzi, genitori, personale scolastico, ma coinvolge anche la comunità scientifica, considerando che solo recentemente l'accademia ha investito sui temi di ricerca relativi alle aree dell' orientamento sessuale, dell'omofobia e del bullismo omofobico (tematiche inerenti all'identità di genere).
Il sito è costituito da 11 sezioni.
Nelle sezioni Bullismo, Omofobia, Identità di Genere, Orientamento sessuale, Bullismo Omofobico è possibile trovare articoli di riferimento e aggiornamento. Nelle sezioni Documenti e Progetti è possibile approfondire lo studio del fenomeno attraverso report di progetti di prevenzione del bullismo omofobico e consultare la bibliografia nazionale ed internazionale. Le sezioni Forum e Contatti rappresentano degli spazi di cooperazione, scambio e partecipazione attiva, luoghi aperti e di confronto in cui è possibile raccontare esperienze o esprimere la propria opinione sul Bullismo Omofobico.
Nelle sezioni Sportello e Lettere viene offerto uno spazio di ascolto, aiuto e sostegno a quanti sono coinvolti perché subiscono, agiscono o sono spettatori di episodi di bullismo omofobico (adolescenti, famiglie, insegnanti, operatori sociali). Si tratta di uno spazio protetto in cui liberamente esprimere ed elaborare vissuti, difficoltà ed ansie oppure chiedere aiuto, consiglio per capire come intervenire, reagire e contrastare tali prevaricazioni. Alleghiamo alcuni materiali informativi del progetto.
La redazione di bullismo omofobico.it
Per contatti: redazione@bullismoomofobico.it
amodeo@unina.it francesco.garzillo@libero.it
Dott. Francesco Garzillo: 3490631473 Dott.ssa Anna Lisa Amodeo: 3383151704
Redazione di bullismoomofobico.it Università degli Studi di Napoli "Federico II"
Dipartimento di Scienze Relazionali "G. Iacono" Via Porta di Massa,1 - 80133 Napoli, Italia

lettera di Porpora Marcasciano su Il Manifesto del 30 ottobre 2009

Ma chi va coDimensione caratteren le trans?
Da quattro giorni il telefono del MIT (Movimento Identità Transessuale) squilla in continuazione. Giornali e televisioni nazionali e locali continuano a chiedere informazioni, confidenze, dichiarazioni sul caso Marrazzo. L´Italietta del gossip, quella piccina piccina impregnata di moralismo e molto poco di moralità ha bisogno di sbranare qualcuno. E la "bassa politica" che di quella italietta è prodotto e soprattutto produttrice, si scatena. Il paese degli ipocriti, quello del "si fa ma non si dice" sembra scoprire l´acqua calda, si scandalizza, si incuriosisce, si incazza perché quel politico compra prestazioni sessuali con i nostri soldi, ma soprattutto le compra dalle transessuali...que l´horreur! Perché è su questo che si è puntata l´affaire Marrazzo, sul fatto che lui abbia tradito non solo il popolo ma soprattutto i suoi valori, anzi per essere più precisi il suo valore assoluto e cioè l´essere maschio! Nell´immaginario collettivo colui che va con una trans, va con una "non donna" deludendo, tradendo, rompendo quel patto sociale che nel privato pochi, anzi pochissimi, riescono a osservare alla lettera ed è proprio una questione di lettera, perché una A oppure una O fanno la differenza.
Ho preferito non andare in nessuna trasmissione televisiva, troppe urla, poco ascolto e soprattutto perché interessava poco il mio sguardo sul fenomeno, mi si chiedeva invece, sempre e comunque, di raccontare la mia storia, esattamente come al Grande Fratello. Se ci fossi andata e mi avessero lasciato lo spazio mi sarebbe piaciuto rivolgere agli italiani la seguente domanda: di chi sono tutte quelle macchine che di sera, e non solo, si aggirano nelle strade in cerca di acquisti? Chi consulta le migliaia di annunci che ogni giorno compaiono su giornali e siti? Chi sono i clienti? Basterebbe un veloce sondaggio per scoprire che gli italiani alla domanda in blocco rispondono sicuramente non mio figlio, ne mio padre, ne mio marito, ne il mio fidanzato! E da dove e da chi arriva la richiesta visto che è proprio e solo quella che stimola l´offerta? Domanda lecita, perchè alla storia delle caramelle non ci crede più nessuno! Nonostante il consistente giro di vite del famoso Pacchetto Sicurezza, la prostituzione, lungi dall´essere eliminata, si è trasformata, si è spostata e ricollocata, aumentando il suo volume invece di diminuire. Quella transessuale resta fiorente a riprova che esiste una consistente domanda che ne la morale, ne la legge, ne le regole possono intaccare perché essa corrisponde al desiderio e, ci piaccia o no, il desiderio nella nostra società diventa consumo! Ci si scandalizza che una trans brasiliana si prostituisca? E cos´ altro potrebbe fare in un mondo in cui tutte le altre porte sono chiuse? Voglio essere più provocatoria e chiedere cosa potrebbe fare una trans con una ottava di seno, labbra provocanti, glutei straripanti? La bidella, la badante o magari la lavavetri? Se ha costruito il suo corpo per essere una bomba di sesso e per vendere prestazioni sessuali, forse, liberi dal pregiudizio, dovremmo riconoscere quell´aspirazione come legittima piuttosto che stabilire dove e come dovrebbe collocarsi! Ma in Italia un riconoscimento di questo tipo è pura utopia! Come pura utopia sembrano essere diventati i diritti civili e la dignità delle persone transessuali, in un paese che risulta essere al primo posto nel mondo per omicidi transfobici, ma quella è un´altra storia, perché all´Italietta non interessa, vuole sapere piuttosto cosa ha trovato in loro Marrazzo o Lapo Elkan....indovina indovinello? Chiaramente Lapo e Marry e solo loro, sicuramente non mio marito, mio figlio, mio padre ecc´etero ecc´etero! Sarebbe stata la stessa domanda, magari articolata meglio, che avrei voluto porre a Ida Dominijanni lunedi sera all´Infedele di Lerner quando ha dichiarato che un (sottolineo il maschile) transessuale è un uomo che si maschera da donna. Per tutte/i noi non è stato bello. Diciamo che da lei ci si sarebbe aspettato altro. Può darsi che il femminismo della differenza faccia chiudere gli occhi su quello che non è donna, ma sinceramente non credo si tratti di una maschera, piuttosto del contrario. Come dire che i neri sono bianchi un po´ abbronzati perché si parte comunque da un modello.

