lettera di Porpora Marcasciano su Il Manifesto del 30 ottobre 2009

Ma chi va coDimensione caratteren le trans?
Da quattro giorni il telefono del MIT (Movimento Identità Transessuale) squilla in continuazione. Giornali e televisioni nazionali e locali continuano a chiedere informazioni, confidenze, dichiarazioni sul caso Marrazzo. L´Italietta del gossip, quella piccina piccina impregnata di moralismo e molto poco di moralità ha bisogno di sbranare qualcuno. E la "bassa politica" che di quella italietta è prodotto e soprattutto produttrice, si scatena. Il paese degli ipocriti, quello del "si fa ma non si dice" sembra scoprire l´acqua calda, si scandalizza, si incuriosisce, si incazza perché quel politico compra prestazioni sessuali con i nostri soldi, ma soprattutto le compra dalle transessuali...que l´horreur! Perché è su questo che si è puntata l´affaire Marrazzo, sul fatto che lui abbia tradito non solo il popolo ma soprattutto i suoi valori, anzi per essere più precisi il suo valore assoluto e cioè l´essere maschio! Nell´immaginario collettivo colui che va con una trans, va con una "non donna" deludendo, tradendo, rompendo quel patto sociale che nel privato pochi, anzi pochissimi, riescono a osservare alla lettera ed è proprio una questione di lettera, perché una A oppure una O fanno la differenza.
Ho preferito non andare in nessuna trasmissione televisiva, troppe urla, poco ascolto e soprattutto perché interessava poco il mio sguardo sul fenomeno, mi si chiedeva invece, sempre e comunque, di raccontare la mia storia, esattamente come al Grande Fratello. Se ci fossi andata e mi avessero lasciato lo spazio mi sarebbe piaciuto rivolgere agli italiani la seguente domanda: di chi sono tutte quelle macchine che di sera, e non solo, si aggirano nelle strade in cerca di acquisti? Chi consulta le migliaia di annunci che ogni giorno compaiono su giornali e siti? Chi sono i clienti? Basterebbe un veloce sondaggio per scoprire che gli italiani alla domanda in blocco rispondono sicuramente non mio figlio, ne mio padre, ne mio marito, ne il mio fidanzato! E da dove e da chi arriva la richiesta visto che è proprio e solo quella che stimola l´offerta? Domanda lecita, perchè alla storia delle caramelle non ci crede più nessuno! Nonostante il consistente giro di vite del famoso Pacchetto Sicurezza, la prostituzione, lungi dall´essere eliminata, si è trasformata, si è spostata e ricollocata, aumentando il suo volume invece di diminuire. Quella transessuale resta fiorente a riprova che esiste una consistente domanda che ne la morale, ne la legge, ne le regole possono intaccare perché essa corrisponde al desiderio e, ci piaccia o no, il desiderio nella nostra società diventa consumo! Ci si scandalizza che una trans brasiliana si prostituisca? E cos´ altro potrebbe fare in un mondo in cui tutte le altre porte sono chiuse? Voglio essere più provocatoria e chiedere cosa potrebbe fare una trans con una ottava di seno, labbra provocanti, glutei straripanti? La bidella, la badante o magari la lavavetri? Se ha costruito il suo corpo per essere una bomba di sesso e per vendere prestazioni sessuali, forse, liberi dal pregiudizio, dovremmo riconoscere quell´aspirazione come legittima piuttosto che stabilire dove e come dovrebbe collocarsi! Ma in Italia un riconoscimento di questo tipo è pura utopia! Come pura utopia sembrano essere diventati i diritti civili e la dignità delle persone transessuali, in un paese che risulta essere al primo posto nel mondo per omicidi transfobici, ma quella è un´altra storia, perché all´Italietta non interessa, vuole sapere piuttosto cosa ha trovato in loro Marrazzo o Lapo Elkan....indovina indovinello? Chiaramente Lapo e Marry e solo loro, sicuramente non mio marito, mio figlio, mio padre ecc´etero ecc´etero! Sarebbe stata la stessa domanda, magari articolata meglio, che avrei voluto porre a Ida Dominijanni lunedi sera all´Infedele di Lerner quando ha dichiarato che un (sottolineo il maschile) transessuale è un uomo che si maschera da donna. Per tutte/i noi non è stato bello. Diciamo che da lei ci si sarebbe aspettato altro. Può darsi che il femminismo della differenza faccia chiudere gli occhi su quello che non è donna, ma sinceramente non credo si tratti di una maschera, piuttosto del contrario. Come dire che i neri sono bianchi un po´ abbronzati perché si parte comunque da un modello.

