AGGREDITA DA UN BRANCO DI RAGAZZI UNA RAGAZZA TRANS MEMBRO DEL DIRETTIVO DEL CIRCOLO ANTHIAS DI NAPOLI

E' accaduta una cosa molto grave che purtroppo abbiamo saputo solo ieri. Domenica sera A., una ragazza trans, membro del direttivo del circolo Anthias di Napoli, è stata aggredita in un autobus che dal parcheggio Brin si dirigeva a Ponticelli, da un gruppo di giovani con l'indifferenza o la complicità (questo sarà da dimostrare) dell'autista che la sera prima durante la medesima corsa, pare, avesse fatto addirittura delle avances alla ragazza. A. ha immediatamente sporto denuncia e le indagini dovrebbero essere già partite da giorni....ma sono davvero partite? Oggi su Il Mattino, su La Repubblica e su Il Napoli uscirà l'intervista di A. sull'accaduto e speriamo che questa pubblicizzazione responsabilizzi e aiuti le ricerche degli aggressori e dei testimoni. Arcilesbica ed Arcigay di Verona esprimono tutta la sua solidarietà, per la terribile e scioccante esperienza che è stata costretta a subire in questo paese sempre più pullulante di razzisti, di maschilisti, di fascisti e di picchiatori di ogni sorta.

POVERA LUXURIA, ADESSO PER LEI INIZIANO I GUAI. ARIANNA DAVID E CRISTINA PLEVANI: "NON MERITAVA LA VITTORIA"

La vittoria di Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi avrebbe dovuto sdoganare (definitivamente) l'emarginazione del "terzo sesso", inteso come "omosessualità" e "transessualità". L'intelligenza e il savoir faire dell'ex parlamentare transgender, il suo valore umano e, insieme, la sua tenacia hanno "alimentato" le molte puntate del programma condotto da Simona Ventura. La stessa Ventura, assieme a tanti altri, è certa che i tempi di "caccia alle streghe" siano finalmente terminati e che l'emarginazione della diversità sessuale sia un retaggio da Medio Evo oppure da trogloditi a corto di cultura scolastica.
Errore,errore, errore. Su internet, ad esempio, i commenti a ruota libera contro Vladimir Luxuria fluttuano senza censure alcune, come anche gli insulti.

Il motivo di tutto ciò? Proprio la sua natura sessuale. Non accettata, avversata e, diciamola tutta, anche rigettata da molti che si trincerano nell'anonimato. Sui teleschermi, in maniera ingessata, ma non meno ostile, fioccano ormai i commenti malevoli. Nella trasmissione di Caterina Balivo (Festa Italiana, Raiuno) Cristina Plevani, rediviva vincitrice del primo Grande Fratello e tenutaria di una rubrica di posta del cuore su un settimanale,( ma lei per prima dal cuore di pietra) si lamenta. Vladimir Luxuria? Vittoria scontata. Le fa eco Arianna David, ex Miss Italia ed ex "isolana" la quale, da perfetta viperetta, definisce anche lei scontata (regalata?)la vittoria di Luxuria. Dopotutto signori stiamo parlando di un gioco, ma c'è chi prende tutto sul serio. L'assunto è: ma che vuole questo "scherzo della natura", non poteva starsene a casa a fare la calza? Ora "osa" addirittura vincere un reality, invadendo il "nostro " spazio: quello di quattro soubrettine ossigenate, rifatte, miracolate. Dio Botulino, aiutaci tu. Al di là dell'accettazione della "diva" Vladimir, la realtà è anche questa: l'affermazione pubblica di un transessuale mette in discussione le convinzioni dei finti benpensanti, i quali temono: con un Vladimir in primo piano, tutto può succedere... Ogni cosa cioè può diventare "sovversiva".

Che paura. Anche Lamberto Sposini, prima dell'incoronazione della transgender foggiana, a La Vita in Diretta, seguitissimo programma del pomeriggio Rai, suggeriva mellifluamente alla Ventura: "La Vittoria di Vladimir non è scontata?" Più che scontata era ,nei fatti, da molti semplicemente non voluta. La storia si ripete: dietro gli applausi, i complimenti degli adulatori, Vladimir e altri come lei dovranno affrontare ancora e sempre diffidenze e tentativi (reiterati) di emarginazione. Questo si che è scontato!

ROMOLO RICAPITO

PINK: A Verona Reading Commemorativo

20 novembre 2008
giornata mondiale in ricordo delle persone transessuali vittime di violenza
A Verona questa sera Reading Commemorativo
al Circolo Pink -ore 21.00
dalle 19.00 aperitivo e risotto - la serata è aperta a tutte e tutti
Ogni giorno siamo vittime di aggressioni, umiliazioni, violenze, discriminazioni
La transfobia esiste, aiutaci a combatterla
Alcune delle storie che verranno lette il 20 novembre:
Valentina Falco
Luogo: Novara, Italia
Età: 34
Data: 25-26 Novembre 2006
Il mio nome era Valentina Falco. Avevo 34 anni e sono morta in Italia. I miei vicini di casa, insospettiti
da una luce rimasta accesa per oltre un giorno, hanno chiamato la polizia. Quando la polizia è arrivata
mi hanno trovata nel mio letto sgozzata. L’assassino è stato catturato
Nakia Ladelle Baker
Luogo: Nashville, Tennessee (USA)
Età: 31 anni
Il mio nome era Nakia Ladelle Baker.
Avevo 31 anni e vivevo sulla Richardson Road a Nashville,
Tennessee (USA). Mi hanno trovata nella mia automobile vicino al Club Adventura
nella prima mattina del 7 gennaio 2007.
Sebbene in un primo momento la causa della mia morte era stata attribuita ad un pestaggio,
successivamente la mia autopsia ha rivelato la presenza di un proiettile nel mio corpo.
Lasciai il bar quando stava chiudendo e quando fu ritrovato il mio corpo c’erano segni di
lotta intorno alla mia auto. Nessuno – incluse le guardie di sicurezza del locale – ha riferito
di avere sentito il colpo di pistola o urla di alterco o il mio assassinio. Il mio omicidio è ancora insoluto.
Tamara (Hasan Sabeh)
Luogo: Baghdad, Iraq
Età: 34 anni
Mi chiamavo Hasan Sabeh, ma ero conosciuta come Tamara. Ero una transgender di
34 anni che lavorava nella moda a Baghdad, disegnando abiti femminili.
Vivevo nel Distretto di al-Mansor a Baghdad, Iraq.
Sono stata sequestrata in strada da una squadra della morte islamista e
poi impiccata In un giorno santo della Shia, l’undici gennaio 2007.
Dopo l’impiccagione il mio corpo è stato mutilato e tagliato a pezzi.
Moira Donaire González
Luogo: Viña del Mar, Cile
Età: 30 anni
Ero Moira Donaire González, e sono stata uccisa a Viña del Mar, Cile.
Sono morta il 5 marzo 2007 dopo essere stata pugnalata 5 volte da un venditore ambulante.
Avevo appena compiuto 30 anni.
Persona non identificata in abiti femminili
Luogo: Kingston, Giamaica
Età: Sconosciuta
La polizia mi ha trovata morta con abiti femminili addosso, una minigonna di jeans e
altri abiti femminili. Sono stata uccisa ed il mio corpo scaricato dentro la stazione
di polizia di Matilda’s Corner, mercoledì 11 luglio 2007
Gli investigatori sostengono che sono stata uccisa altrove e poi gettata lungo la Munroe Road.
Nessuno mi ha identificata e sono stata uccisa con colpi di pistola all’addome e alla schiena.
La polizia teorizza che il mio omicidio sia da inserire tra i “crimini d’odio”.
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http://www.circolopink.it/

20 novembre 2008 in tutto il mondo è il 10° Transgender Day Of Remembrance

Solidarieta della giornata del T-DOR
Ogni anno nel mondo e anche in Italia vengono uccise decine di persone transessuali e transgender. L'odio per la diversità, la paura, il pregiudizio nutrito da una cultura sessuofobica e violenta fanno sì che, nel silenzio quasi totale, molte persone trans paghino con la vita la loro affermazione di autenticità e il loro diritto ad essere se stesse e se stessi.
Il 20 novembre 2008 viene celebrato in tutto il mondo il 10° Transgender Day Of Remembrance, in ricordo dell'assassinio della transessuale Rita Hester a Boston nel 1998, occasione che il movimento LGBT internazionale ha isitituito per ricordare come siano ancora forti e radicati il pregiudizio, l'odio e le discriminazioni nei confronti delle persone transgender. Tutte le informazioni sugli eventi nel mondo sono reperibili sul sito: http://www.transgenderdor.org/.
Per quest'occasione molte associazioni in italia e nel mondo oscureranno i loro siti, per dare un messaggio forte di memoria e denuncia.
Noi Arcigay ed Arcilesbica di Verona per quest'occasione Mercoledì 19 Novembre abbiamo proiettato il film Beautiful Boxer
ed a conclusione del film Gloria Sosta dell'Ass. Trans LILY ELBE ha fatto un suo discorso sul T_DOR.
Le vittime, quest'anno, sono 29 e sono così distribuite:
• USA: 16 vittime
• Italia: 3 vittime
• Iraq: 3 vittime
• Cile: 1 vittima
• Malesia: 1 vittima
• Portogallo: 1 vittima
• Messico: 1 vittima
• Germania: 1 vittima
• Spagna: 1 vittima
• Turchia: 1 vittima

Quest'anno in Italia ricordiamo le morti barbare di Valentina, Tatiana, Manuela e Stefania ma a questo significato si aggiunge la consapevolezza di consegnare alla società il dono di una data importante, storica e simbolica, come lo sono il Primo Maggio e l'Otto Marzo.
Ricordare le persone che hanno pagato con la vita la propria autenticità e il sacrosanto diritto a essere se stess*, è vitale per la coscienza civile, per indirizzare l'indignazione che promuove il cambiamento.
La transfobia che uccide è la cima di una montagna di transfobia ordinaria, quotidiana, che riempie pagine di giornali e umilia la vita delle persone. La transfobia è una variante odiosa del ceppo della violenza sessuale, fisica e psicologica che colpisce donne, bambini, lesbiche, omosessuali e che ha le sue radici nel sessismo, che si fonda e si mantiene sull'oppressione maschilista.
Quest'anno il Tdor si celebra a pochi giorni dalla Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e mentre il Parlamento lavora sulle norme che estendono la legge Mancino anche ai reati d'odio legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere.

Popolo lesbo/gay/trans un consiglio:


TRICK TRICK CHOC, GAY NON COMPRATE IL MIO DISCO
Il rapper Trick Trick, 'delfino' di Eminem, con il quale ha realizzato il singolo 'Welcome 2 Detroit', ha accompagnato il lancio del suo nuovo album con un monito rivolto al pubblico omosessuale, intimandogli di non acquistare il suo 'The Villain'. Intervistato da 'All Hip Hop', il rapper ha infatti confessato di non apprezzare lo stile di vita gay, sostenendo che l'aumento di omosessuali e la loro accettazione sociale e' un sintomo di un 'mondo che sta cambiando in peggio'. Quindi, Trick Trick ha sottolineato che preferirebbe non 'ricevere i loro soldi', anche perche' non potrebbero mai gradire il suo ultimo lp, che contiene una canzone contro l'omosessualita'.