Il mondo transessuale/transgender lo scorso anno si è riunito in un importantissimo seminario di tre giorni nella campagna toscana per approfondire la questione dell´identità, quella della costruzione di senso in un mondo il cui senso è quello vetero/patriarcale e la delicata questione delle parole che ci nominano, perché in un mondo che ti annulla è difficile trovare le parole per dirsi, raccontarsi, ribadire all´italietta ipocrita che prima di essere mostri siamo favolose, oltre ad essere prostitute siamo anche altro e soprattutto che siamo persone portatrici di diritti e degne/i di rispetto.

Marrazzo si ritirerà in un convento, ma noi restiamo su questa terra perchè qui vogliamo vivere e viverci bene!

Porpora Marcasciano

Corso Lodi, agguato nella notte "Picchiati e rapinati perché gay"

Due aggressioni in pochi giorni. Arcigay denuncia "il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno Milano"
di Massimo Pisa
Picchiati, insultati perché omosessuali, in un caso rapinati di soldi e portafoglio. Due aggressioni omofobe, denunciate ieri dall´Arcigay milanese, riaccendono il fuoco sotto un braciere già molto caldo. Il caso più recente risale alla notte tra sabato e domenica, intorno alle 4, lungo corso Lodi. «Eravamo in tre - racconta Francesco, 27 anni - io, il mio compagno Elio che ha 37 anni e un amico. Tornavamo da una serata al Tropicana di viale Bligny, camminavamo a piedi verso casa nostra al Corvetto. Ci ha affiancato un´auto, guidatore mulatto e altre tre persone italiane. Hanno abbassato il finestrino e ci hanno detto di tutto: finocchi di m..., fateci un p... Abbiamo provato a scappare»In due scendono, continua Francesco, saltano addosso a Elio e lo stendono con un pugno. «Sono tornato indietro e mi sono venuti addosso in quattro. Calci e pugni, anche quando stavo già a terra, ancora insulti finché non mi hanno detto: dacci i soldi che ce ne andiamo. Elio gli ha dato 150 euro, il mio portafoglio se lo sono preso. Urlavamo, sanguinanti, senza che nessuno si fermasse. Siamo arrivati a casa distrutti». Ieri la denuncia alla stazione Vigentina dei carabinieri: «Prima non ce l´ho fatta, ho pianto tutto il tempo. Mi hanno detto di calcare sulla rapina - conclude Francesco, dimesso dal Policlinico con 30 giorni di referto per una frattura sopra l´occhio, mentre Elio se l´è cavata con dieci giorni - che secondo loro "è il fatto più grave": non volevo crederci, ho pure litigato».L´altro episodio risale all´8 ottobre, ore 15, Parco delle rose. «Ero appartato con un ragazzo - spiega Fabio, 36 anni, la vittima - e sono saltati fuori in due, credo rom. "Ti piace il culo? Ora ti facciamo vedere", e mi hanno inseguito. Sono caduto, rialzato, ripreso, infine scappato senza essere rapinato. Ma al Pini mi hanno dato tre settimane di tutore per una lesione al ginocchio. Il 13 ho fatto denuncia alla stazione Romana-Vittoria dei carabinieri». Queste aggressioni, denuncia il presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo, che solidarizza con gli aggrediti, «segnalano il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno una città come la nostra».
Da gennaio a oggi, elenca Luca Trentini, responsabile nazionale del settore Lotta alla violenza dell´associazione, «registriamo in Italia 8 omicidi, 70 violenze ed aggressioni, 8 estorsioni e 7 atti vandalici. La situazione è ormai fuori controllo». E Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay: «In qualsiasi altro paese civile si sarebbe gridato all´emergenza. In Italia invece il parlamento rifiuta di discutere una qualsiasi legge a nostra tutela». Solidarietà agli aggrediti anche da Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran del Pd: «Ci auguriamo una chiara azione repressiva di forze dell´ordine e magistratura affinché in modo esemplare siano puniti i responsabili di queste orribili azioni».
(27 ottobre 2009)

Rissa sull'omofobia tra Cecchi Paone, la Parietti e Maurizio Ruggiero

La lite in diretta TV a "Domenica Cinque"
Comincerò inviandovi i link della trasmissione “Domenica Cinque”

  1. http://www.youtube.com/watch?v=Fn11PgIeCEM
  2. http://www.youtube.com/watch?v=mst_EQw0JWg
  3. http://www.youtube.com/watch?v=NAt84E9_DcQ
  4. http://www.youtube.com/watch?v=J5o12LG8irg
  5. http://www.youtube.com/watch?v=4cR4Tn-bYSI
  6. http://www.youtube.com/watch?v=VlfdcFUpUZ4
  7. http://www.youtube.com/watch?v=RHBId73OuFY

    Sta facendo il giro del web la rissa che ha visto coinvolti a Domenica Cinque tre personaggi assolutamente al di sopra delle righe: i prezzemolini del talk show Alba Parietti e Alessandro Cecchi Paone, quest’ultimo nella doppia veste di bisex dichiarato, e Maurizio Ruggiero, presentato sin dal principio come cattolico tradizionalista. Era prevedibile che fosse quest’ultimo ad accendere la miccia delle polemiche, dicendo prima alla Parietti:
    “Lei pensa di poter parlare solo perché gode dell’approvazione di questi quattro sodomiti?”.
    Alba ovviamente ha risposto a tono:
    “Lei dice stupidaggini che non fanno bene ai cattolici. Chiunque è meglio di lei. Lei fa un danno al mondo cattolico. L’unico peccato è che lei esiste”.
    Il cattolico tradizionalista ha avuto “belle parole” anche per Paone, dandogli pubblicamente del peccatore. E quest’ultimo gli ha rinfacciato di non essere sposato e di essere solo come un cane al mondo perché non merita amore. A quel punto alcuni ragazzi gay, ospiti in studio per portare la loro testimonianza, hanno detto al signor Ruggiero che preferirebbero essere adottati da un padre gay che avere un padre come lui.
    In tutto questo baillame la D’Urso è stata zitta per gran parte del tempo, salvo dissociarsi sul finire ritenendo questa scena “pietosa” e chiosando che per fortuna, nelle chiese in cui è stata lei, nessun omosessuale è mai stato messo alla porta!