Il mondo transessuale/transgender lo scorso anno si è riunito in un importantissimo seminario di tre giorni nella campagna toscana per approfondire la questione dell´identità, quella della costruzione di senso in un mondo il cui senso è quello vetero/patriarcale e la delicata questione delle parole che ci nominano, perché in un mondo che ti annulla è difficile trovare le parole per dirsi, raccontarsi, ribadire all´italietta ipocrita che prima di essere mostri siamo favolose, oltre ad essere prostitute siamo anche altro e soprattutto che siamo persone portatrici di diritti e degne/i di rispetto.

Marrazzo si ritirerà in un convento, ma noi restiamo su questa terra perchè qui vogliamo vivere e viverci bene!

Porpora Marcasciano

Corso Lodi, agguato nella notte "Picchiati e rapinati perché gay"

Due aggressioni in pochi giorni. Arcigay denuncia "il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno Milano"
di Massimo Pisa
Picchiati, insultati perché omosessuali, in un caso rapinati di soldi e portafoglio. Due aggressioni omofobe, denunciate ieri dall´Arcigay milanese, riaccendono il fuoco sotto un braciere già molto caldo. Il caso più recente risale alla notte tra sabato e domenica, intorno alle 4, lungo corso Lodi. «Eravamo in tre - racconta Francesco, 27 anni - io, il mio compagno Elio che ha 37 anni e un amico. Tornavamo da una serata al Tropicana di viale Bligny, camminavamo a piedi verso casa nostra al Corvetto. Ci ha affiancato un´auto, guidatore mulatto e altre tre persone italiane. Hanno abbassato il finestrino e ci hanno detto di tutto: finocchi di m..., fateci un p... Abbiamo provato a scappare»In due scendono, continua Francesco, saltano addosso a Elio e lo stendono con un pugno. «Sono tornato indietro e mi sono venuti addosso in quattro. Calci e pugni, anche quando stavo già a terra, ancora insulti finché non mi hanno detto: dacci i soldi che ce ne andiamo. Elio gli ha dato 150 euro, il mio portafoglio se lo sono preso. Urlavamo, sanguinanti, senza che nessuno si fermasse. Siamo arrivati a casa distrutti». Ieri la denuncia alla stazione Vigentina dei carabinieri: «Prima non ce l´ho fatta, ho pianto tutto il tempo. Mi hanno detto di calcare sulla rapina - conclude Francesco, dimesso dal Policlinico con 30 giorni di referto per una frattura sopra l´occhio, mentre Elio se l´è cavata con dieci giorni - che secondo loro "è il fatto più grave": non volevo crederci, ho pure litigato».L´altro episodio risale all´8 ottobre, ore 15, Parco delle rose. «Ero appartato con un ragazzo - spiega Fabio, 36 anni, la vittima - e sono saltati fuori in due, credo rom. "Ti piace il culo? Ora ti facciamo vedere", e mi hanno inseguito. Sono caduto, rialzato, ripreso, infine scappato senza essere rapinato. Ma al Pini mi hanno dato tre settimane di tutore per una lesione al ginocchio. Il 13 ho fatto denuncia alla stazione Romana-Vittoria dei carabinieri». Queste aggressioni, denuncia il presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo, che solidarizza con gli aggrediti, «segnalano il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno una città come la nostra».
Da gennaio a oggi, elenca Luca Trentini, responsabile nazionale del settore Lotta alla violenza dell´associazione, «registriamo in Italia 8 omicidi, 70 violenze ed aggressioni, 8 estorsioni e 7 atti vandalici. La situazione è ormai fuori controllo». E Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay: «In qualsiasi altro paese civile si sarebbe gridato all´emergenza. In Italia invece il parlamento rifiuta di discutere una qualsiasi legge a nostra tutela». Solidarietà agli aggrediti anche da Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran del Pd: «Ci auguriamo una chiara azione repressiva di forze dell´ordine e magistratura affinché in modo esemplare siano puniti i responsabili di queste orribili azioni».
(27 ottobre 2009)