USA: Vergogna! Passa il NO ai matrimoni gay

USA: Passa il NO ai Matrimoni Gay
La comunità LGBT scende in strada: Scontri e tensioni a Los Angeles


I referendum federali indetti in contemporanea con il voto per le presidenziali hanno segnato una disfatta per la comunità LGBT.

6 NOVEMBRE 2008 h.16.00

"No On 8!" and "Equality! Equality! Equality!" e ovviamente "Yes, we can! Yes, we can! Yes, we can!" Questi i cori che i 5.000 manifestanti hanno intonato durante la protesta a West Hollywood, Los Angeles. Santa Monica Boulevard e San Vicente Boulevard sono state bloccate. Alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il cordone della polizia e una decina di persone sono state fermate. Il sindaco di West Hollywood Jeffrey Prang e altri politici hanno parlato sul palco supportando il movimento anti-Proposition 8. Anche l'attrice Rose McGowan e lo sceneggiatore di 'Milk' Dustin Lance Black hanno partecipato alla protesta. Per la giornata di domani è previsto un altro raduno, nei pressi del Tempio Mormone, e probabilmente sarà meno pacifico. Di seguito le foto della protesta.

Fa impressione pensare che dopo una vittoria della democrazia su così larga scala, in California, le 18 mila coppie sposate non riusciranno a festeggiare il loro primo anno di matrimonio. Fa ancora più impressione sapere che le chiese cattolica e mormone hanno versato più di 20 milioni di dollari per finanziare la campagna per abolire il matrimonio gay. Venti milioni di dollari che avrebbero potuto essere usati in modi migliori, piuttosto che per impedire a persone che si amano di sposarsi.

E per 500mila voti la gente della California, il grande bastione della tolleranza liberale, ha deciso di togliere a un gruppo di persone un diritto fondamentale: quello di proteggere la persona che amano.E anche se Obama è stato eletto, e si potrà finalmente dire addio al regime presidenziale che ha promosso attivamente per otto anni paura e odio verso la comunità LGBT, molto rimane da fare.La Proposition 8 non è passata solo grazie all'odio nei confronti dei gay. E' passata per l'ignoranza di molti nei confronti dei gay. E l'ignoranza si puo' gestire col tempo. E la pazienza.Nel frattempo pero' la battaglia legale continua. Intanto i fautori del No on 8 non hanno ancora concesso la vittoria alla parte avversaria. Con 500mila voti di differenza e più di tre milioni di voti ancora da contare per motivi tecnici, il comitato non ha ancora mollato la spugna. Allo stesso tempo sono pronte tre azioni legali contro i risultati del referendum. Un referendum che va contro i diritti fondamentali di una parte dei cittadini è considerato non costituzionale perchè la legge prevede che quando ci sono in gioco diritti fondamentali il referendum può avere luogo solo dopo l'intervento del Parlamento (e questo non è accaduto). Allo stesso modo limita il potere della Corte Suprema di tutelare i diritti di una minoranza, e lede il principio di eguaglianza negando un diritto fondamentale solo ad un determinato gruppo di persone."Se un referendum togliesse il diritto di parola alle donne ma non agli uomini tutti sarebbero d'accordo a definirlo limitativo delle libertà individuali" dicono i sostenitori del No on 8 .Al momento pero' 30 stati degli Usa hanno introdotto nella loro costituzione tramite referendum o leggi di iniziativa popolare il divieto al matrimonio gay e il vulnus giuridico, in termini di discriminazione, è enorme


Ok, Obama ha vinto. Un presidente di colore per la prima volta nella storia della democrazia americana. Una vittoria senza precedenti. Ma non sono tutte rose e fiori. Almeno, per la comunità gay e lesbo oggi c'è poco da festeggiare. In Florida e in Arizona è passato il referendum che vieta i matrimoni gay e il loro riconoscimento a livello statale. In Arkansas il divieto di adozione alle coppie gay è diventato legge grazie ad un referendum popolare.Ma è la California, il paese in cui tutti speravano non passasse la Proposition 8, a dare la delusione maggiore. La Proposition 8 è un referendum sostenuto dalla chiesa cattolica e mormone per abolire il matrimonio gay reso legale da una sentenza della corte suprema della California lo scorso maggio.Con il 90% degli scrutini effettuati, la Proposition 8 passa con il 52% dei voti. Questo significa che da domani non sarà più possibile sposarsi in California e che i 18mila matrimoni gay già celebrati torneranno nel limbo legale.Ma la cosa più amara è quando si guardano i numeri. Sono bastati 4milioni.950mila voti per bloccare i matrimoni gay contro i 4milioni.600mila a favore. Quindi il grosso di questa sconfitta va proprio imputata alla comunità gay che non si è mobilitata a sufficienza per difendere i suoi diritti. Su una popolazione di 40 milioni di individui circa la coalizione dei fondamentalisti cristiani era molto determinata ma numericamente insufficiente rispetto alla maggioranza della popolazione. Ma ancora peggio è stato il comportamento della comunità LGBT che non è riuscita a mobilitare i propri membri in massa per farli partecipare al referendum.No, oggi non è una bella giornata per la comunità LGBT americana. E il quesito si ripropone insistentemente: ha un senso legale e ancora prima politico lasciare alla maggioranza il diritto di veto sui diritti di una comunità che sarà sempre una minoranza?
Fonte: Gay TV- http://www.gay.tv/

Del nostro destino e della nostra coerenza

Che sarebbe finita in sceneggiata ci avrei scommesso i risparmi che non ho… Allora, in sintesi la Binetti è stata cattiva, non doveva fare le dichiarazioni sugli omosessuali radicati che possono diventare pedofili, ma ha diritto di dire tutto ciò che vuole perché il PD è un partito plurale, firmato Walter Veltroni. Posizione condivisa sia all’interno che all’esterno del PD.
Come si fa ad essere d’accordo? Come può una persona omosessuale cosciente, emancipata, con responsabilità politiche o associative aderire ad un atteggiamento politico gravissimo, che in pratica derubrica le offese alla dignità delle persone lgbt come peccati veniali?
Mi spiace, il nostro dissenso è profondo ed è squisitamente politico e sociale. In nome di nessuna tattica è possibile permettere ad alcuno di tamponare con sufficienza e quasi fastidio, i continui attacchi della campionessa dell’omofobia italiana. Il problema non sono le posizioni della Binetti, che per quanto ci riguarda sono non scusabili e su cui stiamo predisponendo una precisa e documentata azione legale. Il tema è come un partito di centro-sinistra possa affermare che le posizioni della Binetti, seppur orrende e condannabili, sono compatibili con la natura stessa del partito.
È vero che in questo paese viviamo una realtà capovolta rispetto alle società moderne, non solo occidentali, ma qualcuno mi spiega con capacità solidamente argomentative, come una dirigente e parlamentare del PD possa affermare che i gay sono malati, potenzialmente pedofili e suscitare un coro di difesa della sua libertà d’espressione?
Non è forse vero il contrario, ovvero che l’impegno concreto di questo partito nei confronti dei diritti e delle tutele delle persone LGBT è assolutamente insufficiente e lacunoso e che questo è grandemente determinato dalla necessità di non mettersi in rotta di collisione, non con la chiesa cattolica, ma con i potentati economici e sociali governati dalla gerarchia cattolica, ridiventata influente grazie al truffaldino obolo dell’8 per mille?
Rispetto e sostengo il lavoro parlamentare di Paola Concia, impegnata tra l’altro, in questo momento a portare avanti l’estensione della legge Mancino per i reati d’odio contro le persone lgbt, ma è chiaro che la sua azione è fortemente compromessa dalla presenza oppressiva di un’area politica e culturale interna al PD che si rifà al cattolicesimo integralista. Per favore, non mi si diano lezioni sull’importanza del confronto e dialogo con il cattolicesimo italiano, che conosco assai meglio di tanti novelli baciapile. La Binetti non è la rappresentante della tradizione cattolica democratica, che dal dopo guerra ha contribuito alla rinascita di questo paese e che in alcuni casi ha difeso con più autorevolezza la laicità dello Stato rispetto ai semper timorosi comunisti italiani.
Registriamo, inoltre, con stupore, l’entusiasmo di esponenti del movimento per le odierne prese di posizione del Segretario del PD. Si afferma che visto quello che è accaduto oggi è finalmente possibile istituire tavoli bipartisan per mettere insieme centro destra e centro sinistra al fine di far approvare alcune leggi. Davvero la politica è oggi diventata solamente pubbliche relazioni e annunci ad effetto che non hanno alcun fondamento reale? La serietà, il lavoro quotidiano nel paese, l’ascolto e l’assunzione in carico delle tante sofferenze ed insofferenze di migliaia di gay e di lesbiche non conta nulla? Davvero si può a cuor leggero evocare improbabili scenari che cancellano la dura realtà, ovvero che le forze in campo, gli equilibri parlamentari, le posizioni politiche egemoni ci dicono che si sta parlando del nulla?!
Ci sono gay e lesbiche che sono impegnate dentro il PD e in altri partiti affinché si affermino finalmente politiche concrete a favore delle persone lgbt. Ammiro il loro improbo compito perché il tempo che viviamo gioca contro. L’autarchia valoriale del centro sinistra e della sinistra in generale, non alimentano ottimismi. Per questo sosterrò sempre il difficile lavoro dei gay e delle lesbiche impegnati nei partiti, perché sono un presidio necessario per non lasciare campo libero alle indistinte marmellate.
Ma senza il movimento, senza l’aggregazione di un vasto consenso dentro il popolo LGBT la loro azione sarà sempre debole, ostaggio di lobby ben più potenti, ad iniziare dall’Opus Dei. Per questo il lavoro di Arcigay è decisivo, anzi sempre più urgente, anche nella ricerca di una maggiore agilità di azione e di distacco da visioni tardo ideologiche. Tutto il contrario di chi pensa che la politica italiana possa farcela da sola, che basti far pressione su questo o quel dirigente politico, inviare una lettera aperta e stop. No, la politica italiana, tutta, non ce la fa! È per questo, che il nostro destino dipende ancora sempre da noi stesse e da noi stessi.
Se oggi Veltroni ha potuto fare affermazioni stupefacenti è perché siamo ancora percepiti come non significanti, e questo ci riguarda tutte e tutti. Basta con le scorciatoie politiciste, solo il nostro diretto protagonismo cambierà questo paese e, questa riflessione, in un momento di generale difficoltà economica, sociale e morale del paese, dovrebbe coinvolgere tutto il movimento, anche quelle aree distanti da noi, e da qualche tempo confliggenti. È precisa responsabilità collettiva assurmerci in toto i conflitti e in questo caso sarebbe bene ritrovare, con reciproco sforzo d’umiltà e d’ascolto.