L'OMOFOBIA CI COLPISCE DI PERSONA

Comunicato stampa aggressione Torino
Non si tratta di una fenomeno astratto, di un vuoto diritto reclamato sui banchi del parlamento: l'omofobia non è un discorso lontano ed alieno ma ci raggiunge oggi nelle nostre famiglie laddove siamo più deboli e indifesi e ci tocca personalmente come genitori gay e lesbiche, colpisce noi e arriva ai nostri figli. L'associazione Famiglie Arcobaleno esprime solidarietà al proprio socio torinese
Alessandro e a sua figlia, colpiti questi giorni da una violenta aggressione verbale e fisica sul posto di lavoro. Quello che ci preoccupa è il fatto che l'efferato protagonista di questo episodio è un collega di lavoro,
uno come tanti altri, che per difficoltà personali sfoga le proprie frustrazioni sull'altro inteso come il diverso da sè, che diventa il capro espiatorio dei propri fallimenti di vita e il responsabile della nostra difficoltà, su cui si può sfogare tutta la rabbia repressa e la propria impotenza e incapacità di evolvere verso un destino migliore.

Come genitori omosessuali avvertiamo forte la discriminazione che ci colpisce prima sul piano dei diritti negati per arrivare rapidamente nelle nostre vite e nei nostri affetti, colpendo sia i nostri genitori che soffrono per il rifiuto di un mondo che ci condanna per ignoranza e che colpisce i nostri figli ignorati dalle leggi e non tutelati dalla comunità e sui quali ricade la discriminazione del nostro essere omosessuali.

La scelta di vivere di fronte alla società, ai nostri genitori e ai nostri figli in modo autentico e senza bugie, ci espone di fronte a chi, coprendosi di ideologia e giudicandoci senza conoscerci e con la comodità di una situazione non provata sulla propria pelle, si ammanta di un velo di ipocrisia e ignoranza e svilisce la nostra umanità e i nostri affetti più intimi e colpendoci vilmente nella nostra più sensibile interiorità e nei nostri affetti più cari.

Chiediamo al paese e alla società civile il rispetto e il riconoscimento dei nostri sentimenti di genitori, perchè ci venga consentito di vivere le nostre vite in serenità e nel rispetto reciproco, senza timore di dover subire violenza e discriminazione nei confronti nostri e dei nostri cari. Chiediamo al nostro paese la tutela delle nostre vite, pretendiamo uguali diritti ed uguali doveri, perchè le nostre scelte di vita non sono ideologiche, ma incarnano i sentimenti più autentici di persone che reclamano il principio fondamentale della ricerca della propria felicità e del benessere psicologico e spirituale per la piena realizzazione di sè come donne e uomini, come genitori e famiglie.

Famiglie Arcobaleno, associazione genitori omosessuali.
LEGGI l'articolo: http://www.azur.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=8122

Vincenzo e Calogero hanno paura ad andare a scuola.

Comunicato stampa - Arcilesbica - 14 ottobre 2009

Vincenzo e Calogero adesso hanno paura ad andare a scuola, perchè al'uscita dell' Istituto superiore di Moda di Canicattì che fequentano da due anni, settimana scorsa un gruppo di coetanei li ha apostofati come "Brutti Froci" e picchiati a sangue. Vincenzo e Calogero, in ospedale hanno fatto denuncia e il gruppo non ha pensato di fermarsi, ma di andare avanti: "se non ritirate la denuncia, vi lasciamo a terra morti".
L'ondata di omofobia di quest'anno assomiglia sempre meno alle bravate di qualche sfaccendato e sempre piu' al moltiplicarsi degli attentati antisemiti nella Germania anni trenta.
La destra al governo, bocciando la legge sull'omofobia, ha perso una buona occasione per nascondere il suo profondo clericofascismo, fatto di ipocrisia pubblica e vizio privato. E dire che la legge era stata svuotata per bene in Commissione Giustizia e avrebbe punito solo le violenze fisiche omofobiche, per lasciare libera la diffamazione contro lesbiche gay e trans, in nome della liberta' d'opinione. Ma al momento del voto la destra e gli integralisti non hannno saputo resistere all'impulso di calpestare le persone lgbt e hanno rimandato a un'altra volta di darsi una patina moderna.
I giovani picchiati, le trans, le coppie lesbiche e gay, con le loro famiglie e i loro amici ringraziano il governo e gli opinionisti osservanti per il clima di terrore in cui si trovano a vivere. E se la liberta' di stampa di criticare il potere viene azzannata, rimane la liberta' di opinione di insultare le persone lgbt, tanto non le difende nessuno
Cristina Gramolini Segreteria nazionale ArciLesbica

e-mail: ufficiostampa@arcilesbica.it
www.arcilesbica.it

Oggi noi persone lgbt non siamo nulla, cadaveri ambulanti, spettri nella notte

Care amiche,

Mi chiamo Daiana, sono una studentessa iraniania nata in Itlaia da genitori Iraniani, di sinistra, dissidenti politici appartenenti al movimento dei Mujaheddin del popolo per capirci, fuggiti dalla Repubblica Islamica nel 1981.
Vi dico ciò, perchè anche grazie alla storia e al vissuto della mia famiglia, ero convinta fino all'altro giorno che comunque l'Italia fosse un paese libero.
Come donna e soprattutto come lesbica credevo che questo paese mi rispettasse e soprattutto mi volesse proteggere.
Questa illusione mi è crollata di colpo l'altro giorno dopo il terribile voto che c'è stato alla Camera dei deputati che ha respinto la proposta di legge contro l'Omofobia.
Oggi noi persone lgbt non siamo nulla, cadaveri ambulanti, spettri nella notte.
Sono molto arrabbiata, una rabbia interiore che non riesco a buttare fuori, avrei voglia di urlare, di piangere, ma a cosa servirebbe? Ho comunque intenzione di non stare zitta e d'ora in poi mi presenterò in tutte le occasioni sociali della mia vita con un simbolo evidente e visibile del mio dissenso e protesta contro questo paese che credevo libero e tollerante. Mi farò fare una spilla o metterò una maglietta rigorosamente nera con degli slogan contro l'omofobia di questa brutta Italia.

Qualche anno fa, facevo parte delle Donne in nero, un gruppo di donne che per protestare contro la guerra, le violenze, gli stupri subiti da noi donne in tutto il mondo, vestono di nero e organizzano sit-in ed iniziative di protesta.