Rissa sull'omofobia tra Cecchi Paone, la Parietti e Maurizio Ruggiero

La lite in diretta TV a "Domenica Cinque"
Comincerò inviandovi i link della trasmissione “Domenica Cinque”

  1. http://www.youtube.com/watch?v=Fn11PgIeCEM
  2. http://www.youtube.com/watch?v=mst_EQw0JWg
  3. http://www.youtube.com/watch?v=NAt84E9_DcQ
  4. http://www.youtube.com/watch?v=J5o12LG8irg
  5. http://www.youtube.com/watch?v=4cR4Tn-bYSI
  6. http://www.youtube.com/watch?v=VlfdcFUpUZ4
  7. http://www.youtube.com/watch?v=RHBId73OuFY

    Sta facendo il giro del web la rissa che ha visto coinvolti a Domenica Cinque tre personaggi assolutamente al di sopra delle righe: i prezzemolini del talk show Alba Parietti e Alessandro Cecchi Paone, quest’ultimo nella doppia veste di bisex dichiarato, e Maurizio Ruggiero, presentato sin dal principio come cattolico tradizionalista. Era prevedibile che fosse quest’ultimo ad accendere la miccia delle polemiche, dicendo prima alla Parietti:
    “Lei pensa di poter parlare solo perché gode dell’approvazione di questi quattro sodomiti?”.
    Alba ovviamente ha risposto a tono:
    “Lei dice stupidaggini che non fanno bene ai cattolici. Chiunque è meglio di lei. Lei fa un danno al mondo cattolico. L’unico peccato è che lei esiste”.
    Il cattolico tradizionalista ha avuto “belle parole” anche per Paone, dandogli pubblicamente del peccatore. E quest’ultimo gli ha rinfacciato di non essere sposato e di essere solo come un cane al mondo perché non merita amore. A quel punto alcuni ragazzi gay, ospiti in studio per portare la loro testimonianza, hanno detto al signor Ruggiero che preferirebbero essere adottati da un padre gay che avere un padre come lui.
    In tutto questo baillame la D’Urso è stata zitta per gran parte del tempo, salvo dissociarsi sul finire ritenendo questa scena “pietosa” e chiosando che per fortuna, nelle chiese in cui è stata lei, nessun omosessuale è mai stato messo alla porta!

L'OMOFOBIA CI COLPISCE DI PERSONA

Comunicato stampa aggressione Torino
Non si tratta di una fenomeno astratto, di un vuoto diritto reclamato sui banchi del parlamento: l'omofobia non è un discorso lontano ed alieno ma ci raggiunge oggi nelle nostre famiglie laddove siamo più deboli e indifesi e ci tocca personalmente come genitori gay e lesbiche, colpisce noi e arriva ai nostri figli. L'associazione Famiglie Arcobaleno esprime solidarietà al proprio socio torinese
Alessandro e a sua figlia, colpiti questi giorni da una violenta aggressione verbale e fisica sul posto di lavoro. Quello che ci preoccupa è il fatto che l'efferato protagonista di questo episodio è un collega di lavoro,
uno come tanti altri, che per difficoltà personali sfoga le proprie frustrazioni sull'altro inteso come il diverso da sè, che diventa il capro espiatorio dei propri fallimenti di vita e il responsabile della nostra difficoltà, su cui si può sfogare tutta la rabbia repressa e la propria impotenza e incapacità di evolvere verso un destino migliore.