Il PD in preda al Binettismo?

Sarà pure l’euforia per la vittoria di Barack Obama, ma dentro il PD si susseguono in queste ore prese di posizioni stupefacenti tutte tendenti ad irritare ed offendere la comunità lgbt italiana.
Questa notte a Porta a Porta Piero Fassino ha sottolineato, riferendosi al referendum sui matrimoni gay in California, che il suo partito non ha mai presentato in Italia una simile proposta e mai lo farà.
Giungono poi le prese di posizioni del senatore Stefano Ceccanti, che spiega come il voto cattolico abbia fatto vincere Obama e consentito che provvedimenti estremisti come i matrimoni gay in California non siano stati approvati.
Consigliamo agli esponenti del PD di respirare profondo, e leggere bene i dati, scopriranno così che nella moderata America, in diversi stati a grande presenza cattolica sono passate proposte come l’utilizzo delle droghe leggere per fini terapeutici, la legalizzazione dell’aborto, la negazione del riconoscimento dello status giuridico dell’embrione.
Interpretare a propri fini un voto complesso di un paese–continente, dove convivono diverse culture e convincimenti, è come sempre un’operazione provincialmente smodata. La verità è che non si perde occasione, a titolo personale, di dimostrare quanto il PD sia moderato, non simpatetico con le posizioni del movimento lgbt italiano, quanto vicino alle richieste della gerarchia cattolica.
La differenza tra i Democratici americani e quelli italiani salta agli occhi: Barack Obama si è più volte speso pubblicamente rispetto alle richieste dei cittadini gay e lesbiche. Invece lo stillicidio di prese di posizione da parte di dirigenti PD sottolineano corali, personali prese di distanza.
Ricordiamo, infine, che in diversi Stati, Distretti e città americane alle coppie omosessuali, grazie all’impegno dei Democratici, sono riconosciuti diritti e doveri, mentre il PD non si sa esattamente quale posizione voglia adottare.

Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay

USA: Aumento di crimini antigay

FBI: IN AUMENTO I CRIMINI D`ODIO CONTRO I GAY NEGLI USA

Il rapporto dell`FBI sui crimini d`odio rivela che sono in aumento quelli contro la comunità LGBT, in controtendenza rispetto agli altri, colpa anche delle lacune legislative in materia.
L'FBI ha rilasciato il “2007 hate crime statistic report”, ovvero il rapporto annuale a riguardo dei crimini d'odio negli Stati Uniti . Il report mostra un netto aumento nel numero di lesbiche e gay che sono stati vittime di tali crimini. Dei 1512 crimini contro persone basate su motivi sessuali, il 59% sono omosessuali. Mentre i “gate crimes” sono scesi dell'1% dal 2006, grazie a leggi sempre più severe contro questo genere di crimini, le violenze contro gay e lesbiche sono aumentate del 6%, anche a causa dell'assenza, a livello federale, di leggi in materia di diritti LGBT. Una proposta di legge esiste, ma molti stati si rifiutano di approvarla. Nel Maggio 2008, inoltre, il presidente G. W. Bush ha messo il veto su questa proposta, che prevedeva la semplice estensione agli agli omosessuali e transgender della legge esistente contro gli “hate crimes”.Dei 7624 crimini investigati dall'FBI, il 52% riguarda la razza, il 17% la religione, il 14% per motivi etnici e il 16% sono contro persone LGBT.

Fonte: Gay.tv - www.gay.tv

Alessandro Zan su sacerdozio gay e omofobia vaticana

Il Vaticano vieta il sacerdozio ai gay favorendo una campagna omofobica

dalla prima pagina del Mattino di Padova di sabato 1 novembre 2008

Il nuovo documento vaticano che sancisce l'impossibilità per le persone omosessuali di diventare sacerdote imprime una forte accelerazione alla campagna omofobica che la gerarchia cattolica ha già da qualche tempo avviato. Il recente martellamento di papa e vescovi contro i diritti degli omosessuali e la loro stessa dignità morale, non solo riduce i loro spazi di libertà, ma influenza negativamente le coscienze più torbide e immature spingendole alla violenza, alimentando a volte l'autodistruttività delle persone più deboli e indifese. Sul piano culturale la regressione è ancor più spaventosa. Risulta davvero incomprensibile come possano non vedere intellettuali e politici di obbedienza vaticana che la condanna da parte della gerarchia dell’omosessualità ha ormai una sola funzione pubblica: dare una copertura di rispettabilità ai pregiudizi che derivano dai retaggi di una cultura patriarcale e premoderna; quei pregiudizi che si accompagnavano con naturalezza a quelli contro ebrei, donne, disabili, minori, ecc. E' davvero possibile che non capiscano di stare soltanto incoraggiando di fatto la discriminazione di massa, pur di soddisfare il proprio orgoglio confessionale? Possibile che questo sia per loro un dovere di coscienza? Anche a voler essere indulgenti con chi deve fare i conti con il peso di una storia che dura da millenni, che differenza c’è fra la discriminazione sulla base della «razza» e la discriminazione sulla base di altre caratteristiche ascritte dell’identità individuale come l'omosessualità? Quel che non si fa più con gli ebrei è esattamente quel che la gerarchia cattolica e i politici a lei maggiormente asserviti dicono, propongono e interdicono oggi per gli omosessuali. Se c'è, poi, una categoria di omosessuali doppiamente sofferente sono proprio gli omosessuali credenti. Quelli che, oltre al peso dell'emarginazione sociale, portano il fardello della condanna delle loro Chiese. Ma nella vita quotidiana delle nostre chiese cristiane è proprio impossibile vivere l'omosessualità come una delle tante condizioni degli uomini, cui Cristo si è rivolto senza distinguo? Vorrei fosse possibile anche se la speranza appare sempre più lontana. Si sente ogni tanto discutere con qualche politico o teologo cattolico il problema dell’esistenza di Dio, magari mettendo in dubbio le diverse prove che, in materia, vengono addotte da filosofi e teologi. Le risposte, anche quando non sono convincenti, sono sempre educate e argomentate; solo quando si parla di etica sessuale, molti interlocutori cattolici, anche colti, perdono il controllo delle proprie emozioni e si abbandonano ad insulti e insinuazioni di ogni genere; se poi si tratta di omosessualità, vengono fuori, come lava incandescente, tutti i luoghi comuni a cui si sono abbandonati di recente le Binetti, i Bagnasco e lo stesso papa. Giusto ieri, in un'intervista, l'onorevole Paola Binetti del partito democratico - speriamo che qualcuno del suo partito esprima forte indignazione per quelle dichiarazioni - ha definito senza vergogna e impunemente gli omosessuali dei malati, fino ad affermare, che le tendenze omosessuali fortemente radicate possono scaturire nella pedofilia. Spero vivamente che l'Ordine nazionale dei medici, di cui la Binetti fa parte, si pronunci in modo chiaro e definitivo e prenda le distanze da queste aberranti affermazioni. C'è da chiedersi, inoltre, come la Binetti possa militare in un partito il cui leader, Walter Veltroni, solo una settimana fa, ha denunciato l'omofobia dilagante in Italia. Quando si sentono, da certe bocche, pretestuose difese della dignità della persona umana, viene voglia di ripetere un famoso epigramma di Pasolini: «Sei così ipocrita che quando l’ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all’inferno e ti crederai in paradiso».

Alessandro Zan
Presidente regionale Arcigay

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Si può lasciare un commento all'articolo sui seguenti siti e blog:
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http://www.arcigayverona.it/
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oppure mandando una e-mail a:
arcigayveronablog@gmail.com - stopomofobia@arcigayverona.org



PADOVA. ESONERATA PERCHè LESBICA: ARRIVANO LE SCUSE

Allenatrice del Lendinara era stata allontanata dalla squadra dopo il coming out. Ora la società licenzia il responsabile della discriminazione.
martedì 14 ottobre 2008 , di
Il Mattino di Padova
LENDINARA. Le hanno chiesto scusa e le hanno chiesto di tornare. Non solo: hanno mandato via dalla società il dirigente che l’aveva licenziata. Ve la ricordate la storia dell’allenatrice della squadra femminile della Lendinarese esonerata con un sms perché omosessuale? Lei si chiama Luana Zanaga, ha 38 anni, padovana. Aveva lasciato la squadra denunciando al nostro giornale l’episodio. La società, colpita a freddo da questa vicenda (definita da Alessandro Zan, presidente veneto dell’Arcigay, «una cosa ignobile») si è riunita e ha deciso di prendere una posizione ufficiale: cacciato il dirigente che si era preso la libertà di licenziare l’allenatrice, e lettera aperta di distensione. Eccola in sintesi: «Il Gruppo dirigente della Lendinarese ringrazia Luana Zanaga per il senso di responsabilità e per l’amore per i colori biancorossi dimostrati con il nobile gesto di rinuncia della guida tecnica della formazione femminile di Serie D. La Lendinarese riconosce la eccelsa professionalità tecnica di Luana Zanaga. I dirigenti e le giocatrici esprimono piena solidarietà a Luana Zanaga per il suo impegno civile, attraverso il quale ha saputo accendere i riflettori e la sensibilità della pubblica opinione sul problema sociale della omofobia. La nostra società sportiva è da sempre rispettosa delle varie diversità siano esse religiose, razziali, sociali o di tendenza sessuale e non tollereremo mai alcun tipo di discriminazione. La Lendinarese è moralmente al fianco di Luana Zanaga nella sua campagna antidiscriminazione. Esprimiamo inoltre un plauso nei confronti di Olga Brusco capitano della squadra femminile che ha saputo con sensibilità e caparbietà ridare coesione e fiducia ad un gruppo di ragazze frammentato e demotivato. La più grande vittoria sportiva della Lendinarese e pensiamo anche di Luana Zanaga è stata quella di aver schierato al completo la squadra femminile nell’incontro di campionato disputato domenica a Padova».«Le abbiamo chiesto di tornare», dicono in società, «ma per il momento Luana ha detto di no: noi l’aspettiamo, se vorrà un giorno tornare». E intanto il dirigente che l’aveva esonerata con un sms («questa società è pulita e non ha al suo interno drogati o omosessuali», era più o meno il testo) è stato a sua volta mandato via.
IL CASO. Luana Zanaga avvisata sul telefonino
Un sms: «Non vogliamo drogati e lesbiche»
PADOVA. Luana Zanaga è padovana, ha 38 anni, e di mestiere fa il poliziotto.
Ex calciatrice (è arrivata in serie A) si è da qualche anno dedicata alla preparazione atletica e specializzata in allenatrice. Era fino alla settimana scorsa in serie D con la Lendinarese: il dirigente responsabile della squadra femminile, di propria iniziativa, ha deciso di esonerarla sostenendo, in un sms, che la società non accettava «drogati e omosessuali». La vicenda ha creato una frattura tra le giocatrici: per qualche giorno si è temuto addirittura il ritiro della squadra dal campionato. Luana Zanaga è lesbica dichiarata, e tutte le giocatrici lo sapevano: tuttavia la cosa non ha mai creato problemi di alcun genere. «Sono disposta a metterci una pietra sopra, perchè la cosa più importante è il bene della squadra che ha tutti i mezzi per essere promossa di categoria», aveva comunque detto Luana Zanaga dopo il clamoroso «licenziamento». Quell’improvviso esonero, oltre tutto, era arrivato senza averlo prima concordato con la presidenza e l’intera dirigenza della Lendinarese. Che, con un comunicato diffuso ieri, ha difeso l’ex allenatrice e deciso di allontanare il dirigente che l’aveva licenziata.