Il nero; questo non-colore che nel paese d'origine della mia famiglia viene imposto alle donne per sottometterle e considerarle di serie B dal potere maschilista-teocratico, un non-colore chè è stato il simbolo del fascismo e rappresenta la morte in tantissime culture.
Ma noi dobbiamo usarlo come colore di lotta contro ogni forma di oppressione e omofobia.
Perciò care amiche, vi invito a rilanciare la protesta e a non stare zitte, come donne, come lesbiche, anche in poche, come facevamo noi donne in nero. Donne in nero contro l'Omofobia.
Daiana

Studentessa, lesbica fantasma

L'Omofobia continua "Colpiti con una mazza da baseball perché siamo gay"

L'Omofobia continua :
Parla uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testacciodi Anna Maria Liguori«È arrivato di colpo con la sua auto. Ha frenato, èsceso edè corso verso di noi. Aveva una mazza di baseball. Hacolpito a raffica. Un colpo di taglio in testa al mio amicobrasiliano, uno l´ho preso io sul braccio, una botta sullaspalla di un altro. Allora siamo scappati». Ha avuto paura il diciannovenne gay, uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testaccio.
Perché credi vi abbia colpito?«Ci ha colpiti con odio, è tutto quello che posso dire.
Il giovedì sera all´Alibi c´è una serata che si chiama"Gloss", è un giorno misto, ci siamo noi gay ma anche tanti ragazzi etero. Alcuni di loro all´uscita ci hanno decisamente provocati. Noi abbiamo reagito ed è scoppiata una rissa.
Sembrava tutto finito quando è arrivato quel tizio che non avevamo mai visto prima». Forse un amico dei ragazzi che vi hanno provocato? «Forse sì perché è venuto direttamente da noi. Io ero con due miei amici brasiliani, che fanno i ballerini, entrambi ventenni, ed un altro amico della mia età. Si vede chiaramente che siamo gay. Non credo che volesse picchiare qualcun altro».
Siete scappati subito?«Un ballerino aveva già preso il taxi perché era molto spaventato dopo la rissa. Eravamo in tre quando è arrivato quel tizio. Io e un altro ci siamo rifugiati in un bar, l´altro ballerino aveva la testa che gli sanguinava ma abbiano visto subito che la ferita non era grave. Ma il tizio con la mazza ci ha inseguiti, solo che nel bar non l´hanno fatto entrare». Vi ha aiutati qualcuno dunque...«Proprio aiutati non direi. Soprattutto durante la rissa e dopo quando è arrivato quel pazzo nessuno ha mosso un dito.
La cosa sconcertante è che sono rimasti fermi anche gli addetti alla sicurezza, mentre ci picchiava non sono intervenuti non dico per difenderci ma almeno per fermarlo». Chi è stato ferito di più?«Uno dei ballerini brasiliani, quello che ha avuto la botta in testa. Ma nessuno di noi è andato in ospedale, non stavamo malissimo fisicamente, ci è andata bene se ci dava un colpo alla tempia ci potevamo rimanere. Lo spavento è però stato grande». http://oas.repubblica.it/5c/local.repubblica.it/rg/roma/interna/958010877/Middle/default/empty.gif
http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif (17 ottobre 2009)
http://roma.repubblica.it/dettaglio/colpiti-con-una-mazza-da-baseball-perche-siamo-gay

Transgendera investito a Roma

Dopo l'accoltellamento davanti al Gay Village e gli attentati incendiari ai locali per omosessuali, la denuncia di un'altra aggressione: due uomini a bordo di un'auto hanno inseguito e investito una transgender. "Questa mattina - scrive Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay di Roma - ci è stato segnalato un episodio di violenza all'Eur ai danni di una persona transgender che adesso è ricoverata in ospedale dove ha subito un intervento alla testa". Una testimone straniera ha assistito alla s cena: "L'avevano presa di mira", ricorda. "L'hanno inseguita con l'auto: c'erano due uomini a bordo. Ho visto bene. E lei è scappata ma quando si è voltata, l'hanno investita. E' caduta e ha battuto la testa".
(15 ottobre 2009)

VITTIMA SOTTO CHOC
«Trans investito nella notte all'Eur»
La denuncia dell'Arcigay: attacco violentissimo e doloroso. La donna è stata operata alla testa
ROMA - Un trans di circa 45 anni è stato investito nella notte tra martedì e mercoledì all'Eur da un'auto che poi è fuggita. L'episodio lo rende noto l'Arcigay Roma. Parla il presidente Fabrizio Marrazzo: «Questa mattina ci è stato segnalato un episodio di aggressione che ha visto coinvolta all'Eur C.A, una persona transgender che adesso è ricoverata in ospedale, dove ha subito un intervento alla testa. A contattarci e a riferirci dell'aggressione sono state le sue amiche».

L'ATTACCO - Secondo le prime informazioni, la donna, circa 45 anni, è stata investita da un'auto tra mezzanotte e le due nella zona dell'Eur intorno al Palalottomatica. I ricordi sono molto confusi, ma le amiche presenti al fatto, raccontano che la macchina, con all'interno un paio di persone, avesse girato intorno alla donna più di una volta. Poi, ha cominciato a seguirla fino ad investirla. A qual punto la 45enne, straniera, ma in Italia da 25 anni, sarebbe stata investita. L'auto a quel punto è fuggita lasciandola lì per terra senza sensi. Le amiche hanno preso il numero di targa. «Un'aggressione violentissima e dolorosa» spiega ancora Marrazzo, «da condannare con forza. Se dovesse essere confermato il movente discriminatorio saremmo di fronte a una circostanza dalla gravità eccezionale». L'aggredita ha nominato come avvocato il responsabile legale di Arcigay Roma, Daniele Stoppello, che aggiunge: «al momento ricorda ancora poco, ma stiamo comunque provando a ricostruire la dinamica di quanto avvenuto».
15 ottobre 2009
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_ottobre_15/trans_aggredito_eur-1601882605798.shtml

NAPOLI
l'ennesima aggressione in citta'
Omosessuale aggredito in metropolitana:"Mi hanno puntato un pugnale ai testicoli"
Un giovane docente minacciato e insultato da tre giovani con la testa rasata: «Gay di m... sei un essere putrido»

NAPOLI - A Napoli è ancora violenza omofobica. Ieri sera intorno alle sei Mario (nome di fantasia), un giovane docente omosessuale napoletano, è stato aggredito da tre teste rasate nella stazione della metropolitana «Quattro Giornate». «Sei un ricchione di m..., sei un essere putrido» gli hanno gridato. Lo hanno costretto in un angolo, contro il muro, e gli hanno puntato un coltello sotto i genitali, minacciandolo: «Non urlare sennò sei morto». L’aggressione è avvenuta intorno alle 18 mentre il docente aspettava la metropolitana seduto sulla panchina della stazione, in quel momento deserta, per tornare a casa dopo il lavoro. «All’improvviso si sono avvicinati tre ragazzi tutti con le teste rasate e vestiti con un bomber verde. Uno aveva il cappuccio sulla testa ma non avevano i volti coperti» racconta Mario, che prosegue: «Non ho neanche avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo che mi hanno preso per la gola mi hanno intimato "alzati" e poi mi hanno sbattuto contro il muro. Inizialmente credevo che si trattasse di una rapina».