Come genitori omosessuali avvertiamo forte la discriminazione che ci colpisce prima sul piano dei diritti negati per arrivare rapidamente nelle nostre vite e nei nostri affetti, colpendo sia i nostri genitori che soffrono per il rifiuto di un mondo che ci condanna per ignoranza e che colpisce i nostri figli ignorati dalle leggi e non tutelati dalla comunità e sui quali ricade la discriminazione del nostro essere omosessuali.

La scelta di vivere di fronte alla società, ai nostri genitori e ai nostri figli in modo autentico e senza bugie, ci espone di fronte a chi, coprendosi di ideologia e giudicandoci senza conoscerci e con la comodità di una situazione non provata sulla propria pelle, si ammanta di un velo di ipocrisia e ignoranza e svilisce la nostra umanità e i nostri affetti più intimi e colpendoci vilmente nella nostra più sensibile interiorità e nei nostri affetti più cari.

Chiediamo al paese e alla società civile il rispetto e il riconoscimento dei nostri sentimenti di genitori, perchè ci venga consentito di vivere le nostre vite in serenità e nel rispetto reciproco, senza timore di dover subire violenza e discriminazione nei confronti nostri e dei nostri cari. Chiediamo al nostro paese la tutela delle nostre vite, pretendiamo uguali diritti ed uguali doveri, perchè le nostre scelte di vita non sono ideologiche, ma incarnano i sentimenti più autentici di persone che reclamano il principio fondamentale della ricerca della propria felicità e del benessere psicologico e spirituale per la piena realizzazione di sè come donne e uomini, come genitori e famiglie.

Famiglie Arcobaleno, associazione genitori omosessuali.
LEGGI l'articolo: http://www.azur.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=8122

Vincenzo e Calogero hanno paura ad andare a scuola.

Comunicato stampa - Arcilesbica - 14 ottobre 2009

Vincenzo e Calogero adesso hanno paura ad andare a scuola, perchè al'uscita dell' Istituto superiore di Moda di Canicattì che fequentano da due anni, settimana scorsa un gruppo di coetanei li ha apostofati come "Brutti Froci" e picchiati a sangue. Vincenzo e Calogero, in ospedale hanno fatto denuncia e il gruppo non ha pensato di fermarsi, ma di andare avanti: "se non ritirate la denuncia, vi lasciamo a terra morti".
L'ondata di omofobia di quest'anno assomiglia sempre meno alle bravate di qualche sfaccendato e sempre piu' al moltiplicarsi degli attentati antisemiti nella Germania anni trenta.
La destra al governo, bocciando la legge sull'omofobia, ha perso una buona occasione per nascondere il suo profondo clericofascismo, fatto di ipocrisia pubblica e vizio privato. E dire che la legge era stata svuotata per bene in Commissione Giustizia e avrebbe punito solo le violenze fisiche omofobiche, per lasciare libera la diffamazione contro lesbiche gay e trans, in nome della liberta' d'opinione. Ma al momento del voto la destra e gli integralisti non hannno saputo resistere all'impulso di calpestare le persone lgbt e hanno rimandato a un'altra volta di darsi una patina moderna.
I giovani picchiati, le trans, le coppie lesbiche e gay, con le loro famiglie e i loro amici ringraziano il governo e gli opinionisti osservanti per il clima di terrore in cui si trovano a vivere. E se la liberta' di stampa di criticare il potere viene azzannata, rimane la liberta' di opinione di insultare le persone lgbt, tanto non le difende nessuno
Cristina Gramolini Segreteria nazionale ArciLesbica