BOLOGNA. GAY AGGREDITI DIECI MESI A UN ALBANESE

BOLOGNA. GAY AGGREDITI DIECI MESI A UN ALBANESE
L´episodio vicino al
Cassero
giovedì 25 settembre 2008
da La Repubblica - Bologna

Nella notte fra il 6 e 7 settembre 2005 faceva parte di un branco di giovani che hanno aggredito due omosessuali vicino al circolo Arcigay "Il Cassero". Ieri il giudice di Bologna ha condannato Kodra Afrim, albanese di 28 anni, a dieci mesi di reclusione. Luca e Enzo, studenti fuori sede di 24 e 26 anni, quel giorno si stavano recando ad una festa al locale, tradizionale ritrovo gay della città. La loro unica colpa era passeggiare abbracciati. Tre persone a bordo di una macchina li notano, iniziano ad insultarli e a lanciare sassi nella loro direzione. Uno tira fuori una spranga e li picchia selvaggiamente. Luca finisce a terra con il naso rotto, Vincenzo se la cava con qualche contusione. Grazie alle indicazioni dei ragazzi gli investigatori riescono a risalire ad uno degli aggressori. Dopo tre anni il tribunale lo ha ritenuto colpevole. «Il giudice ha riconosciuto per intero quanto richiesto dal pm - sottolinea Cathy La Torre, uno dei legali degli aggrediti - i ragazzi sono soddisfatti, anche per il fatto che hanno ottenuto il risarcimento dei danni fisici e morali». Luca e Enzo vivono ancora sotto le Due Torri e continuano ad andare al Cassero, anche se le violenze subite li costringono a essere più accorti rispetto al passato. «La prossima settimana inizierà in Commissione Giustizia l´iter della proposta di legge sul reato di omofobia - sottolinea il presidente dell´Arcigay Aurelio Mancuso - è necessario estendere la legge Mancino sui reati d´odio anche ai motivi basati sull´orientamento sessuale».

(giuseppe cucinotta)

Arcigay: Bene PDL in Commissione Giustizia

ARCIGAY: BENE AVVIO CONFRONTO SU NORME ANTI-OMOFOBIA

Paola Concia incaricata come relatrice alla Camera dei Deputati
mercoledì 24 settembre 2008
di Aurelio Mancuso

Apprendiamo con soddisfazione che dalla prossima settimana inizierà in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati l'iter della proposta di legge sul reato di omofobia.Il fatto che la prima firmataria sia stata incaricata, nonostante sia dell'opposizione, ad esserne la relatrice è un buon segnale, indice di una positiva attenzione da parte della presidente della Commissione, Giulia Bongiorno.A Paola Concia, unica deputata omosessuale dichiarata, tocca ora il compito di tentare di far approvare l'estensione della Legge Mancino sui reati d'odio anche per motivi basati su orientamento sessuale e identità di genere.Si tratta di un provvedimento che attendiamo da molti anni e, che vista l'ondata d'omofobia in atto nel paese, sarebbe necessario approvare al più presto. Seguiremo con attenzione le fasi del confronto, pronti, come è avvenuto già nella scorsa legislatura, a fornire tutti quegli elementi di conoscenza del fenomeno utili alla Commissione.

Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay

Grillini su PDL Omofobia

GRILLINI. BENE LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA ALL'ORDINE DEL GIORNO
Auguri a relatrice Paola Concia
mercoledì 24 settembre 2008
comunicato stampa

La messa all'ordine del giorno della Commissione giustizia della Camera dei deputati della normativa contro l'omofobia rappresenta un fatto di grande rilevanza se si tiene conto dell'incredibile recrudescenza degli episodi di razzismo antigay a cui abbiamo assistito sgomenti negli ultimi mesi.L'approvazione da parte del Parlamento italiano della normativa in discussione consentirebbe all'Italia di allinearsi al resto dei paesi europei dove sono in vigore da tempo normative anti discriminatorie (spesso volute e votate da maggioranze parlamentari di centro destra) a volte assai più radicali di quelle in discussione nel Parlamento italiano.Facciamo quindi gli auguri alla relatrice del provvedimento Paola Concia, unica parlamentare omosessuale del Parlamento italiano, sottolineando che la nomina a relatrice nel contesto di una maggioranza di centro-destra, è di per sé un fatto positivo soprattutto se confrontato con ciò che è avvenuto nella precedente legislatura.

On. Franco Grillini
Presidente di Gaynet,
Associazione omosessuale d'informazione

A OTTOBRE PDL ANTI OMOFOBIA

OMOFOBIA: CONCIA (PD) RELATRICE IN COMMISSIONE GIUSTIZIA
“Succede di rado che un esponente dell’opposizione sia nominata relatrice per una proposta di legge" mercoledì 24 settembre 2008


CAMERA: A OTTOBRE PDL ANTI-OMOFOBIA IN COMMISSIONE.

CONCIA RELATRICE
(ASCA) - Roma, 24 set

Comincera' la settimana prossima, presso la Commissione Giustizia della Camera, la discussione della proposta di legge sul reato di omofobia che ha come prima firmataria la deputata del Pd Anna Concia, del Pd. Alla stessa Concia, il presidente della Commissione, Giulia Bongiorno, ha peraltro affidato l'incarico di relatore della pdl. ''Succede di rado - rileva la parlamentare democratica - che un esponente dell'opposizione sia nominato relatore per una proposta di legge. Sono onorata dell'incarico. Il gesto della collega Bongiorno esprime una fiducia politica che mettero' al lavoro''.Con un unico articolo, la proposta di legge introduce specifiche misure contro i reati motivati dall'odio verso le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali. Di fatto, viene aggiunta la fattispecie della discriminazione per ragioni di orientamento e identita' sessuale al testo della 'legge Mancino', che gia' punisce l'istigazione e i delitti motivati dall'odio etnico, religioso e razziale.La Presidente Giulia Bongiorno ha affidato l’incarico di relatrice per la proposta di legge sul reato di omofobia all’On. Anna Paola Concia, deputata del PD, prima firmataria del testo. A questo proposito, l’On. Concia ha dichiarato: “Succede di rado che un esponente dell’opposizione sia nominata relatrice per una proposta di legge. Sono onorata dell’incarico. Il gesto della collega Bongiorno esprime una fiducia politica che metterò al lavoro”.“I diritti delle persone omosessuali sono un valore di democrazia e civiltà. E’ interesse di un Paese moderno dotarsi di strumenti adeguati per arginare e reprimere atti di razzismo che offendono la dignità dei singoli e lo spirito della Costituzione”.La discussione della proposta di legge sul reato di omofobia comincerà in Commissione Giustizia nella settimana del 30 settembre. Roma, 24 settembre 2008---Proposta di legge “Delitti motivati dall’odio”Prima firmataria: Anna Paola ConciaCon un unico articolo, la proposta di legge introduce specifiche misure contro i reati motivati dall'odio verso le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali. Di fatto, viene aggiunta la fattispecie della discriminazione per ragioni di orientamento e identità sessuale al testo della legge Mancino che punisce già l'istigazione e i delitti motivati dall'odio etnico, religioso e razziale.Con questa proposta l’Italia si adegua alla risoluzione “Sull’omofobia in Europa”, (n.0018/2006), del Parlamento Europeo, approvata il 18 gennaio 2006, a larga maggioranza, con voto favorevole di gran parte dei membri del Partito popolare. La risoluzione parifica l'omofobia e la transfobia (odio verso le persone transessuali) al razzismo, al sessismo e all'antisemitismo. La risoluzione invita invitato gli Stati a prendere misure di carattere penale per contrastare il fenomeno. L’intento è stato ribadito anche nel 2007 con un nuovo atto dai simili contenuti.Francia, Germania, Norvegia, Svezia, Olanda, sono solo alcuni degli stati che hanno già adottato le misure caldeggiate dal Parlamento Europeo.Secondo i dati forniti dall’Arcigay, tra il 2006 e il 2007 si sono registrati almeno 43 reati tra omicidi, violenze e atti vandalici che hanno causa nell’odio omofobico.
Nel 2008, solo nella città di roma, sono stati commessi almeno sette gravi atti di violenza omofobica.

Il Circolo Mario Mieli denuncia Valmori

«La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe».
È Quanto ha affermato, ieri su Rai2, Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente leghista del comune di Albizzate, nel Varesotto. L’assessore ha anche biasimato che due gay si possano baciare in pubblico e attaccato il giornalista Alessandro Cecchi Paone che era intervenuto a contraddirlo.Ancora una volta parole gravissime dirette contro i cittadini gay italiani, già discriminati, privi di diritti e tutele e vittime di aggressione sempre più frequenti e preoccupanti. Parole irresponsabili soprattutto in bocca a un pubblico amministratore e che non possono che contribuire a rafforzare il clima d’odio che poi arma i violenti aggressori.Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli provvederà, come fatto in passato con Gentilini e la Binetti, a querelare l’assessore leghista e invita tutte le persone democratiche a fare altrettanto, per far sentire palpabile il rifiuto per chi propaganda odio e ignoranza e che in un Paese democratico non dovrebbero avere alcun diritto di cittadinanza.

Andrea Maccarrone
Direttivo Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Paola Concia su Valmori

CONCIA: L'ASSESSORE OMOFOBO E' UNA MINACCIA PER L'ORDINE PUBBLICO Rispettare le leggi italiane sabato 13 settembre 2008 , comunicato stampa

"Questo signore non è degno di fare l'assessore, almeno inItalia, perché esiste la Costituzione. E finché lo fa sul territorio nazionale deve rispettare le leggi italiane ed il fatto che, fino a prova, contraria siamo un paese civile".
"Evocare le foibe per i gay significa mancare di rispettoverso la dignità umana ed ignorare le sofferenze causatedal razzismo e dai regimi totalitari nel mondo". "Valmori e' una minaccia per l'ordine pubblico nel nostro Paese: se politici ed amministratori italiani usano questolinquaggio omofobico non ci si deve stupire che le violenze contro omosessuali e transessuali siano in crescita esponenziale.

Maroni, essendo Ministro della Repubblica, deve esercitare isuoi poteri per far sì che anche nel varesotto venga rispettata la nostra Carta fondamentale".

Gay nelle foibe

Nel 1995 fu Romano Bertozzo, nel 2007 Giancarlo Gentilini e nel 2008... La Lega perde il pelo ma non il vizio...