L'INTIMIDAZIONE - Ma il giovane insegnante si è presto accorto che si trattava invece di un’aggressione a sfondo omofobo. «Essere putrido, fai schifo», inveivano gli aggressori. Hanno continuato a insultarlo e minacciarlo per qualche minuto, puntandogli un’arma bianca sotto i genitali e, dopo averlo terrorizzato, se ne sono andati. «Spero che le autorità facciano qualcosa - commenta il giovane docente, ancora sotto shock - Ho paura. La situazione a Napoli non è tranquilla per noi omosessuali».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/15-ottobre-2009/omosessuale-aggredito-metropolitanami-hanno-puntato-pugnale-testicoli-1601880729239.shtml

Roma, coppia gay aggredita al centro. Presi a calci al grido di "camerati"

I ragazzi sarebbero stati avvicinati da sei giovanissimi a bordo di tre scooter in via del Collegio Romano. Roma - All'indomani della manifestazione contro l'omofobia a Roma, nuovo episodio di intolleranza nella capitale. Una coppia di ragazzi gay denuncia di essere stata aggredita questo pomeriggio intorno alle 14 nei pressi di via del Corso mentre stava percorrendo a piedi via del Collegio Romano verso il Pantheon.
I ragazzi sarebbero stati avvicinati da sei giovanissimi a bordo di tre scooter. Il più giovane della coppia, Francesco, un venticinquenne, sarebbe stato aggredito con un colpo di casco sulla testa e un calcio all'inguine. A raccontare l'episodio è Massimo Fusillo, il compagno di Francesco e presidente di un'associazione di orientamento gay, "Leather Club Roma". «Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia - ha raccontato Massimo Fusillo - dopo aver visitato la mostra l'intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da sei ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni».
«Hanno fatto il saluto romano». Secondo il racconto di Fusillo, probabilmente ad attirare l'attenzione degli aggressori è stato l'abbigliamento della coppia gay, che indossava capi in stile Skinhead sharp (l'acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. «Forse - ha spiegato - hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni. Ci hanno avvicinato, erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano, ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato "camerati". Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. "Io non sono fascista" ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. "Appunto, lo siamo noi", hanno risposto. Fisicamente Francesco sta abbastanza bene, a parte il dolore alla mano con cui ha cercato di proteggersi dal colpo alla testa. Psicologicamente è invece ancora molto scosso, alcuni mesi fa aveva subito un'altra aggressione, gli avevano puntato un coltello alla gola».
I due fidanzati sarebbero stati immediatamente soccorsi da alcuni turisti italiani per poi andare a raccontare il fatto agli uomini della polizia municipale che erano in un'auto nelle vicinanze. «Ci hanno consigliato di prendere un taxi - ha concluso Fusillo - ma ci aspettavano di essere almeno accompagnati ed invece, sconvolti, ci siamo incamminati da soli a piedi verso piazza San Silvestro».
Zingaretti: ci risiamo con l'omofobia. «Ci risiamo. Un nuovo atto di intimidazione contro chi è individuato come debole o diverso e quindi un problema». Lo afferma, in una nota, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. «Un atto legato al fanatismo - aggiunge - di chi non capisce nulla della vita. A preoccupare, anche in questo caso, è quella che sembra essere la giovanissima età degli aggressori, che conferma quanto sia grande il bisogno di affermare valori positivi e di impegnarsi tutti, a cominciare dalle scuole e dai quartieri, per una grande battaglia culturale».
Alemanno: atto intollerabile. «Quale che sia il movente è un fatto inaccettabile e intollerabile, soprattutto per la giovanissima età degli aggressori. Purtroppo questo dimostra che bullismo e intolleranza viaggiano insieme e creano gravi problemi alla città di roma». Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il primo cittadino della capitale ha espresso «piena solidarietà per gli aggrediti», ha detto e ha chiesto «attenzione da parte degli inquirenti per sapere esattamente cosa è successo e quali sono i responsabili». «Noi - ha concluso - continuiamo a lavorare per tener lontane tutte le tentazioni di intolleranza che possono essere presenti in una città come Roma».
La vittima: ora ho paura. «Ora ho paura, ho paura di essere me stesso e di esprimere la mia personalità, anche nel vestire. In quegli attimi mi sono sentito davvero solo». Così Francesco, il ragazzo gay di 25 anni che oggi è stato aggredito nelle vicinanze di via del Corso mentre passeggiava con il suo compagno. «In meno di un anno che mi sono trasferito a Roma da Lecce - ha aggiunto - ho già subito due aggressioni. Sono scappato dalla mia città perchè non mi sentivo libero ma oggi ho capito che Roma ha una mentalità ancora più chiusa. Ma a camminare con la testa bassa non ci sto, la vera sfida è rimanere qui, perchè i problemi non si risolvono scappando».
Il venticinquenne aggredito ha confermato che sporgerà denuncia alla Procura contro ignoti, intanto rimane la paura per un gesto «che più che un danno fisico - ha detto - mi ha provocato un danno morale e psicologico. In fondo ho solo una contusione ad un dito, poteva andarmi peggio». Solo 6 mesi fa a viale Marconi, ha raccontato Francesco, c'è stata la prima aggressione. «Due nazisti mi hanno avvicinato minacciosi perchè sono gay e skinhead di sinistra» ha raccontato. «Mi hanno rapinato e minacciato con un coltello. Mi hanno detto che se mi facevo rivedere in giro vestito così mi avrebbero tagliato la gola» ha concluso. Fonte: Il Messaggero.it
La testimonianza di uno dei ragazzi: "In strada nessuno li ha fermati. Ci guardavano come al circo".

Il giorno dopo la manifestazione contro l'omofobia Una coppia gay è stata aggredita domenica pomeriggio nei pressi di via del Corso da sei ragazzi di estrema destra. Gli aggressori (che viaggiavano in scooter) hanno avvicinato la coppia che si dirigeva verso il Pantheon e, urlando slogan neofascisti, avrebbero colpito il più giovane della coppia, venticinquenne, con un colpo di casco sulla testa e un calcio all’inguine.

SCONCERTO E RABBIA - Sconcerto e rabbia. Con queste parole Arcigay Roma commenta l’aggressione. Abbiamo sentito le vittime dell’aggressione a cui abbiamo espresso la nostra vicinanza e solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l’età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. "Massimo e Francesco i ragazzi gay aggrediti questo pomeriggio in centro a Roma, hanno deciso di sporgere denuncia e mi hanno conferito l’incarico di assisterli. Per questo, forniremo assistenza legale gratuita, come facciamo con tutti coloro che subiscono atti di omofobia". Ad affermarlo è Daniele Stoppello, responsabile legale di Arcigay Roma e Gay Help Line.