e-mail: ufficiostampa@arcilesbica.it
www.arcilesbica.it

Oggi noi persone lgbt non siamo nulla, cadaveri ambulanti, spettri nella notte

Care amiche,

Mi chiamo Daiana, sono una studentessa iraniania nata in Itlaia da genitori Iraniani, di sinistra, dissidenti politici appartenenti al movimento dei Mujaheddin del popolo per capirci, fuggiti dalla Repubblica Islamica nel 1981.
Vi dico ciò, perchè anche grazie alla storia e al vissuto della mia famiglia, ero convinta fino all'altro giorno che comunque l'Italia fosse un paese libero.
Come donna e soprattutto come lesbica credevo che questo paese mi rispettasse e soprattutto mi volesse proteggere.
Questa illusione mi è crollata di colpo l'altro giorno dopo il terribile voto che c'è stato alla Camera dei deputati che ha respinto la proposta di legge contro l'Omofobia.
Oggi noi persone lgbt non siamo nulla, cadaveri ambulanti, spettri nella notte.
Sono molto arrabbiata, una rabbia interiore che non riesco a buttare fuori, avrei voglia di urlare, di piangere, ma a cosa servirebbe? Ho comunque intenzione di non stare zitta e d'ora in poi mi presenterò in tutte le occasioni sociali della mia vita con un simbolo evidente e visibile del mio dissenso e protesta contro questo paese che credevo libero e tollerante. Mi farò fare una spilla o metterò una maglietta rigorosamente nera con degli slogan contro l'omofobia di questa brutta Italia.

Qualche anno fa, facevo parte delle Donne in nero, un gruppo di donne che per protestare contro la guerra, le violenze, gli stupri subiti da noi donne in tutto il mondo, vestono di nero e organizzano sit-in ed iniziative di protesta.

Il nero; questo non-colore che nel paese d'origine della mia famiglia viene imposto alle donne per sottometterle e considerarle di serie B dal potere maschilista-teocratico, un non-colore chè è stato il simbolo del fascismo e rappresenta la morte in tantissime culture.
Ma noi dobbiamo usarlo come colore di lotta contro ogni forma di oppressione e omofobia.
Perciò care amiche, vi invito a rilanciare la protesta e a non stare zitte, come donne, come lesbiche, anche in poche, come facevamo noi donne in nero. Donne in nero contro l'Omofobia.
Daiana

Studentessa, lesbica fantasma

L'Omofobia continua "Colpiti con una mazza da baseball perché siamo gay"

L'Omofobia continua :
Parla uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testacciodi Anna Maria Liguori«È arrivato di colpo con la sua auto. Ha frenato, èsceso edè corso verso di noi. Aveva una mazza di baseball. Hacolpito a raffica. Un colpo di taglio in testa al mio amicobrasiliano, uno l´ho preso io sul braccio, una botta sullaspalla di un altro. Allora siamo scappati». Ha avuto paura il diciannovenne gay, uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testaccio.
Perché credi vi abbia colpito?«Ci ha colpiti con odio, è tutto quello che posso dire.
Il giovedì sera all´Alibi c´è una serata che si chiama"Gloss", è un giorno misto, ci siamo noi gay ma anche tanti ragazzi etero. Alcuni di loro all´uscita ci hanno decisamente provocati. Noi abbiamo reagito ed è scoppiata una rissa.
Sembrava tutto finito quando è arrivato quel tizio che non avevamo mai visto prima». Forse un amico dei ragazzi che vi hanno provocato? «Forse sì perché è venuto direttamente da noi. Io ero con due miei amici brasiliani, che fanno i ballerini, entrambi ventenni, ed un altro amico della mia età. Si vede chiaramente che siamo gay. Non credo che volesse picchiare qualcun altro».
Siete scappati subito?«Un ballerino aveva già preso il taxi perché era molto spaventato dopo la rissa. Eravamo in tre quando è arrivato quel tizio. Io e un altro ci siamo rifugiati in un bar, l´altro ballerino aveva la testa che gli sanguinava ma abbiano visto subito che la ferita non era grave. Ma il tizio con la mazza ci ha inseguiti, solo che nel bar non l´hanno fatto entrare». Vi ha aiutati qualcuno dunque...«Proprio aiutati non direi. Soprattutto durante la rissa e dopo quando è arrivato quel pazzo nessuno ha mosso un dito.
La cosa sconcertante è che sono rimasti fermi anche gli addetti alla sicurezza, mentre ci picchiava non sono intervenuti non dico per difenderci ma almeno per fermarlo». Chi è stato ferito di più?«Uno dei ballerini brasiliani, quello che ha avuto la botta in testa. Ma nessuno di noi è andato in ospedale, non stavamo malissimo fisicamente, ci è andata bene se ci dava un colpo alla tempia ci potevamo rimanere. Lo spavento è però stato grande». http://oas.repubblica.it/5c/local.repubblica.it/rg/roma/interna/958010877/Middle/default/empty.gif
http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif (17 ottobre 2009)
http://roma.repubblica.it/dettaglio/colpiti-con-una-mazza-da-baseball-perche-siamo-gay