VALBIZZATE. UN ASSESSORE SU RAI2: «APPREZZO L'OPERA DI PAONE QUANDO FA IL PRESENTATORE NON QUANDO FA IL "FINOCCHIO" O IL PEDERASTA»
Il legista ha aggiunto: «La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe»
sabato 13 settembre 2008 , da VareseNews pubblicato su Gaynews

Una giornata movimentata quella di ieri ad Albizzate dopo le dichiarazioni dell'Assessore all'Ambiente Giancarlo Valmori ai microfoni di Rai2. In paese sostano da una settimana i grossi camion targati Rai per collegare il paese del Varesotto con lo studio romano del programma "Insieme sul due".
Proprio da Albizzate i vertici del programma televisivo hanno deciso di far partire le dirette televisive. L'obiettivo è far sentire la voce delle persone che non abitano nelle grandi città. Inutile dire che l'evento ha tenuto il paese in fibrillazione per tutta la settimana coinvolgendo gran parte degli abitanti che in queste mattinate hanno fatto la fila per intervenire tra il pubblico. Nella mattinata di ieri tra i temi trattati in studio c'era anche il problema dell'omofobia sollecitato dagli avvenimenti degli ultimi giorni che hanno visto una coppia di omosessuali picchiati nei pressi dei Fori Romani a Roma. Dopo l'intervento di alcune persone è stata data la parola all'Assessore Valmori per fargli esprimere il suo parere. L'esponente del Comune albizzatese ha cominciato il suo intervento parlando con vaghezza a proposito di cantine e soffitte dove una volta stavano i gay, biasimando il fatto che adesso si baciano in pubblico. Ha poi concluso il discorso dicendo: «la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe». Il dibattito è poi continuato in studio, dove Alessandro Cecchi Paone ha colto la palla al balzo per stigmatizzare il pensiero dell'assessore. La risposta da Albizzate non si è fatta attendere e Valmori ha dichiarato testualmente: «apprezzo l'opera di Paone quando fa il presentatore non quando fa il "finocchio" o il pederasta».---La polemica - Tecnici, psicologi e giovani si interrogano sulle affermazioni contro i gay fatte in tv dall'assessore di Albizzate«Un assessore che dice certe cose è un irresponsabile»Che cosa pensate delle affermazioni fatte sull’omosessualità dall’assessore di Albizzate Valmori in tv? Abbiamo rivolto questa domanda a tecnici, psicologi e giovani vicini alla cultura gay. Una condanna Alessandro Gini, fondatore di Varesequeer: «Quell'episodio l''ho liquidato con una gran risata, ma dal punto di vista sociale il segnale è grave. sono pericolosi soprattutto per chi sta ricavandosi uno spazio. io sono tranquillo ora ma chi si macera nel dubbio si impaurisce».Paolo Bozzato, psicologo e psicanalista, che si occupa anche di problematiche legate all’identità sessuale, è perentorio: «Come prima reazione c’è stato dello stupore: se un personaggio pubblico che si esprime in questi termini vuol dire che non pensa agli effetti delle sue dichiarazioni. La seconda reazione è stata di preoccupazione perché se un assessore fa queste affermazioni c’è il rischio di ingenerare confusione nei ragazzi sia etero che omosessuali, ma soprattutto l’irresponsabilità di quelle affermazioni vanifica il buon lavoro che gli educatori fanno per vincere gli stereotipi sul mondo gay»

Omofobia a Trieste




Non passa giorno che il pesantissimo clima di fascismo e intolleranza che si sta diffondendo nel paese, si mostri inmaniera concreta.
Dopo l'aggressione fascista alla coppia di ragazzi gay nel pieno centro di Roma qualche giorno fa e le oramai incontrollabili violenze e discriminazioni quotidiane controtutte le diversità; Transessuali, Rom, immigrati... vi mostriamo alcune foto di scritte naziste intimidatorie apparse ieri a ridosso della "Costa dei Barbari", la notalocalità e spiaggia fra Monfalcone e Trieste moltofrequentata dalla locale comunità LGBT friulano-giuliana, slovena e croata.

La segnalazione ci è giunta da Marco Reglia, triestino,responsabile nazionale del settore Memoria di Arcigay.

Per chi volesse esprimere un opinione:
Arcigay Memoria -
memoria@arcigay.it

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Roma, coppia gay aggredita con sputi e pietre


Roma, 9 set. - (Adnkronos) - Camminavano mano nella mano vicino al Colosseo e sono stati aggrediti con sputi e lancio di sassi e bottiglie. E' accaduto nella tarda serata di lunedì a Roma a Federico e Cristian, due ragazzi di 28 anni. ''Avevano trascorso una serata alla Gay Street - riferisce l'Arcigay - e si dirigevano verso i Fori Imperiali mano nella mano, quando sono stati aggrediti da un gruppo di 8-10 giovanissimi, che, lanciando sputi, pietre e bottiglie, urlavano 'Froci, via dall'Italia', 'Fate schifo', e altre frasi simili. I ragazzi aggrediti hanno chiesto aiuto e hanno denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine".Un'azione duramente condannata dal presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo che sottolinea come "ancora una volta ci sia una terribile testimonianza di intolleranza verso le persone gay e verso l'amore omosessuale. I due ragazzi aggrediti si tenevano per mano e questo è bastato a scatenare gli insulti e l'aggressione''. ''Ci preoccupa molto - afferma Marrazzo - il clima di violenza che si respira in città, per questo ci auguriamo che le Istituzioni collaborino con tutte le associazioni lesbiche, gay e trans per mettere a punto un serio piano per la sicurezza e contro l'omofobia".
Noi di Arcilesbica di Verona ed Arcigay di VR siamo sconcertati da questo ripetersi ancora una volta a Roma di atti di aggressione ai danni di giovani gay. Nell'esprimere la nostra solidarieta' alle vittime di questa assurda violenza, vogliamo ribadire, come detto piu' volte, che alla base dell'aggressione alla coppia gay e di altri fatti indicatori di intolleranza avvenuti di recente in Italia, c'è il disappunto, il disprezzo verso quelli che hanno un pensiero diverso. E allora nasce l'occasione per esprimere stupidità e violenza. Ora, questa intolleranza è in crescita. L'altro giorno sono stati onorati i caduti per la libertà e i caduti per il fascismo. Forse tra un po' non verranno neanche più onorate le persone morte per la libertà di questo paese. Per il futuro la vedo nera.
Luigia

Architetto ucciso: fermo a Romeno

ARCHITETTO UCCISO: CHIESTA CONVALIDA FERMO DEL ROMENO Il romeno e' stato bloccato ieri nella stazione ferroviaria di Civitavecchia giovedì 21 agosto 2008

(Ansa)

ROMA, 21 AGO - Omicidio volontario e rapina. Per queste accuse la procura di Roma ha chiesto all'ufficio del gip la convalida del fermo e l'emissione dell'ordinanza di custodia in carcere per Iulian Muscocea, il giovane di 26 anni accusato di aver ucciso domenica scorsa l'architetto romano Alberto Falchetti, omosessuale di 59 anni.Il romeno e' stato bloccato ieri nella stazione ferroviaria di Civitavecchia dove, in compagnia di un connazionale, era in attesa di salire su un treno diretto a Ventimiglia, tappa che doveva anticipare il suo approdo all'estero. Nella richiesta di convalida del fermo si sottolinea il pericolo di fuga dell' indagato. Il gip avra' due giorni di tempo per fissare l'interrogatorio di garanzia.Agli investigatori il giovane ha fatto parziali ammissioni raccontando di essersi recato in casa dell'architetto il 17 agosto scorso per un incontro omosessuale, di averlo aggredito con pugni e calci e di aver messo a soqquadro l'appartamento nel quartiere Aurelio nella convinzione che Falchetti non fosse morto. A tradire Muscocea e' stata un'impronta digitale lasciata su una bottiglia di birra.Nel luglio 2007, infatti, il romeno fu fermato dagli agenti di una volante per un controllo. Grazie alle disposizioni sul prelievo delle impronte digitali gli agenti di polizia sottoposero il romeno al rilevamento dattiloscopico inserendo le sue impronte digitali nella banca dati.

MAFIA, STUPRATO IN CELLA PERCHE' GAY

Il legale: scriveva poesie, otto del suo clan l'hanno violentato. Carfagna: chiederò informazioni lunedì 04 agosto 2008 , da il Corriere della Sera