PIERO MARRAZZO - "Abbiamo sentito le vittime dell’aggressione a cui abbiamo espresso la nostra solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l’età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. C’è un degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è indegno commettere violenza verso una coppia che si ama e si tiene per mano.

Fiaccolata LGBT a Verona

A tutti i cittadini e le cittadine di Verona

In questi ultimi mesi l’Italia è stata scossa da una lunga ondata di violenza che ha colpito la comunità LGBT - lesbica, gay, bisessuale e transgender. L’attacco incendiario contro la discoteca QUBE di Roma è solo l’ultimo di una serie impressionante di episodi: accoltellamenti, botte, sassaiole, lanci di bombe incendiarie, tentativi di stupro, minacce ed inseguimenti. Sindaci e personalità sia di destra sia di sinistra hanno preso atto di una situazione sempre più intollerabile stigmatizzandola a fianco della comunità LGBT.

Anche a Verona gli episodi di violenza omofobica non sono mancati, molti dei quali mai denunciati alle autorità per la paura degli aggrediti ad esporsi, fatto di per sé indicativo del clima sociale e culturale in cui viviamo, ma regolarmente segnalati alle nostre organizzazioni. Il più grave fra questi è stato un lancio di sassi organizzato da una banda contro le automobili e i passanti, in una zona d’incontro gay in ZAI, come ha riportato anche il giornale l’Arena in data 13 Giugno 2009 (“Gay aggrediti di notte in ZAI”).

In questo quadro di crescente intolleranza a tutti i livelli, assieme a tutti coloro che parteciperanno il 10 ottobre alla manifestazione nazionale “UGUALI”, rivendichiamo come fondamentale necessità democratica e civile interventi legislativi contro l’omofobia e la transfobia, che estendano la legge Mancino anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Sarà solo un primo passo non certo esaustivo né sufficiente. La negazione e l’opposizione al riconoscimento di diritti per le persone e le coppie lgbt è già di per sé omofobia e transfobia. La Costituzione italiana e la Dichiarazione Universale dei diritti umani indicano con chiarezza il principio di uguaglianza che deve impegnare le istituzioni tutte, ad ogni livello territoriale, ad agire con interventi informativi e culturali, a partire dalla scuola, dove il fenomeno del bullismo è in preoccupante espansione.

Chiediamo alla società veronese e alle sue istituzioni un’assunzione di responsabilità piena nei confronti dei suoi cittadini e delle sue cittadine gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Come tali, come cittadini prima ancora che come gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, vogliamo vivere LIBERI E UGUALI IN DIGNITÀ E DIRITTI. Vogliamo vivere in un Paese e in una città civile.

Chiediamo perciò a tutti i cittadini e le cittadine della nostra città di unirsi a noi nella

FIACCOLATA

Contro la Violenza e l’Omofobia e la Transfobia!

Mercoledì 7 Ottobre 2009
alle ore 20.30
In Piazza BRA’ – presenza stanziale davanti alla scalinata di Palazzo Barbieri.

Chiediamo a tutti di portare una fiaccola o una candela. Sono benvenute le bandiere arcobaleno del movimento lgbt ed altre in rappresentanza di associazioni e movimenti, cartelli e messaggi contro la violenza e l’omofobia. Chiediamo che non ci siano bandiere o simboli di partito, perché la manifestazione non venga strumentalizzata o etichettata come di una precisa parte politica.

Promuovono le associazioni:

- Arcilesbica Juliette & Juliette Verona
- Arcigay Pianeta Urano Verona
- Rebis - Liberi di essere, Liberi di amare - Aggregazione Cultura Diritti LGBT.

Per Informazioni: 349.3134852


Per adesioni:
stopomofobiaverona@arcigayverona.org - veronalgbt@gmail.com

Website: http://stopomofobiaverona.blogspot.com
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http://arcilesbicaverona.blogspot.com
http://www.arcigayverona.org/sito
http://www.grupporebis.com

UGUALI - Manifestazione nazionale 10 ottobre 2009

Liberi e eguali in dignità e diritti (articolo 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
Ci siamo oggi ritrovat* a Roma per confrontarci tra associazioni, gruppi, persone appartenenti al plurale movimento lgbt italiano. La nostra volontà è chiara: non abbiamo paura e vogliamo rispondere alla violenza con il nostro contributo sociale e culturale. Noi siamo uguali, nella nostra dignità, nell’affermare i nostri diritti e doveri nella società, nella rivendicazione di leggi. Insieme vogliamo invitare le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, cittadine e cittadini a far sentire la voce e l’impegno di un’Italia differente, che agisce per un cambiamento vero, profondo che riguarda la cultura e la convivenza.
Il 10 Ottobre 2009 saremo a Roma, come movimento lgbt, unitariamente, coscienti di convocare una manifestazione in un clima che in generale è violento, che colpisce noi, migranti, donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli, in cui si alimenta l’idea di dominio, di visioni autoritarie.
Saremo a Roma per rivendicare il diritto alla piena uguaglianza delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Una buona legge contro l’omofobia e la transfobia, che estenda la legge Mancino anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere, è oggi una fondamentale necessità democratica che rivendichiamo. Ma è solo un primo passo non certo esaustivo né sufficiente.Il 10 ottobre manifesteremo per chiedere la piena attuazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, per impegnare le istituzioni tutte ad agire anche con interventi informativi, formativi e culturali, nelle scuole e sui media, per rivendicare l’interezza della nostra piattaforma politica.
Questa manifestazione è anche il primo chiaro segnale della nostra capacità di far esprimere una nuova e forte volontà di cambiamento del movimento lgbt italiano. Chiediamo a tutta la società civile di essere accanto a noi, quel giorno. Ognuno di noi vive calato nella società, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Non siamo confinati nei ghetti e non più vogliamo starci. Vogliamo che il 10 ottobre sia una manifestazione in cui ogni persona lesbica, transgender, bisessuale, omosessuale abbia accanto le proprie famiglie, i colleghi di lavoro, i compagni di scuola, i vicini di casa.
Guiderà la manifestazione un’unica enorme bandiera Rainbow. Sotto i suoi colori in cui tutte e tutti ci riconosciamo, invitiamo tutte e tutti ad essere presenti portando la propria storia, la propria soggettività, la propria bandiera di movimenti sociali e culturali.Uguali -
Comitato Promotore Manifestazione Nazionale
Roma 10 ottobre 2009