Transgendera investito a Roma

Dopo l'accoltellamento davanti al Gay Village e gli attentati incendiari ai locali per omosessuali, la denuncia di un'altra aggressione: due uomini a bordo di un'auto hanno inseguito e investito una transgender. "Questa mattina - scrive Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay di Roma - ci è stato segnalato un episodio di violenza all'Eur ai danni di una persona transgender che adesso è ricoverata in ospedale dove ha subito un intervento alla testa". Una testimone straniera ha assistito alla s cena: "L'avevano presa di mira", ricorda. "L'hanno inseguita con l'auto: c'erano due uomini a bordo. Ho visto bene. E lei è scappata ma quando si è voltata, l'hanno investita. E' caduta e ha battuto la testa".
(15 ottobre 2009)

VITTIMA SOTTO CHOC
«Trans investito nella notte all'Eur»
La denuncia dell'Arcigay: attacco violentissimo e doloroso. La donna è stata operata alla testa
ROMA - Un trans di circa 45 anni è stato investito nella notte tra martedì e mercoledì all'Eur da un'auto che poi è fuggita. L'episodio lo rende noto l'Arcigay Roma. Parla il presidente Fabrizio Marrazzo: «Questa mattina ci è stato segnalato un episodio di aggressione che ha visto coinvolta all'Eur C.A, una persona transgender che adesso è ricoverata in ospedale, dove ha subito un intervento alla testa. A contattarci e a riferirci dell'aggressione sono state le sue amiche».

L'ATTACCO - Secondo le prime informazioni, la donna, circa 45 anni, è stata investita da un'auto tra mezzanotte e le due nella zona dell'Eur intorno al Palalottomatica. I ricordi sono molto confusi, ma le amiche presenti al fatto, raccontano che la macchina, con all'interno un paio di persone, avesse girato intorno alla donna più di una volta. Poi, ha cominciato a seguirla fino ad investirla. A qual punto la 45enne, straniera, ma in Italia da 25 anni, sarebbe stata investita. L'auto a quel punto è fuggita lasciandola lì per terra senza sensi. Le amiche hanno preso il numero di targa. «Un'aggressione violentissima e dolorosa» spiega ancora Marrazzo, «da condannare con forza. Se dovesse essere confermato il movente discriminatorio saremmo di fronte a una circostanza dalla gravità eccezionale». L'aggredita ha nominato come avvocato il responsabile legale di Arcigay Roma, Daniele Stoppello, che aggiunge: «al momento ricorda ancora poco, ma stiamo comunque provando a ricostruire la dinamica di quanto avvenuto».
15 ottobre 2009
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_ottobre_15/trans_aggredito_eur-1601882605798.shtml

NAPOLI
l'ennesima aggressione in citta'
Omosessuale aggredito in metropolitana:"Mi hanno puntato un pugnale ai testicoli"
Un giovane docente minacciato e insultato da tre giovani con la testa rasata: «Gay di m... sei un essere putrido»

NAPOLI - A Napoli è ancora violenza omofobica. Ieri sera intorno alle sei Mario (nome di fantasia), un giovane docente omosessuale napoletano, è stato aggredito da tre teste rasate nella stazione della metropolitana «Quattro Giornate». «Sei un ricchione di m..., sei un essere putrido» gli hanno gridato. Lo hanno costretto in un angolo, contro il muro, e gli hanno puntato un coltello sotto i genitali, minacciandolo: «Non urlare sennò sei morto». L’aggressione è avvenuta intorno alle 18 mentre il docente aspettava la metropolitana seduto sulla panchina della stazione, in quel momento deserta, per tornare a casa dopo il lavoro. «All’improvviso si sono avvicinati tre ragazzi tutti con le teste rasate e vestiti con un bomber verde. Uno aveva il cappuccio sulla testa ma non avevano i volti coperti» racconta Mario, che prosegue: «Non ho neanche avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo che mi hanno preso per la gola mi hanno intimato "alzati" e poi mi hanno sbattuto contro il muro. Inizialmente credevo che si trattasse di una rapina».