CATANIA — Forse non è neppure gay, ma i suoi modi aggraziati e quella «strana» passione per la poesia lo hanno condannato ad una brutale ritorsione. Un giovane detenuto di vent'anni sarebbe stato stuprato dagli affiliati del suo stesso clan nel carcere catanese di Piazza Lanza solo perché sospettato di avere tendenze omosessuali.A rivelare l'episodio, che risale a circa due anni fa, è stato il legale del giovane, l'avvocato Antonio Fiumefreddo, intervenendo a «Klauscondicio », la trasmissione di Klaus Davi su YouTube. «Scrivere poesie è considerata una cosa da iarruso, da finocchio, e per questo meriti di essere sodomizzato — afferma Fiumefreddo —. Non so nemmeno se sia realmente omosessuale; ma per il suo modo di essere, per la sua sensibilità, per il fatto che scriveva poesie d'amore venne ritenuto gay e trattato come tale».Secondo il racconto del legale il giovane venne violentato da un gruppo di otto persone «e a seguito della violenza fu costretto al ricovero in infermeria con nove punti di sutura». Della vicenda non si era mai saputo nulla. Dopo la violenza non sarebbe stata presentata denuncia e non ci sarebbe stata alcuna inchiesta, né da parte della magistratura né dalla direzione del carcere. Un episodio che ora torna a galla all'insaputa della stessa vittima che è ancora detenuta. L'avvocato Fiumefreddo ha ritenuto di renderla di dominio pubblico dopo aver sentito le dichiarazioni rese dal sostituto procuratore Antonio Ingroia, sempre alla trasmissione di Klaus Davi. «Ho deciso di raccontare questa storia dopo aver sentito del caso del boss Johnny D'Amato assassinato perché gay. Volevo far sapere che non si tratta di un caso isolato. Ma allo stesso tempo mi preme sollevare il gravissimo problema della sessualità all'interno delle carceri, sul quale prevale l'ipocrisia. Se ne parla pochissimo nonostante sia noto a tutti». Il giovane protagonista di questa brutta storia non sarebbe un personaggio di primo piano della mafia catanese, ma sta scontando una condanna per associazione mafiosa.Immediate le reazioni delle organizzazioni gay, mentre il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna ha annunciato che chiederà al Ministro della Giustizia Alfano «di acquisire maggiori dettagli sulla vicenda al fine di stabilire se alla base della violenza vi siano discriminazioni di origine sessuale». Per il presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso «è stupefacente che si venga a conoscenza dopo due anni che un detenuto è stato stuprato perché ritenuto omosessuale. È necessario che le autorità competenti forniscano immediati ragguagli sulle condizioni di vita all'interno del carcere di Piazza Lanza e sulle misure messe in atto per la protezione di questo ragazzo».---Il magistrato Ingroia: «Negli Usa ci sono stati boss omosessuali» «E' un segno di debolezza Puniti dai clan per paura» CATANIA — «Anche questa è una strada da battere nella lotta alla mafia. Le reazioni violente nei confronti di affiliati che si dichiarano o hanno comportamenti omosessuali sono un segno di debolezza. Cosa Nostra teme di perdere i propri caratteri di organizzazione fondata sulla mascolinità e comunque su valori a sé stanti rispetto al resto della società».Lo sostiene il pm Antonio Ingroia, che alla trasmissione di Klaus Davi aveva raccontato il caso del boss Johnny D'Amato, assassinato perché gay. Ingroia non crede invece ad un'ostilità nei confronti della poesia o dell'arte in genere. «Non penso che la poesia possa scatenare simili reazioni. Solo per fare un nome, Luciano Liggio si vantava del suo essere pittore, anche se non si è mai accertato se i quadri li dipingesse realmente lui. Piuttosto la mafia è ossessionata dalle contaminazioni omosessuali. E infatti nella storia di Cosa Nostra siciliana non c'è mai stato un mafioso dichiaratamente gay».Un segno distintivo rispetto alla stessa mafia americana dove invece era gay il boss Johnny «Boy» D'Amato, a cui si ispirò il personaggio di Vito Spatafore nella serie «I Sopranos». «D'Amato nonostante fosse omosessuale riuscì comunque ad arrivare a capo di una potente famiglia mafiosa, anche se poi venne ucciso dalla stessa organizzazione per paura di perdere autorevolezza rispetto alle altre famiglie», afferma Ingroia. In Sicilia, invece, chiusura totale verso gay e donne a differenza anche di altre organizzazioni come 'ndrangheta e camorra. «La mafia siciliana ha come suo carattere distintivo l'essere un universo maschile. Lo dimostra il fatto che, tranne in situazioni di emergenza come per un breve periodo la sorella dei Graviano, non ci sono mai state donne con ruoli di primo piano.Come invece accade per 'ndrangheta e camorra. Ma il disprezzo maggiore è nei confronti dei gay, considerati al di sotto delle donne».Un'ostilità considerata vitale per Cosa Nostra: «Il primato della mascolinità serve a sottolineare che la mafia è un mondo a parte e su questo fonda la propria forza. I mafiosi ci tengono a rivendicare alcuni valori che sfidano la modernità. In una società in cui ci sono sempre maggiori aperture nei confronti di donne e gay, cercano di mantenere saldo il valore della mascolinità. Ma molti segnali mostrano che questa impermeabilità sta venendo meno. E con questo la mafia teme di diventare sempre più omogenea alla società. Ciò viene visto come un segno di debolezza, un pericolo. Da qui le reazioni violente. Questo non vuol dire che sconfiggeremo la mafia per queste vie, anche se capire non guasta».Ma la mafia è anche un mondo che vive di apparenze. Nella storia recente, per esempio, il pentito Enzo Scarantino era sospettato di frequentare gay. Eppure gli venne affidato il delicato compito di preparare l'auto per l'attentato di via D'Amelio. Salvo poi, al processo, tentare di demolirne la credibilità di pentito: «Se la faceva con i gay — sostennero gli avvocati — e dunque non poteva essere un mafioso». «Più che l'omosessualità — spiega Ingroia — è il dichiararlo che mina una certa immagine della mafia amplificata anche da alcune fiction televisive. Anche se spesso l'omosessualità scacciata dalla porta rientra dalla finestra». Il massimo dell'odio è poi riservato ai gay impegnati sul fronte antimafia: «Casi come quelli del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, per Cosa Nostra sono una sfida frontale al loro modello culturale».

Alfio Sciacca

ROMA. GIOVANI GAY AGGREDITI ALL' EUR

ROMA. GIOVANI GAY AGGREDITI ALL' EUR «Io sono stato strattonato violentemente - racconta Salvatore, 23 anni - e mi è rimasto un occhio livido per i pugni»

venerdì 25 luglio 2008 , da Gaynews

L’auto si è fermata all’improvviso, provocando un forte stridore di gomme. Erano le cinque del mattino, all’Eur, all’uscita del Gay Village: sei ragazzi appena usciti stavano cercando una fontana per rinfrescarsi. Dall’auto, una Fiat 600 blu con a bordo quattro persone, ne scendono due, di corsa. Una questione di secondi. E arrivano le botte. «Io sono stato strattonato violentemente - racconta Salvatore, 23 anni - e mi è rimasto un occhio livido per i pugni». È andata peggio a Federico, 19 anni, «a cui hanno tirato un pugno nello stomaco, prima di filare via e sparire, insultandoci». Federico è caduto a terra, riverso, battendo il fianco: non ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto perché non ha mai dichiarato la sua omosessualità e quindi teme di esporsi. «Secondo me non c’è un aumento di questi fatti, che putroppo ci sono sempre stati: c’è un aumento delle denunce », spiega a Metro Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay. In particolare, secondo Grillini, nella capitale sono in crescita «le aggressioni agli omosessuali da parte di gruppi politici. E questo è allarmante ». (Andrea Bernabeo)

Fonte: Metro il 25/07/2008

Concia: Interrogazione su ragazza aggredita

CONCIA (PD), INTERROGAZIONE SU AGGRESSIONE RAGAZZA A ROMA "Venga assolutamente affrontato il problema dell'omofobia in sede parlamentare" giovedì 24 luglio 2008 , di ADN KRONOS

Roma, 24 lug. - Anna Paola Concia, deputata PD, ha presentato una interpellanza ai Ministri degli Interni e delle Pari Opportunita' sull'aggressione omofoba subita nei giorni scorsi da una ragazza lesbica a Roma."Faccio appello - dice la Concia - all'On. Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, perche' venga assolutamente affrontato il problema dell'omofobia in sede parlamentare, visto che, come Pd, abbiamo presentato diverse proposte di legge su questo tema.I diritti civili -conclude la Concia- non sono di destra o di sinistra e chiunque governi il paese non si puo' sottrarre a questa responsabilita'".

Roma: Aggredita ragazza lesbica

"SEI LESBICA". AGGREDITA A CALCI E PUGNI Roma, la vittima lavora in un bar della Gay Street. Alemanno: basta violenza omofoba giovedì 24 luglio 2008 , da la Repubblica

Il ministro Carfagna: "Gesto odioso, trovare subito i responsabili" di MASSIMO LUGLI ROMA - Picchiata a calci e pugni mentre tornava a casa. «Gay di m...», le ha urlato in faccia l´assalitore prima di scappare lasciandola, tramortita e dolorante, riversa sul marciapiedi. Un´altra storia di intolleranza verso gli omosessuali ambientata nella capitale e partita dalla storica "Gay street" di via San Giovanni in Laterano che, in questi giorni, è al centro di accese polemiche perché la richiesta di pedonalizzazione è stata respinta dal municipio.La vittima, D. S., è una ragazza lesbica, studentessa fuorisede, che lavora al "Coming Out", uno dei ritrovi gay più conosciuti di Roma. «La notte di sabato 19 sono tornata a casa con l´autobus MA1 - ha raccontato la giovane donna agli agenti del commissariato del Celio, dove si è presentata ieri mattina - Erano le 3,30 circa. Indossavo una maglietta del locale con il simbolo arcobaleno del movimento omosessuale». La ragazza ha i capelli corti e un aspetto che lei stessa definisce mascolino tanto che, all´inizio, ha pensato di essere stata scambiata per un ragazzo.«Sono scesa alla fermata Colli Albani - ha proseguito D. S. - ho attraversato la strada e all´improvviso un uomo mi ha afferrata da dietro urlando: gay di m.... Io ho risposto: guarda che sono una donna... Non l´ho visto in faccia, non so neanche che aspetto avesse perché ho cercato di proteggermi il viso. Mi ha sferrato due pugni e un calcio e poi è scappato. Mi sono rialzata e sono andata a casa, ma la mattina dopo avevo dolori ovunque e sono andata al pronto soccorso del San Giovanni dove mi hanno dato 3 giorni di prognosi. I miei colleghi, ieri, mi hanno convinta a sporgere denuncia e sono andata alla polizia». Sull´aggressione stanno ora indagando gli agenti del commissariato del Celio ma, in mancanza di una qualunque descrizione del picchiatore, l´inchiesta parte decisamente in salita. La vittima ha detto di non aver notato alcun personaggio sospetto sull´autobus che la portava a casa.Immediate e durissime le reazioni "bipartisan" di sdegno per l´aggressione e di solidarietà per le vittima. «Apprendo con sdegno e preoccupazione di una nuova aggressione a Roma ai danni di una giovane omosessuale - dice il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna - non posso che esprimerle tutta la solidarietà con la speranza che le forze dell´ordine individuino al più presto gli autori di un gesto così odioso e incivile». Il sindaco Gianni Alemanno esprime «A nome mio e di tutta l´amministrazione una ferma condanna contro ogni forma di violenza e discriminazione ai danni della comunità gay e lesbica di Roma. Spero che episodi come quello di San Giovanni non si ripetano più, perché non rendono onore a Roma, da sempre simbolo di accoglienza e di pacifica convivenza». Diverso il parere di Franco Grillini, presidente di Gaynet, secondo cui: «Il tasso di violenza antigay della capitale è da sempre il più alto del paese». «E´ l´ennesimo violento attacco alle persone lesbiche e gay. Un episodio preoccupante perché le modalità sono analoghe a quelle dell´aggressione di Cristian Floris (il conduttore di una radio gay picchiato il 24 maggio, n.d.r.) - incalza Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay a Roma - Con questo attacco si è scelto in maniera esplicita di colpire uno dei luoghi simbolo per la comunità lesbica e gay romana e per la nostra città: la Gay Street. Probabilmente le polemiche di questi giorni riguardo alla mancata pedonalizzazione hanno persuaso i violenti ad agire, a marcare il territorio e seminare il panico».

Australia: Gay manifestano contro il Papa

AUSTRALIA, I GAY MANIFESTANO TRAVESTITI DA RATZINGER
Sulle magliette: "Celibacy is stupid, let priest marry"

sabato 19 luglio 2008 , da AGI

Sydney, 19 lug. - Poche decine di manifestanti, alcuni dei quali vestiti da Papa, (uno aveva anche una finta "papamobile") hanno dato vita questa mattina a Taylor Square, la strada di Sydney dove sono i locali gay, ad una protesta contro la visita di Bendetto XVI distribuendo preservativi ai passanti e innalzando striscioni e cartelli che proclamavano "Pope go homo", "free condom", "Celibacy is stupid, let priest marry", ma anche "Via Papa Ratzi" e "The Pope is a bigot".Erano presenti anche alcune vittime di abusi sessuali e i loro familiari, che hanno ripetuto ai giornalisti che "le scuse non bastano", come hanno dichiarato in questi giorni i genitori delle due sorelle violentate da un sacerdote a Melbourne, Emma e Katie Foster, che avrebbe rifiutato un accordo extragiudiziale e l'offerta di 50.000 dollari australiani, dal card. George Pell, ritenuto responsabile di non aver preso i dovuti provverdimenti all'epoca in cui era vescovo di Melbourne. Il sacerdote abusatore e' infatti morto da anni, cosi' come, purtroppo, una delle ragazze, che si e' suicidata in conseguenza dello stupro mentre l'altra, divenuta alcolista, e' rimasta gravemente invalida dopo un incidente stradale imputabile anch'esso alla violenza subita. Proprio a sostegno dei Foster, che avevavno chiesto di incontrare il Pontefice, l'organizzazione "Broken Rites", gruppo di aiuto alle vittime di abusi sessuali commessi in seno alla Chiesa, ha deciso di manifestare oggi insieme all'organizzazione "No al Papa".