10 ottobre Manifesta a Roma

MANCUSO:" Proporremo nei prossimi giorni a tutte le associazioni del movimento italiano la convocazione unitaria, oltre a sit in e presidi di protesta per il grave fatto accaduto a Roma, di una grande marcia a Roma, per i diritti e la dignità delle persone lgbt. L’11 ottobre a Washington si terrà la tradizionale giornata del Coming Out che quest’anno sarà il punto d’arrivo della marcia lanciata da Cleve Jones attivista gay che ha lavorato al fianco di Harvey Milk.
Anche noi, come i gay americani, pretendiamo che il Parlamento faccia giustizia sull’uguaglianza dei diritti e per il matrimonio civile per le persone lgbt.
Allo stesso modo è ora di aprire un nuovo capitolo nel movimento dei diritti, affinché la nostra voce sia finalmente ascoltata dalle istituzioni. Siamo certi che tutte le persone realmente democratiche avvertano la gravità dell’ondata di odio e di violenza che si è abbattuta sul nostro Paese, ai danni delle persone lgbt, delle donne, dei migranti, delle persone socialmente indifese. Pretendiamo, infine, che Governo ed opposizione, si esprimano in modo chiaro e tempestivo rispetto alle nostre richieste e soprattutto che dicano al Paese quali iniziative concrete vogliono mettere in atto."
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Aurelio Mancuso.

Aggrediti un giornalista e attivista politico e il suo compagno. Nuovo episodio di intolleranza nei confronti di due omosessuali.

Rimini, 24 agosto 2009 - Presi a pugni e schiaffi da un vicino di casa assieme a una sequela di insulti omofobi misti a minacce con evidenti riferimenti a sfondo sessuale. Nuovo episodio di intolleranza ai danni di una coppia gay, questa volta nel quartiere di Miramare a Rimini.
Il caso, che segue di poco quello avvenuto a Roma, è stato denunciato da Gaylib ed è accaduto durante il fine settimana appena trascorso.Vittime dell’aggressione fisica e verbale sono stati Daniele Priori, 27 anni, giornalista, attivista politico di centrodestra, impegnato nella lotta per i diritti civili e il suo compagno, il cantautore Ciri Ceccarini, 29 anni, noto anch’egli in riviera, in particolare per il suo brano “Sono ciò che sono” presentato quest’anno al Pride nazionale di Genova.La rissa è avvenuta per futili motivi, un parcheggio, nel cortile del condominio dove risiede Ceccarini in via Calzecchi 10. La coppia, dopo l’intervento sul posto dei carabinieri, si è recata presso al Pronto Soccorso di Rimini per farsi medicare.
“E’ semplicemente impensabile - ha dichiarato Daniele Priori - trovarsi in vacanza e essere presi a pugni in faccia per una evidente intolleranza che non esita a trasformarsi in violenza fisica. In realtà, in questa specifica situazione, ci troviamo di fronte a un caso di persecuzione che dura da anni. Basti pensare, tra gli altri episodi, che appena pochi giorni prima dell’aggressione hanno gettato delle uova sulla mia autovettura. Secondo questa gente - riferisce - io e il mio compagno non dobbiamo stare nella palazzina per non oltraggiarne la loro idea di decoro al punto che non si sono fatti problemi, pure di fronte all’intervento dei carabinieri, a definire il mio compagno come un essere schifoso".L’isolato che fiancheggia la Statale Flaminia non è peraltro nuovo a episodi di omofobia violenta. Cinque anni fa, infatti, nello stesso stabile di via Calzecchi un anziano omosessuale è stato ucciso da un rumeno dedito alla prostituzione, recentemente condannato dal Tribunale di Rimini.
Fonte: il Resto del Carlino

Roma, effusioni fra gay: aggrediti a bottigliate

22 agosto 2009 STAMPA INVIA CONDIVIDI SU FACEBOOK
Si erano appena conosciuti, dopo essere usciti dal Gay Village, una rassegna dell’estate romana, alla 4 di notte, e si erano cominciati ad abbracciare e baciare, quando un uomo, di 40 anni, li ha aggrediti. A uno ha spaccato una bottiglia in testa e all’altro ha dato una coltellata all’addome. L’uomo, rintracciato dalla polizia, è stato denunciato per tentato omicidio. Ha precedenti per reati contro il patrimonio e per droga. Uno dei ragazzi aggrediti è stato dimesso con una prognosi di sette giorni, l’altro, sottoposto a intervento chirurgico, è grave, ma non rischia la vita.
«Sembrava una corrida - ha raccontato un testimone - ma al posto del toro c’era un ragazzo insanguinato: nessuno interveniva, tutti guardavano. Guardavano quell’animale, quel matto che dopo avergli dato una coltellata riempiva il ragazzo trentenne di calci e pugni».
Sdegno in tutta la città: per il sindaco di Roma, Gianni Alemannom, è «inaccettabile che un accoltellatore che ha agito con un chiaro movente di intolleranza sessuale, mettendo in pericolo la vita di due persone, sia soltanto denunciato a piede libero per un mero cavillo procedurale. Senza certezza della pena e senza un’adeguata durezza di fronte ai reati di allarme sociali, qualsiasi politica di sicurezza e di lotta al crimine risulta profondamente delegittimata».
Alemanno ha spiegato che «il criminale in questione rimarrà sotto stretta osservazione per evitarne la fuga. Ma chiedo con forza che il magistrato inquirente adotti immediatamente il provvedimento di restrizione in carcere di questo delinquente». Il sindaco ha, infine, espresso solidarietà ai due ragazzi che «pagano il prezzo di un’ intolleranza e di una violenza veramente ignobile e ingiustificabile».
Per Vladimir Luxuria, ex parlamentare, vincitrice dell’Isola dei Famosi e una dei leader storici del movimento gay e anche animatrice delle notti romane, «mai vissuti, a mia memoria, tempi così bui a Roma. La città - ha spiegato Luxuria - è sempre più insicura per tutte le categorie deboli non solo per le donne. Ci sentiamo tutti meno sicuri e viviamo con terrore questo clima fatto di squadracce e spedizioni punitive. Stavolta è toccato a due persone che erano colpevoli solo del fatto che si stavano abbracciando».
L’ultima aggressione a gay a Roma è avvenuta a giugno nei pressi di Campo de’ Fiori: due giovani denunciarono di essere stati aggrediti attorno all’una di notte mentre passeggiavano mano nella mano in via del Biscione: a un tratto un gruppo di circa 5-6 ragazzi tra i 18 e i 20 anni si avvicinò, inveì contro di essi colpendoli ripetutamente e con violenza. In particolare picchiarono il più giovane buttandolo in terra e facendogli sbattere la testa contro un sasso.
Episodi di omofobia c’erano stati in precedenza nella cosiddetta Gay Street, nei pressi del Colosseo.
Sull’episodio, Arcigay Roma ha annunciato che si costituirà parte civile, mentre per l’assessore alla cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, si è trattato di «un gesto estremo, estraneo alla cultura dell’accoglienza della città e all’impegno più volte dimostrato da questa amministrazione».