L'INTIMIDAZIONE - Ma il giovane insegnante si è presto accorto che si trattava invece di un’aggressione a sfondo omofobo. «Essere putrido, fai schifo», inveivano gli aggressori. Hanno continuato a insultarlo e minacciarlo per qualche minuto, puntandogli un’arma bianca sotto i genitali e, dopo averlo terrorizzato, se ne sono andati. «Spero che le autorità facciano qualcosa - commenta il giovane docente, ancora sotto shock - Ho paura. La situazione a Napoli non è tranquilla per noi omosessuali».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/15-ottobre-2009/omosessuale-aggredito-metropolitanami-hanno-puntato-pugnale-testicoli-1601880729239.shtml

Roma, coppia gay aggredita al centro. Presi a calci al grido di "camerati"

I ragazzi sarebbero stati avvicinati da sei giovanissimi a bordo di tre scooter in via del Collegio Romano. Roma - All'indomani della manifestazione contro l'omofobia a Roma, nuovo episodio di intolleranza nella capitale. Una coppia di ragazzi gay denuncia di essere stata aggredita questo pomeriggio intorno alle 14 nei pressi di via del Corso mentre stava percorrendo a piedi via del Collegio Romano verso il Pantheon.
I ragazzi sarebbero stati avvicinati da sei giovanissimi a bordo di tre scooter. Il più giovane della coppia, Francesco, un venticinquenne, sarebbe stato aggredito con un colpo di casco sulla testa e un calcio all'inguine. A raccontare l'episodio è Massimo Fusillo, il compagno di Francesco e presidente di un'associazione di orientamento gay, "Leather Club Roma". «Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia - ha raccontato Massimo Fusillo - dopo aver visitato la mostra l'intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da sei ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni».
«Hanno fatto il saluto romano». Secondo il racconto di Fusillo, probabilmente ad attirare l'attenzione degli aggressori è stato l'abbigliamento della coppia gay, che indossava capi in stile Skinhead sharp (l'acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. «Forse - ha spiegato - hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni. Ci hanno avvicinato, erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano, ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato "camerati". Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. "Io non sono fascista" ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. "Appunto, lo siamo noi", hanno risposto. Fisicamente Francesco sta abbastanza bene, a parte il dolore alla mano con cui ha cercato di proteggersi dal colpo alla testa. Psicologicamente è invece ancora molto scosso, alcuni mesi fa aveva subito un'altra aggressione, gli avevano puntato un coltello alla gola».
I due fidanzati sarebbero stati immediatamente soccorsi da alcuni turisti italiani per poi andare a raccontare il fatto agli uomini della polizia municipale che erano in un'auto nelle vicinanze. «Ci hanno consigliato di prendere un taxi - ha concluso Fusillo - ma ci aspettavano di essere almeno accompagnati ed invece, sconvolti, ci siamo incamminati da soli a piedi verso piazza San Silvestro».
Zingaretti: ci risiamo con l'omofobia. «Ci risiamo. Un nuovo atto di intimidazione contro chi è individuato come debole o diverso e quindi un problema». Lo afferma, in una nota, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. «Un atto legato al fanatismo - aggiunge - di chi non capisce nulla della vita. A preoccupare, anche in questo caso, è quella che sembra essere la giovanissima età degli aggressori, che conferma quanto sia grande il bisogno di affermare valori positivi e di impegnarsi tutti, a cominciare dalle scuole e dai quartieri, per una grande battaglia culturale».
Alemanno: atto intollerabile. «Quale che sia il movente è un fatto inaccettabile e intollerabile, soprattutto per la giovanissima età degli aggressori. Purtroppo questo dimostra che bullismo e intolleranza viaggiano insieme e creano gravi problemi alla città di roma». Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il primo cittadino della capitale ha espresso «piena solidarietà per gli aggrediti», ha detto e ha chiesto «attenzione da parte degli inquirenti per sapere esattamente cosa è successo e quali sono i responsabili». «Noi - ha concluso - continuiamo a lavorare per tener lontane tutte le tentazioni di intolleranza che possono essere presenti in una città come Roma».
La vittima: ora ho paura. «Ora ho paura, ho paura di essere me stesso e di esprimere la mia personalità, anche nel vestire. In quegli attimi mi sono sentito davvero solo». Così Francesco, il ragazzo gay di 25 anni che oggi è stato aggredito nelle vicinanze di via del Corso mentre passeggiava con il suo compagno. «In meno di un anno che mi sono trasferito a Roma da Lecce - ha aggiunto - ho già subito due aggressioni. Sono scappato dalla mia città perchè non mi sentivo libero ma oggi ho capito che Roma ha una mentalità ancora più chiusa. Ma a camminare con la testa bassa non ci sto, la vera sfida è rimanere qui, perchè i problemi non si risolvono scappando».
Il venticinquenne aggredito ha confermato che sporgerà denuncia alla Procura contro ignoti, intanto rimane la paura per un gesto «che più che un danno fisico - ha detto - mi ha provocato un danno morale e psicologico. In fondo ho solo una contusione ad un dito, poteva andarmi peggio». Solo 6 mesi fa a viale Marconi, ha raccontato Francesco, c'è stata la prima aggressione. «Due nazisti mi hanno avvicinato minacciosi perchè sono gay e skinhead di sinistra» ha raccontato. «Mi hanno rapinato e minacciato con un coltello. Mi hanno detto che se mi facevo rivedere in giro vestito così mi avrebbero tagliato la gola» ha concluso. Fonte: Il Messaggero.it
La testimonianza di uno dei ragazzi: "In strada nessuno li ha fermati. Ci guardavano come al circo".