CORTEO GAY ANTI-PAPA, LANCIO PRESERVATIVI SU PELLEGRINI

(ANSA) - SYDNEY, 19 LUG - Un migliaio di appartenenti alla No To Pope Coalition, hanno manifestato a Sydney a esponendo magliette con scritte contro il Papa e di impronta dichiaratamente gay, lanciando anche preservativi contro i pellegrini che stavano raggiungendo l'ippodromo di Randwick, dove Benedetto XVI officera' la veglia di preghiera con i giovani partecipanti alla Giornata mondiale della Gioventu'. Un pellegrino e' stato arrestato dopo uno scambio di insulti con un partecipante al corteo.I dimostranti si erano piazzati lungo il percorso del pellegrinaggio per protestare contro l'opposizione del papa all'omosessualita' e alla contraccezione. Sorvegliati da uno stretto cordone di polizia, a piedi e a cavallo, hanno gridato slogan contro il Papa esibendo scritte come 'Grazie a Dio sono ateo' 'Benedicimi Padre perche' sono gay' e 'i preservativi salvano vite'. Nel gruppo campeggiava la papessa Alice, una drag queen con mitra e paramenti viola.Mentre la maggior parte dei pellegrini reagivano con sorrisi, saluti e slogan religiosi, alcuni di loro si sono sentiti offesi e un giovane ha cercato di superare un cordone di polizia per raggiungere i dimostranti, ma e' stato prontamente arrestato e portato via. E' stato poi interrogato e rilasciato.La massa dei pellegrini e' rimasta indifferente, e molti hanno salutato con il segno della pace. I manifestanti delle No To Pope Coalition intendono proseguire a oltranza con la loro manifestazione mobile, e sono pronti a distribuire ai pellegrini un totale di 6000 preservativi. (ANSA)

PELLEGRINO PICCHIA ATTIVISTA GAY

AUSTRALIA: PELLEGRINO PICCHIA ATTIVISTA GAY. RILASCIATO Giovane cattolico si scaglia contro corteo di protesta gay sabato 19 luglio 2008 , di ADN KRONOS


Sydney, 19 lug. - Un giovane cattolico australiano si e' scagliato contro un gruppo di manifestanti che, a margine della Giornata mondiale della goiventu' (Gmg) di Sydney, contestavano le posizioni della Chiesa in materia di omosessualita'.Il 19enne ha dato in escandescenze scavalcando il cordone della polizia e, dopo un acceso diverbio, ha preso a pugni uno dei dimostranti che indossava una maglietta con lo slogan "Pope Go Homo".Gli agenti lo hanno fermato e, successivamente, rilasciato senza accuse.Si tratta del primo incidente registrato dall'inizio delle celebrazioni della XXIII Giornata mondiale della Gioventu', che raccoglie nella piu' grande metropoli dell'Australia oltre 230mila pellegrini, giunti da ogni angolo del pianeta per l'incontro presieduto da Papa Bendetto XVI.Circa 500 dimostranti, tra i quali alcuni vestiti da 'drag queen', hanno dato vita ad un corteo di protesta nel centro di Sydney, inneggiando slogan a favore dei diritti degli omosessuali e offrendo preservativi ai pellegrini che partecipano alla Gmg.

VERONA. IL DIVIETO ALLA FESTA GAY ACCENDE IL DIBATTITO

Il Pd annuncia un’interrogazione. Piazzi invece difende l’amministrazione
giovedì 17 luglio 2008 , da
L'Arena di Verona

VILLAFRANCA - Fa ancora discutere la mancata autorizzazione per una festa gay «per motivi di conformità urbanistica», come motivato dal Comune. La sede del circolo Arci in località Parà, che è stata vietata al circolo Pink di Verona per la manifestazione, ha invece ospitato in passato eventi vari e anche di partiti e movimenti politici. Era avvenuto quando si chiamava Adrian club. Una di queste manifestazione fu organizzata dalla Lega, nel 2004, quando il sindaco era Maurizio Facincani e Mario Faccioli, l'attuale primo cittadino, era assessore alla sicurezza e alla polizia urbana. Nonostante il divieto iniziale da parte del Comune, il raduno dei leghisti si tenne lo stesso. «Gli organizzatori», ricorda Faccioli, «avevano chiesto il permesso al prefetto e c'era il sì della commissione di sicurezza». Maurizio Facincani, che oggi è presidente del consiglio, dice: «All'epoca la Giunta non si occupava di ordinaria amministrazione, c'erano gli uffici preposti per seguire le varie istruttorie». Nei due anni successivi, il 2005 e il 2006, l'Adrian ospitò anche gli skinhead provenienti da varie parti d'Europa. Di fronte alle teste rasate si si esibirono gruppi noti all'estrema destra come gli Armco e i Zetazeroalfa. I raduni non furono vietati. Queste feste dell’estrema destra all'Adrian furono denunciate, nel 2005 e nel 2006, dall'allora sindaco Luciano Zanolli, oggi esponente del gruppo di minoranza "Cittadini per Zanolli”. «Avevo denunciato tutto in consiglio comunale», dice, «e addirittura c'erano state marcette in piazza e a Rosegaferro. Di quei raduni, dei quali il Comune non veniva mai avvertito, avevo fatto le mie rimostranze pure al questore di Verona». Sul divieto al circolo Pink Zanolli dice: «Non voglio dare giudizi, non conoscendo gli atti, anche se si poteva evitare il polverone andando a fondo della questione senza fermarsi a posizioni preconcette». Paolo Martari, del Partito democratico, preannuncia un'interrogazione. «È giusto», dice Martari, «che il sindaco Faccioli dia spiegazioni al consiglio comunale. C'è da riflettere sul profilo della gestione politica e amministrativa della vicenda. Vietare una manifestazione nascondendosi dietro a problemi di forma rischia di indebolire la politica. Il nostro partito è per il confronto con chi la pensa diversamente. Negare una manifestazione vuol dire rifiutare tale capacità di confrontarsi. Se c'erano 70 persone al sit- in, non penso che nella festa in mezzo al campo ci potessero essere state più di 200 persone. Bisogna lasciar spazio alla libertà di espressione». Per Renzo Piazzi, della lista Dossobuono Insieme e schierato all’opposizione, «i problemi veri sono altri. Pensiamo che il sindaco abbia agito bene. Questi problemi sono creati ad arte per nascondere questioni molto spinose e reali, come quelle legate alle cave, alle discariche, a chi non riesce ad arrivare alla fine del mese». Sulla manifestazione di protesta di domenica sono intervenuti anche i componenti della lista Grillo per Villafranca. «Davvero», dicono, «l'amministrazione comunale ha fatto solo rispettare leggi e regolamenti? Giudicheranno i cittadini».F.T.

APPELLO: LAMBDA ISTANBUL NON DEVE CHIUDERE!

“Il 29 maggio 2008 la Corte di Giustizia di Istanbul ha annunciato la sua decisione di chiudere l’associazione di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT) della città, Lambdaistanbul.L’associazione non chiuderà finchè non verrà emessa una sentenza definitiva della Suprema Corte d’Appello. Lambdaistanbul, organizzazione locale antimilitarista attiva dal 1993, viene inserita nel registro delle associazioni (e quindi è ufficialmente riconosciuta) nel maggio 2006. Tuttavia, la municipalità di Istanbul ha ritenuto che lo statuto dell’organizzazione fosse illegale e contro la moralità pubblica, e ha fatto causa all’associazione al fine di chiuderla. Sebbene il Pubblico Ministero abbia rifiutato di pronunciarsi sulla base della libertà di associazione, la municipalità ha fatto ricorso, portando il caso fino alla Suprema Corte d’Appello. Il processo è iniziato nel luglio del 2007. Il 29 maggio 2008,data della sentenza, la Corte ha deciso in favore della chiusura di Lambdaistanbul, nonostante il rapporto legale di alcuni esperti non avesse trovato alcun riscontro con le accuse.A nostro avviso, questo processo è solo il primo passo di una campagna discriminatoria nei confronti delle associazioni GLBT che lavorano in Turchia. Invece di accettare e tutelare l’esistenza delleassociazioni GLBT, le autorità statali turche hanno deciso di condannarle e privarle del loro diritto di esistere. Non abbiamo alcuna intenzione di allontanarci dal nostro lavoro e continueremo a lottare, alfine di ottenere il riconoscimento legale, pur essendo consapevoli dei rischi a cui andiamo incontro, ma pensiamo che non sia più possibile ignorarci.

FACCIAMO APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE AFFINCHÈ CI SOSTENGANEL NOSTRO LAVORO:

1) Invitiamo tutti, associazioni e singoli individui, a sostenere la nostra battaglia, inviando una mail(nome, cognome, professione) al seguente indirizzo:
donttouchmyassociation@gmail.com

2) Scenderemo in piazza sabato 7 giugno per protestare contro la decisione della Corte che ci vuole obbligare a chiudere. Vi invitiamo ad organizzare campagne e dimostrazioni nelle vostre città, al fine di appoggiare la nostra causa.

3) Presto lanceremo la nostra campagna don’t touch my association, fornendo a breve ulterioridettagli.