Scritte omofobiche alla sede di Gay It

Arcilesbica ed Arcigay Verona esprime la sua solidarietà a Gay.it per le minacce subite, le scritte omofobiche, l'aggressione verbale. Siamo profondamente preoccupati per l'omofobia dilagante, anche nella Regione Toscana. I tanti episodi di rinnovata violenza contro trans, lesbiche e gay non devono essere sottovalutati, ma devono spingere tutta la società civile e i movimenti glbtq ad una efficace consapevolezza.
Un abbraccio a chiunque si sia sentito/a/* minacciato/a/*

Sassi e uova contro un gruppo di gay polizia indaga su una decina di ragazzi.

Comunicato stampa
L’episodio di aggressione "da branco" avvenuto questa notte in un luogo frequentato da uomini gay è solo la punta di un iceberg che da tempo ormai anche a Verona produce danni silenziosamente in tutti i luoghi di incontro gay non protetti da mura di associazioni o locali commerciali, e questo indipendentemente dalla matrice più o meno ideologica degli aggressori. Siamo anche stati informati precedentemente di pestaggi avvenuti a danno di persone che non volevano purtroppo far riconoscere la propria identità e che sono finite in ospedale raccontando le storie più fantasiose. L’amministrazione ha “bonificato” Basso Acquar dai gay dichiarando che stava intervenendo su un problema di prostituzione: oggi lì la prostituzione c’è ancora, anche se diminuita, ma non ci sono i gay. Anche a dar credito alle buone intenzioni, c’è da chiedersi cosa ci abbia guadagnato la società veronese nel cacciare i gay più vulnerabili alla violenza in zone più periferiche, buie e isolate.
La “sicurezza” dovrebbe essere innanzitutto tutela di libertà dei cittadini, compresi quelli “moralmente” meno graditi ad una parte di società: libertà di movimento, libertà di incontro e libertà dalle aggressioni. Per tutelare queste libertà ci sono delle istituzioni, che nella stragrande maggioranza dei casi le vittime di queste aggressioni non coinvolgono perché sono convinte, a torto o a ragione, che denunciare la violenza subita sia meno conveniente che tacere. Una società che alimenta questa convinzione è una società al di sotto di un livello accettabile di civiltà. Per uscire da questo circolo vizioso chiediamo alle istituzioni, amministrazione comunale, forze dell’ordine e prefetto, di prendere atto di questo sottobosco invisibile di violenza e sopraffazione e di aprire un nuovo capitolo di civiltà: noi siamo pronti a progettare e a strutturare assieme alle istituzioni, senza steccati ideologici, atti concreti per facilitare la denuncia da parte delle vittime, la tempestività degli interventi e garantire un minimo di senso di libertà a tutti i cittadini. In attesa di potersi sedere intorno ad un tavolo con le istituzioni per discuterne, ci appelliamo a tutte le persone che sono vittime o testimoni di questi atti a denunciali e riportarli almeno alle associazioni glbt. Arcigay è raggiungibile agli indirizzi e numeri riportati nell'intestazione del blog
Michele Breveglieri - Presidente Arcigay Verona
Luigia Sasso - Presidente Arcilesbica Verona

ilverona: 13 Giugno 2009
L'attacco. L'episodio la scorsa notte in una strada isolata della Zai, luogo di incontro di omosessuali
■ Si radunano in una via isolata vicino a strada La Rizza, non lontano dal campo nomadi. Rappresentano un “sottobosco” i gay di Verona, loro stessi si definiscono così, consapevoli dei pregiudizi che li circondano. Pregiudizi che non sono fatti solo di parole, offese. La scorsa notte verso le 1.30 un gruppo di ragazzi, non più di una decina, hanno fatto irruzione in quella via, isolata e buia. E hanno lanciato sassi e uova contro alcuni omosessuali che lì si erano incontrati. «A un uomo - racconta Gianni Zardini rappresentante del circolo Pink - hanno sfondato, con sassi, il lunotto della macchina, e poi è stato preso di mira con uova, cosa successa anche ad altri presenti fra i quali un motociclista. All'arrivo della polizia tutto era tornato tranquillo, e i ragazzi sono fuggiti a piedi».
Non è la prima volta che i gay vengono aggrediti. «Gli episodi sono aumentati da quando con un'ordinanza il sindaco ci ha costretto ad andarcene da Basso Acqua - spiega Zardini – quella era una zona più luminosa e sicura». Ma per la prima volta, l'altra sera, è intervenuta la polizia. Perché, per la prima volta, qualcuno aveva chiamato il 113 e aveva fatto denuncia. «Nessuno prima ne aveva mai avuto il coraggio - continua Zardini - per paura di metterci il nome, di essere scoperto. C'è, tra quelli che vengono qua, chi ha una famiglia, e anche una seconda vita. E sarà sempre così fino a quando esisteranno tanti pregiudizi ».
Non lo sapevano nemmeno agli agenti del commissariato di Borgo Roma, che intervenendo hanno incrociato due automobilisti colpiti dalle sassate. Uno si trovava vicino a strada La Rizza, l'altro si stava immettendo sulla strada dell'Alpo. Hanno detto di aver visto alcuni ragazzi lanciare oggetti e poi scappare. Non hanno aggiunto altro. Per questo all'inizio gli agenti non hanno privilegiato alcuna ipotesi né hanno trovato elementi che potessero far capire le ragioni dell’atto vandalico. Che ora si sembra configurarsi come un gesto nato da pregiudizi e razzismo. Da parte di chi, ancora non si sa. ■ F.L.O.
L’appello
■ ■ L'appello mandato dai rappresentanti del circolo Pink, per denunciare episodi simili a quello avvenuto giovedì notte: «Invitiamo tutte le persone coinvolte in fatti del genere a denunciare quanto succede! » Lo condividiamo anche noi come Arcigay ed Arcilesbica.
La sede di Arcigay Pianeta Urano (VR) e Arcilesbica (VR) si trova in presso il MILK VERONA LGBT COMMUNITY CENTER in Via A. Nichesola, 9 - Verona( San Michele ) - INFO: 346.9790553 (Arcigay) 349.3134852 (Arcilesbica) info@arcigayverona.org OPP. verona@arcilesbica.it per avere informazioni iscriviti alla MAILINGLIST oppure scrivi alla mail: stopomofobia@arcigayverona.org