Il giorno dopo la manifestazione contro l'omofobia Una coppia gay è stata aggredita domenica pomeriggio nei pressi di via del Corso da sei ragazzi di estrema destra. Gli aggressori (che viaggiavano in scooter) hanno avvicinato la coppia che si dirigeva verso il Pantheon e, urlando slogan neofascisti, avrebbero colpito il più giovane della coppia, venticinquenne, con un colpo di casco sulla testa e un calcio all’inguine.

SCONCERTO E RABBIA - Sconcerto e rabbia. Con queste parole Arcigay Roma commenta l’aggressione. Abbiamo sentito le vittime dell’aggressione a cui abbiamo espresso la nostra vicinanza e solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l’età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. "Massimo e Francesco i ragazzi gay aggrediti questo pomeriggio in centro a Roma, hanno deciso di sporgere denuncia e mi hanno conferito l’incarico di assisterli. Per questo, forniremo assistenza legale gratuita, come facciamo con tutti coloro che subiscono atti di omofobia". Ad affermarlo è Daniele Stoppello, responsabile legale di Arcigay Roma e Gay Help Line.

PIERO MARRAZZO - "Abbiamo sentito le vittime dell’aggressione a cui abbiamo espresso la nostra solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. A colpirci è soprattutto l’età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. C’è un degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è indegno commettere violenza verso una coppia che si ama e si tiene per mano.
La sede di Arcigay Pianeta Urano (VR) e Arcilesbica (VR) si trova in presso il MILK VERONA LGBT COMMUNITY CENTER in Via A. Nichesola, 9 - Verona( San Michele ) - INFO: 346.9790553 (Arcigay) 349.3134852 (Arcilesbica) info@arcigayverona.org OPP. verona@arcilesbica.it per avere informazioni iscriviti alla MAILINGLIST oppure scrivi alla mail: stopomofobia@arcigayverona.org