ASPETTIAMO LA VOSTRA SOLIDARIETÀ!
LAMBDAISTANBUL

L’omofobo Ahmadinejad arriva a Roma

(da il Foglio.it)

Gli omosessuali italiani contro i cappi in piazza di Teheran Nel regime khomeinista essere gay è un reato. Per sodomia si finisce sulla forca, 4000 esecuzioni dal 1980 Roma. L’articolo 109 del codice penale iraniano condanna l’omosessualità. E per chi commette il “lavat” – il reato di sodomia – è prevista la morte, sebbene, come specifica un report del 2007 di Amnesty International, la decisione spetti “alla discrezione del giudice”. I magistrati di Teheran si sono dimostrati piuttosto inclini alla discrezionalità, ma a senso unico: dal 1980 a oggi circa quattromila “raguus”, gli effeminati, i “frocetti”, sono passati tra le mani impietose del boia. Un’attività trentennale di sterminio, scoperta solo negli ultimi dieci anni dall’opinione pubblica occidentale: la barbarie delle impiccagioni in piazza, delle torture praticate dalla “polizia morale” al fine di strappare una confessione: sono un “raguus” e pratico la sodomia. La confessione, estorta con la violenza, è la condizione necessaria – spiega una denuncia di Amnesty – per procedere con la condanna a morte. Mahmud Ahmadinejad, il presidente iraniano che ospite alla Columbia University di New York l’anno scorso ha negato l’esistenza di omossessuali nel proprio paese – “da noi in Iran non c’è ne sono” – in soli tre anni si è distinto per ferocia. Due mesi dopo la visita di Ahmadinejad alla Columbia, in Iran è stato ucciso Makwan Moloudzadeh, un ragazzo di ventun’anni colpevole di aver avuto rapporti sessuali con un altro maschio. Una relazione consumata otto anni prima del processo, quando Makwan aveva solo tredici anni. E’ stato ucciso la mattina del 5 dicembre, a Kermanshah, lembo estremo dell’Iran, al confine con il Kurdistan, nella grande città aperta che gli imperatori dell’antica Persia avevano eletta capitale culturale dell’Impero. Appeso a una corda nel cortile della prigione, a sorpresa, quasi di nascosto, perché di solito le esecuzioni di omosessuali, al tempo di Ahmadinejad, avvengono in pubblico, per dare l’esempio. Anche per strada. Si viene scaricati di fretta da un pick up Ford, prostrati a terra da uomini incappucciati, e lapidati o impiccati sul posto. E’ accaduto migliaia di volte – quattromila morti – dalla presa del potere dei khomeinisti a Teheran. Nel 2005, anno primo del governo Ahmadinejad, l’opinione pubblica mondiale è rimasta inorridita dalle foto di due ragazzini, di diciotto e sedici anni, appesi al cappio, sulla piazza di Mashhad, la città santuario degli sciiti; due bambini colpevoli anche loro, perché sodomiti, omosessuali. Si chiamavano Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, erano noti in città per i loro gusti “anomali”, così quando una sera sono scomparsi, arrestati dalla polizia morale, dalla guardia dell’ortodossia, nessuno si è scomposto. Condannati alla frusta – duecentoventotto colpi si racconta – i due ragazzi hanno trascorso quattordici mesi in prigione, prima d’essere ammazzati. Le foto dei loro corpi senza vita hanno fatto il giro del mondo, sgomento. Il governo olandese annunciò la sospensione d’urgenza dei rimpatri di cittadini iraniani illegalmente immigrati e modificò le norme di asilo, estendendo tra le motivazioni politiche e razziali, nel caso dei migranti iraniani, anche l’omosessualità. Per ridurre le critiche, il governo di Ahmadinejad – raccontano gli operatori umanitari – spesso affianca al reato di omosessualità delle accuse diverse, come il furto o lo stupro, immaginando così di rendere più accettabile all’occidente la condanna a morte dei “raguus”. Dal 2005 il regime è anche più attento a che le foto degli impiccati non escano dal paese. “Forse quando Ahmadinejad dice che in Iran non ci sono omosessuali, crede di dire la verità – sostiene Franco Grillini, leader morale dell’Arcigay – Hanno avvilito migliaia di esseri umani, al punto da costringerli a nascondersi, per evitare la morte”. Quando i giovani Mahmoud e Ayaz furono impiccati, in Italia, Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e allora senatore dei Ds, presentò un’interpellanza parlamentare perché “di fronte all’enormità dell’omicidio omofobico non si può tacere”. Così oggi, a pochi giorni dal previsto arrivo a Roma del presidente iraniano, Grillini non ha dubbi: “Non è il benvenuto, è un mostro come Mubutu, il sanguinario dittatore omofobo del Congo. Arriva nella settimana del Gay Pride – dice – e ci noterà, perché faremo una conferenza stampa, un presidio. Ci stiamo lavorando”. Le associazioni omosessuali organizzano una grande manifestazione con i Radicali, con in prima fila Sergio Rovasio, ma anche con cattolici, ebrei e dissidenti iraniani. “Una mobilitazione collettiva – racconta Anita Friedman, ideatrice dell’associazione ebraica Gerusalemme libera – che probabilmente confluirà con quella del Riformista, martedì 3 giugno alle ore 20 in piazza di Spagna. Sarà il nostro ‘non benvenuto’ ad Ahmadinejad”.

BIELLA. IL CENTRO VIETATO AL PRIDE

Il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica nella persone del Prefetto di Biella d.ssa Brassesco vieta lo svolgimento del Pride regionale piemontese nel centro della città
lunedì 02 giugno 2008 , comunicato stampa


"Di quale ordine e di quale sicurezza parla il Prefetto? Di ordine pubblico? Il Pride è una manifestazione gioiosa e pacifica che mai ha creato problemi di ordine pubblico. Di ordine morale, forse? Di fronte a questa ipotesi rimaniamo stupiti/e e imbarazzati/e" dichiara Adriano Guala portavoce del Biella Pride. Affermare come ha fatto il prefetto che "il Pride non deve disturbare e infastidire la cittadinanza" è profondamente contrario allo spirito di questa manifestazione che ha sempre affermato la piena cittadinanza dei diritti e la ricerca del superamento dei pregiudizi attraverso l'incontro delle differenze."Dichiarare che "fare un gay pride dentro la città vuol dire costringere il cittadino biellese ad entrare in una manifestazione in cui non intende trovarsi" è sconcertante: rischia di apparire una posizione incompatibile con il diritto costituzionale a manifestare pacificamente." Continua Enzo Francone, altro esponente del Comitato.Le parole del prefetto e la scelta di diniego stanno nell'interpellanza parlamentare depositata oggi dall'on. Anna Paola Concia."Mesi di incontri a carattere culturale, politico e di spettacolo hanno dimostrato che i cittadini e le cittadine biellesi non esprimono fastidio ma curiosità e interesse e solidarietà per le tematiche gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Spostare il Pride in una zona periferica significa voler emarginare le persone GLBT. La visibilità è principio irrinunciabile per noi e per le nostre lotte." Conclude Roberta Padovano, portavoce del Coordinamento Torino Pride.Chiediamo al Sindaco di Biella di esprimersi al più presto perché la strada del dialogo e del confronto è per noi irrinunciabile.

Il Comitato Biella Pride
Adriano Guala (portavoce) Christian Ballarin (ufficio stampa)

MOSCA. 13 ARRESTI AL GAY PRIDE

Un’ottantina di persone manifestava pacificamente per i diritti gay davanti al Conservatorio lunedì 02 giugno 2008 , di il Messaggero

MOSCA Lanci di uova, insulti, croci e icone brandite come cornetti antisciagura, e 13 arresti tra i militanti anti-gay. Ma anche 36 manifestanti sono stati fermati. Se a Roma si nega la Piazza San Giovanni alla sfilata, a Mosca e dintorni “Gay pride” resta sinonimo di disordini. E non fa ancora rima col rispetto dei diritti civili di cui il neopresidente Medvedev s’è fatto alfiere. Proprio a lui nelle scorse settimane si erano rivolti i leader della comunità gay russa con una lettera aperta, sperando di trovare ascolto dopo i rimproveri sui diritti umani giunti a Mosca da Amnesty International. Niente da fare. Silenzio dal Cremlino e, come nei due anni passati, njet alla sfilata dal sindaco Luzhkov: «Non possiamo garantire la sicurezza». Per lui, il pride è «opera di Satana», i suoi partecipanti «armi di distruzione di massa» dell’Occidente, «pervertiti che corrompono la società tradizionale». Al suo fianco la Chiesa Ortodossa, sempre più influente, che agita gli spauracchi della difesa della famiglia e la crisi demografica nel paese. C’erano anche gruppuscoli ultraortodossi, anti-abortisti e qualche sacerdote, ieri mattina, insieme a decine di poliziotti e forze antisommossa, a circondare il manipolo (esiguo) di rappresentanti della comunità gay e lesbica russa, che ha deciso di sfidare il divieto. L’anno scorso finì a manganellate, feriti, il fermo dell’europarlamentare italiano Cappato con Vladimir Luxuria. Quest’anno, un passo avanti. Caricati su un furgone e arrestati sono stati alcuni oltranzisti religiosi (inclusa qualche vecchietta), dopo aver tentato di aggredire un dimostrante al grido: «Pederasti, il vostro posto è all'inferno».Si celebrava ieri in Russia, per inciso, la Giornata della Difesa del bambino. A Mosca un’ottantina di persone manifestava pacificamente per i diritti gay davanti al Conservatorio. Un secondo, esiguo gruppo, di fronte al Comune sulla centralissima Tverskaja, la via dello shopping di lusso, riusciva a far sventolare da un palazzo un enorme striscione: “Diritti per gay e lesbiche russe – l’omofobia del sindaco in tribunale”. Subito strappato da poliziotti in borghese. Agli organizzatori del pride è arrivata la solidarietà del sindaco di Parigi Delanoe. Vita dura per gli omosessuali russi, tra tabù e discriminazioni nella società, sul lavoro e nell’educazione: la legge non le punisce. E alle tolleranti Mosca e Pietroburgo si oppone il “buio” della provincia. La storia non aiuta. La Rivoluzione sovietica porta un po’ di libertà, poi Stalin col famigerato Articolo 121 punisce le relazioni tra persone dello stesso sesso: prigione da 5 a 8 anni, lavori forzati, cliniche psichiatriche. Mille colpiti l’anno fino al 1989. Dal 1993 l’omosessualità non è più reato. Ma la strada è ancora lunga.

Griilini: Solidarietà a Christian Floris

Nell'esprimere tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza a Cristian Floris, speaker di radio Deegay, per l'agressione omofoba e razzista subita la scorsa notte, e nell'augurargli pronta guarigione per le ferite, fisiche e psicologiche, subite, non possiamo non esprimere forte preoccupazione per quella che si preannuncia chiaramente come un'escalation antigay con la caratteristica, addirittura, della premeditazione.La violenza politica contro gli omosessuali si arricchisce purtroppo di un altro raccapricciante episodio che va ad aggiungersi ad una lunga lista di violenze decennali contro la comunità lgbt italiana.In questo caso il pestaggio e le intimidazioni sono rivolte verso uno speaker particolarmente impegnato nell'informazione sulle temetiche lgbt.E' evidente che oltre all'intimidazione e al pestagggio, che colpisce una persona e un lavoratore indifesa, si vuole mandare un messaggio di carattere più generale a chiunque sia impegnato sulle tematiche dei diritti civili delle persone omosessuali. Che si vorrebbe ridurre al silenzio.Credo proprio che non sia un caso che ciò avvenga nel bel mezzo di una fortissima polemica politica contro la celebrazione del gay pride che rappresenta la principale inziativa di carattere politico cultarele e rivendicativa del movimento lgbt in Italia e nel Mondo.

Franco Grillini

Costituente socialista

Direttore gaynews.it
La sede di Arcigay Pianeta Urano (VR) e Arcilesbica (VR) si trova in presso il MILK VERONA LGBT COMMUNITY CENTER in Via A. Nichesola, 9 - Verona( San Michele ) - INFO: 346.9790553 (Arcigay) 349.3134852 (Arcilesbica) info@arcigayverona.org OPP. verona@arcilesbica.it per avere informazioni iscriviti alla MAILINGLIST oppure scrivi alla mail: stopomofobia@arcigayverona.org